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L'Italia chiede la restituzione della statua del Doriforo trafugato

Il Doriforo si Stabiae 
Ritrovata in Campania, la scultura antica è ancora esposta al museo Mia di Minneapolis, nonostante la richiesta delle autorità
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"ll corpo ideale, quello che tutti vorremmo avere": così il Minneapolis Institute of Art (Mia) presenta la superba statua in marmo pentelico del Doriforo di Policleto che è al centro della galleria 240 del museo della principale città del Minnesota, nel nord degli Usa. Quella scultura viene dalle falde del Vesuvio, fu scavata clandestinamente nel 1976 a Castellammare di Stabia, l'antica Stabiae, ed esportata illegalmente negli Usa, dove comparve - era il 1986 - al Mia. Questa la sua storia. Partiamo dalla fine.

C'è un giudice a New York. Nelle sue mani c'è ora il destino del "portatore di lancia", la scultura che l'Italia rivendica e che il Mia espone con orgoglio al secondo piano dell'edificio che si apre al 2.400 della Third Avenue South di Minneapolis. La Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha inviato il 19 gennaio scorso alle autorità statunitensi la richiesta di assistenza giudiziaria inte…

"ll corpo ideale, quello che tutti vorremmo avere": così il Minneapolis Institute of Art (Mia) presenta la superba statua in marmo pentelico del Doriforo di Policleto che è al centro della galleria 240 del museo della principale città del Minnesota, nel nord degli Usa. Quella scultura viene dalle falde del Vesuvio, fu scavata clandestinamente nel 1976 a Castellammare di Stabia, l'antica Stabiae, ed esportata illegalmente negli Usa, dove comparve - era il 1986 - al Mia. Questa la sua storia. Partiamo dalla fine.

C'è un giudice a New York. Nelle sue mani c'è ora il destino del "portatore di lancia", la scultura che l'Italia rivendica e che il Mia espone con orgoglio al secondo piano dell'edificio che si apre al 2.400 della Third Avenue South di Minneapolis. La Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha inviato il 19 gennaio scorso alle autorità statunitensi la richiesta di assistenza giudiziaria internazionale per l'esecuzione del decreto di confisca della scultura emesso dal gip.

Orgoglio e imbarazzo vanno di pari passo, però, nel museo americano diretto da Katie Luber. Il Mia si appresta, ironia della sorte, a ospitare dal 15 ottobre all'8 gennaio 2023 una strepitosa mostra di capolavori del Rinascimento italiano e di sculture romane dal titolo Botticelli e la Firenze rinascimentale: capolavori dagli Uffizi. "La presentazione di oggetti così rari e di così straordinaria qualità ispirerà sicuramente meraviglia e gioia" disse a febbraio la direttrice Luber presentando la mostra. E come darle torto. Perché "meraviglia" (di tutt'altro genere) certamente suscita la circostanza che accanto al Doriforo di Stabiae i visitatori del museo americano potranno ammirare 45 capolavori degli Uffizi, tra cui dieci opere di Botticelli (come Minerva e il centauro) e cinque statue romane. Sulla mostra c'è il più stretto riserbo dal museo fiorentino. L'unico commento che esce dagli Uffizi è: "Non c'è nessun collegamento tra la vicenda del Doriforo e la mostra negli Usa".

Ma torniamo al museo americano. Alla direttrice del Mia, Repubblica ha chiesto di sapere quando il museo restituirà la statua del Doriforo e se sia giusto esporre un'opera d'arte rubata in un museo. La risposta del museo è affidata ad Allie Johnson, public relations manager: "Abbiamo letto notizie di stampa secondo cui un Tribunale di Napoli, in Italia, ha chiesto la restituzione di un'opera d'arte nella collezione permanente del museo. Non siamo stati contattati dalle autorità italiane in relazione alla decisione del tribunale. Se il museo verrà contattato, esamineremo la questione e risponderemo di conseguenza". Nel frattempo sono già 7.500 i firmatari della petizione Minneapolis: return Doryphoros of Stabia su change.org . Dalla Procura di Torre Annunziata il procuratore capo Nunzio Fragliasso continua a monitorare la situazione. "Ho consegnato al generale Roberto Riccardi, comandante del Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri, tutta la documentazione, aspettiamo fiduciosi". Anche Massimo Osanna, direttore generale dei Musei del ministero della Cultura, sta seguendo la vicenda: "Mettiamo in campo ogni iniziativa utile per riportare in Italia la statua". Da Roma affianca Gabriel Zuchtriegel, il direttore del Parco archeologico di Pompei, che si dice pronto ad accogliere il Doriforo nel nuovo museo di Stabiae Libero D'Orsi a Castellammare.

La statua fu offerta in vendita al Mia nel 1984 dal trafficante internazionale di opere d'arte di Basilea, Elie Boroswki. Fu acquistata dal museo statunitense per 2,5 milioni di dollari nel dicembre del 1985, grazie a fondi raccolti localmente. Il trafficante svizzero sostenne sempre che la statua era stata rinvenuta al largo delle coste italiane negli anni Trenta, e dunque al riparo da eventuali rivendicazioni e prima delle leggi di tutela del 1939. E così viene ancora oggi presentata ai visitatori. Borowski tentò inutilmente di venderla per 6 milioni di marchi: nel dicembre 1979 la scultura comparve nella Antikensammlungen e Glyptothek di Monaco di Baviera diretta dal discusso professore Klaus Vierneisel con tanto di didascalia "Doryphoros aus Stabiae".

A portare alla luce la storia del Doriforo era stato un articolo del gennaio 1980 comparso sul Resto del Carlino. Ma fu senza dubbio il reportage televisivo di Tg2 Dossier "L'emigrante di pietra" del giornalista Achille D'Amelia, trasmesso nell'aprile del 1980, a far scoppiare il caso internazionale. Un testimone dei fatti mostrò in tv alcune fotografie nelle quali la statua ancora scomposta in quattro pezzi, prima dei restauri.

La base del Doriforo al momento della scoperta 
Dall'analisi di quelle foto, operata dalla Soprintendenza archeologica delle province di Napoli e di Caserta, è emerso che i pezzi della statua erano ancora ricoperti di terriccio: nessun rinvenimento in mare, dunque. Dopo quel servizio altri articoli nel 1981 del quotidiano Frankfurter Allgmeine Zeitung e del Messaggero (esemplare quello di Arturo Guastella, che ha raccontato di aver ricevuto quelle stesse foto nel 1981 da una sua fonte confidenziale, lasciate per lui in una cabina telefonica a Roma) riaccesero i fari sulla storia.

La testa del Doriforo fotografata dopo la scoperta 
Racconta Fragliasso: "Nel carteggio trasmesso dalle autorità statunitensi figura un foglio manoscritto non firmato in cui si fa esplicitamente riferimento all'origine delittuosa della statua e al furto della stessa avvenuta a Castellammare di Stabia". Tra i documenti anche una lettera autografa di Borowski: "Quelle foto sono le mie, sono state scattate a casa mia, e le ha scattate il mio segretario che me le ha sottratte. Il Doriforo fu trovato in mare".
La rogatoria va avanti. Non resta che attendere ora il ritorno dell'Emigrante di pietra.