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Pasolini di luce e ombra: il saggio per immagini di Marco Belpoliti

1962: Pier Paolo Pasolini con la madre Susanna Colussi in una foto di Dino Pedriali 
In "Pasolini e il suo doppio (Guanda)" l'autore ripercorre le tante vite dello scrittore attraverso i ritratti che di lui hanno fatto alcuni dei più importanti fotografi del '900 italiano, da Paolo Di Paolo a Dino Pedriali
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Il fechamento, si legge in un saggio dell'antropologo Claude Petrognani sul rapporto fra calcio e religione in Brasile, corrisponde all'insieme "di espressioni corporali e verbali" che i giocatori brasiliani assumono poco prima di iniziare una partita, tutte rivolte alla recitazione collettiva del Padre Nostro cattolico. Come spiega Petrognani, il fechamento ha assunto una valenza simbolica che va al di là di chi, fra i calciatori, è di fede cattolica: esso è diventato, né più né meno che una componente fondamentale della partita.


Chi descriverà, in termini semiotici, quella spiritualità e quell'energia, fino a definirla vera "poesia", sarà Pierpaolo Pasolini, in un articolo pubblicato dal Giorno, nel gennaio del 1971. Pasolini, commentando la disfatta italiana e del suo gioco "in prosa", affermerà - riferendosi a come aveva giocato il Brasile - che esistono nel calcio &qu…

Il fechamento, si legge in un saggio dell'antropologo Claude Petrognani sul rapporto fra calcio e religione in Brasile, corrisponde all'insieme "di espressioni corporali e verbali" che i giocatori brasiliani assumono poco prima di iniziare una partita, tutte rivolte alla recitazione collettiva del Padre Nostro cattolico. Come spiega Petrognani, il fechamento ha assunto una valenza simbolica che va al di là di chi, fra i calciatori, è di fede cattolica: esso è diventato, né più né meno che una componente fondamentale della partita.


Chi descriverà, in termini semiotici, quella spiritualità e quell'energia, fino a definirla vera "poesia", sarà Pierpaolo Pasolini, in un articolo pubblicato dal Giorno, nel gennaio del 1971. Pasolini, commentando la disfatta italiana e del suo gioco "in prosa", affermerà - riferendosi a come aveva giocato il Brasile - che esistono nel calcio "momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del "goal". Ogni goal è sempre un'invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica". Andare alla ricerca di quell'articolo è, a proposito di movimenti del corpo e della mente, un'azione quasi immediata quando si legge il libro di Marco Belpoliti Pasolini e il suo doppio (Guanda). L'autore ripercorre le tante vite di Pasolini usando, quasi fossero dei corrimani a cui aggrapparsi per non perdere l'equilibrio, i ritratti che di lui hanno fatto alcuni dei più importanti fotografi del '900 italiano (Paolo Di Paolo, Mario Dondero, Ugo Mulas e Dino Pedriali).


E lo fa, non tanto inserendo direttamente le fotografie, quanto piuttosto "descrivendole", accompagnando il lettore in luoghi e atmosfere delle diverse fasi della vita del poeta. In questo, ovvero in questa iconologia fotografica, Belpoliti è davvero maestro e offre risultati narrativi affascinanti. Come fa con la celebre foto scattata da Federico Garolla, che ritrae Pasolini su un campo di calcio improvvisato, mentre gioca con un gruppo di ragazzi, nel quartiere Centocelle a Roma. "Un'immagine in cui, in qualche modo, trapela anche il tema centrale del libro che riguarda la questione del "doppio", la dualità o doppia identità che accompagna Pasolini". Il prato e il calcio, continua Belpoliti, come "luogo dell'agape, dell'amicizia virile, della passione pedagogica... - ma anche - tutto il contrario, il prato come luogo dell'amore pederastico, spazio dell'incontro con il Narciso dei propri sogni erotici".
Una dualità della quale Pasolini era ben consapevole, come emerge dalla lettera che scrisse a Italo Calvino nel 1975, in cui affermava di essere un "dottor Hyde" che vive un'altra esistenza oltre a quella di intellettuale (più vicina a Calvino), dove si sente di dover "rompere le barriere di classe..., sfondare le pareti dell'Italietta" fino a spingersi verso una realtà altra: contadina, operaia e del sottoproletariato. Una realtà concreta ma anche letteraria, fatta di quell'erba profumata e scandalosa dei campi di Ramuscello e del cemento dei palazzi romani che lo accoglieranno quando, insieme alla madre Susanna, scapperà nella capitale.
Pasolini, racconta Belpoliti, non ha trascorso praticamente neanche un giorno, dall'adolescenza fino alla morte, senza aver scritto qualcosa. Questo continuo, multiforme, instancabile, fin quasi ossessivo esercizio intellettuale che non conosceva sosta, si percepisce in tante fotografie, come quelle di Ugo Mulas, dove "il tempo, le vicende, gli scandali, le polemiche, la doppia vita di Pier Paolo hanno scavato sul suo viso due ampie pieghe attorno alla bocca, dal naso al mento".
Limpidamente ne emerge che - ma, in verità, lo sapevamo sin dal primo momento - il "doppio di Pasolini" "è assai più del doppio: è il molteplice. Ovvero l'inafferrabile pluralità".

Il libro. Pasolini e il suo doppio di Marco Belpoliti (Guanda, pagg. 192, euro 17)