Per salvare i musei italiani servono 4.000 nuove assunzioni
di Antonio Ferrara , di Antonio FerraraServono almeno quattromila nuovi addetti per riportare il sistema museale italiano in linea non con tutti gli standard dell’International Council of Museums, ma almeno con le previsioni della dotazione organica che il ministero della Cultura si appresta a varare con un decreto. Perché se il totale dei dipendenti previsti per il ministero guidato da Dario Franceschini è di 18.800, in servizio ci sono poco più di diecimila persone.
Dopo l’allarme lanciato da Eike Schmidt sul rischio chiusura della Galleria degli Uffizi per carenza di personale di custodia si scopre che per dotare i nuovi istituti museali autonomi nati nell’autunno del 2021 (Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, Parco archeologico di Sepino, Pinacoteca nazionale di Siena e Museo nazionale dell’arte digitale di Milano) si è messo mano a una ridistribuzione del personale. Non solo per quello, ovviamente: la proposta di riparto riguarda anche altri istituti nati ne…
Servono almeno quattromila nuovi addetti per riportare il sistema museale italiano in linea non con tutti gli standard dell’International Council of Museums, ma almeno con le previsioni della dotazione organica che il ministero della Cultura si appresta a varare con un decreto. Perché se il totale dei dipendenti previsti per il ministero guidato da Dario Franceschini è di 18.800, in servizio ci sono poco più di diecimila persone.
Dopo l’allarme lanciato da Eike Schmidt sul rischio chiusura della Galleria degli Uffizi per carenza di personale di custodia si scopre che per dotare i nuovi istituti museali autonomi nati nell’autunno del 2021 (Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, Parco archeologico di Sepino, Pinacoteca nazionale di Siena e Museo nazionale dell’arte digitale di Milano) si è messo mano a una ridistribuzione del personale. Non solo per quello, ovviamente: la proposta di riparto riguarda anche altri istituti nati nel 2019, come il Museo archeologico nazionale di Cagliari o quello di Matera che sin dalla loro istituzione avevano sofferto di carenze di personale. A ognuno sono stati assegnati 40 addetti, il minimo per poter funzionare.
Lo sa bene Massimo Osanna, direttore generale del Musei statali al ministero della Cultura: «Con gli interventi di questi ultimi anni stiamo provvedendo: dopo il primo scaglione di 1053 nuovi addetti alla vigilanza che prenderanno servizio dal 15 settembre, inseriremo 400 altri nuovi assunti a dicembre e poi ancora altri 1053 nel 2023». In tutto 2.500 ingressi entro il prossimo anno, una boccata di ossigeno per la cultura del Belpaese. In attesa di avviare nuovi concorsi. Perché i vuoti sono ancora tantissimi.
Sulla nuova dotazione organica è in corso la trattativa sindacale, entro il 26 agosto i sindacati devono inviare le proprie osservazioni, ma c’è protesta per i contenuti e i tempi troppo ristretti. «A metà settembre prenderanno servizio a Capodimonte 27 nuovi addetti alla vigilanza – spiega il direttore Sylvain Bellenger - ma non basta. In questi giorni si discute di organigrammi, un dibattito che va ben al di là dei numeri e ci riporta all’esigenza di un piano strategico per i musei». E aggiunge: «Un po’ di pragmatismo non guasterebbe, dando innanzitutto ai musei autonomi una maggiore autonomia nella definizione dei profili professionali specifici di cui si ha necessità». «Sacrificare lievemente le necessità di alcuni istituti tra cui gli Uffizi - fa notare Osanna - ci consentirà una migliore organizzazione».
Che fare? Carmelo Malacrino dirige il Museo archeologico di Reggio Calabria dall’agosto del 2015. «Tutto il personale si impegna con professionalità facendo squadra in un momento particolarmente significativo per il museo – dice Malacrino - qual è il 50esimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace. Certamente più e meglio si sarebbe potuto fare con maggior personale e fondi destinati alla programmazione, che in questo momento accoglie i visitatori con tanti eventi e quattro mostre temporanee». A metà settembre Reggio Calabria accoglierà nuovi otto dipendenti e scongiura così il rischio chiusura.
Come lui, anche il direttore degli Uffizi potrà contare su 15 nuovi dipendenti. Ventisei andranno al Parco archeologico di Pompei, venti al Parco archeologico del Colosseo (oltre ai tre amministrativi già in servizio a primavera, più i cinque custodi inviati a luglio dall’ufficio di collocamento), 18 a quello di Ercolano, 15 alla Pinacoteca di Brera, altrettanti al Museo archeologico nazionale di Napoli. E 25 sono i nuovi assunti alla Reggia di Caserta, 10 a Villa Adriana e Villa d’Este, sette i rinforzi al Vittoriano e Palazzo Venezia. Importante è non fermarsi, suggerisce Gabriel Zuchtriegel: «Il Grande progetto Pompei ha dimostrato che con l’assunzione di giovani professionisti tra archeologi, restauratori, architetti e ingegneri si possono fare dei miracoli. Ora è importante mantenere questo standard a Pompei e farlo diventare un modello per altri luoghi della cultura».