Cultura

Tristan

Tristan
 "Nel deserto di New York". Cinquantadue storie per vivere un anno, seppur virtualmente, nella Grande Mela. Racconto numero 49
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Il mio nome viene da chissà quale mitologia, mia madre era fissata, e doveva esserlo anche il medico che oggi mi ha detto che diventerò padre.

“È il protagonista di una grande storia d’amore, tra le più belle mai scritte,” mi ha spiegato, ma poi ha aggiunto che è un peccato che finisca male. Quando ha visto la mia faccia ha cambiato discorso, ma lo sapevo già, me l’aveva detto mia madre. E mi ero arrabbiato, bell’augurio per un figlio.

Con Miranda ci siamo lasciati almeno sei volte, ma il mese scorso l’avevamo fatto sul serio. Poi ha cominciato ad avere la nausea e a vomitare, e ha fatto i test da sola. Non voleva sentirmi perché tanto non crescerò mai, e rimarrò sempre il solito egoista. Mi ha chiamato con i risultati in mano, e mi ha detto solo che il figlio lo teneva, perché è una benedizione, nonostante il padre sia un bugiardo e un traditore. Mi ha detto anche che i maschi lo sono tutti, e per questo prega solo che sia femmina, perché questo le causerà più sofferenze, nella vita, ma non avrà mai nulla di vergognarsi.

Ha già pensato al nome, ma non ha voluto dirmelo. Poi mi ha detto che neanche questo mi farà un uomo, e mi ha sbattuto il telefono in faccia.

Oggi, dal medico, non mi ha rivolto la parola, e quando ci siamo salutati è scoppiata a piangere.

Ho cercato di stringerle la mano, ma lei l’ha ritirata ed è andata via.

Il medico mi ha detto anche il nome della donna amata da Tristan, ma non lo ricordo.

Ricordo invece che ogni volta che tornavamo insieme con Miranda dicevamo che ci amavamo troppo, ed era per questo che litigavamo.