Libri proibiti: il nuovo indice made in Uk
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA. Per carità, non siamo ai livelli dell’imperatore cinese Qin Shi Huang che nel 213 avanti Cristo seppellì vivi 460 intellettuali e bruciò i loro libri per avere il controllo della storia e della cultura nel suo regno. Ma la tendenza censoria in alcune università del Regno Unito è crescente tanto che il Times ieri ci ha aperto il giornale, nonostante i tempi non facili qui in Inghilterra tra costo della vita alle stelle e la campagna per il successore di Boris Johnson.
Fatto sta che il quotidiano ha condotto un’inchiesta corposa con un responso: gli atenei britannici stanno rimuovendo decine di titoli, persino premi Pulitzer come La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead del 2017, dai loro corsi e per un altro migliaio c’è l’imbarazzo dell’avvertimento agli studenti: se non volete leggerli, potete evitarli, in quanto controversi o potenzialmente pericolosi. Forse il caso di Whitehead, uno degli scrittori …
LONDRA. Per carità, non siamo ai livelli dell’imperatore cinese Qin Shi Huang che nel 213 avanti Cristo seppellì vivi 460 intellettuali e bruciò i loro libri per avere il controllo della storia e della cultura nel suo regno. Ma la tendenza censoria in alcune università del Regno Unito è crescente tanto che il Times ieri ci ha aperto il giornale, nonostante i tempi non facili qui in Inghilterra tra costo della vita alle stelle e la campagna per il successore di Boris Johnson.
Fatto sta che il quotidiano ha condotto un’inchiesta corposa con un responso: gli atenei britannici stanno rimuovendo decine di titoli, persino premi Pulitzer come La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead del 2017, dai loro corsi e per un altro migliaio c’è l’imbarazzo dell’avvertimento agli studenti: se non volete leggerli, potete evitarli, in quanto controversi o potenzialmente pericolosi. Forse il caso di Whitehead, uno degli scrittori più celebri in America, è il più paradossale. Perché per i giudici del Pulitzer, la sua descrizione delle tensioni razziali combinano «la violenza della schiavitù e il dramma della fuga in un mito che parla agli Stati Uniti di oggi». Tanto che lo stesso romanzo non solo ha vinto il National Book Award in America, ma è stato pubblicamente lodato da presidenti e star come Barack Obama e Oprah Winfrey.
Ma proprio quelle descrizioni crude della schiavitù, encomiate oltreoceano, sono degne di censura per la Essex University, dove il libro è stato rimosso permanentemente per «passaggi espliciti di violenza e schiavitù». Ma come? Spostiamoci poco lontano, all’Università inglese del Sussex. Qui a perire sotto l’implacabile scure censoria è stata la tragedia teatrale La signorina Julie (1888) del grande intellettuale svedese August Strindberg, tra i destinatari dei “biglietti della follia” di Nietzsche a fine XIX secolo. La motivazione: «contiene dialoghi sul suicidio» e alcuni studenti hanno contestato i «potenziali effetti psicologici dell’opera». Sempre nella stessa università, racconta al Times l’ex studente (fino al 2019) Jack Ross, «un professore un giorno in aula ci ha detto che “la guerra in Iraq è fatta da bianchi che vogliono uccidere i neri”».
Di recente, poi, la filosofa Kathleen Stock ha dovuto lasciare la cattedra dopo esser finita sotto il fuoco di attivisti trans per le sue idee su sesso e gender. Un po’ come successo a JK Rowling, che anzi ha subito minacce di morte per lo stesso motivo. Ma lei è la madre di Harry Potter e quindi è un obiettivo meno facile da buttare giù a colpi di “shitstorm” online e “mailbombing” all’editore. Passiamo agli altri casi. Il Pasto nudo di William Burroughs è stato bollato dalla Cardiff metropolitan University per il «linguaggio scioccante e controverso» e quindi può essere rimpiazzato da altre opere in alcuni corsi di letteratura.
Stesso destino per Charlie Hebdo, che gli studenti di francese alla Nottingham Trent possono evitare perché «razzista, sessista, islamofobo e bigotto». Mentre ad Aberdeen, sempre dopo le lamentele di alcuni iscritti, «avvertimenti per l’uso» sono stati destinati addirittura a opere come Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare («attenti al classismo»), Geoffrey Chaucer («può essere arduo a livello emozionale»), Oliver Twist di Charles Dickens («abusi su minori»), ma anche Jane Austen, Charlotte Brontë e Agatha Christie. Gli atenei si difendono parlando di scelte dettate dagli studenti o comunque non obbligatorie nella stragrande maggioranza dei casi per i laureandi. Scrittrici come Rachel Charlton-Dailey parlano di sensazionalismo e che «avvertimenti simili sono sempre esistiti». «Certo che le università devono proteggere la salute mentale dei propri studenti», ribatte il sottosegretario dell’Istruzione britannico James Cleverly, «ma allo stesso tempo non si può non affrontare il passato. Se alcuni testi sono complessi, vanno capiti, non censurati. E poi sinceramente, mi turba l’idea che in un’università gli studenti non abbiano lo spirito critico e la maturità per leggere classici del genere».
Ma il governo di Londra ha una linea ancora più oltranzista di Cleverly, tanto che ha presentato una legge in difesa della libertà di espressione. Il primo ministro dimissionario Boris Johnson è stato accusato più volte di culture wars, ossia di fomentare “guerre culturali”, soprattutto nella sua estrema difesa delle statue di Winston Churchill nel picco dell’ondata di Black Lives Matter due anni fa.
Ma tutto l’esecutivo, con una spavalderia più accesa che in America dove nei campus sono avvenuti casi ancora più eclatanti di censura, ha ormai dichiarato una sprezzante guerra alla cancel culture e ai woke, ossia gli esponenti di quella spiccata sensibilità (per i suoi critici eccessiva perché vorrebbe “riscrivere la storia”) per i diritti e la rappresentanza delle minoranze. La spesso sguaiata e talvolta offensiva ministra della Cultura, l’ex scrittrice di bestseller rosa Nadine Dorries, è in trincea. Lo stesso, essendo un tema effervescente per la base conservatrice più anziana, la ministra degli Esteri e molto probabile successore di Johnson, Liz Truss. Un’aspirante nuova “Lady di Ferro” che ripete che «una donna è una donna» e in questo caso che non «bisogna far crescere gli studenti in questa bambagia di paternalismo. La libertà di espressione non deve essere in ostaggio dell’estrema sinistra».
Certo, quanto è cambiato questo Paese che ha vietato L’amante di Lady Chatterley di D.H. Lawrence per 32 anni fino al 1960 per oscenità per poi fargli vendere 200 mila copie al primo giorno. Ovvio, la censura è capitata a molti altri: Margaret Atwood, Art Spiegelman, Mark Twain, persino Harper Lee e George Orwell. Trevor Phillips, nero, rinomato giornalista di Sky News e presidente dell’associazione per la libertà di espressione “Index on Censorship”, ha scritto: «La cancellazione dei libri sulla brutalità del razzismo, come quello di Whitehead, da parte di cosiddetti antirazzisti è semplicemente un vergognoso razzismo istituzionale».