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Elezioni 1948: l'Italia sceglie la linea atlantica

1948: Un operaio davanti alle liste elettorali della circoscrizione Milano-Pavia 

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Come nella prossima tornata del 25 settembre, anche allora il nostro Paese fu chiamato a decidere il proprio destino pronunciandosi su due diverse visioni di politica estera. E le forze filo occidentali alla Camera ottennero il 62% dei consensi
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Il rischio di assuefazione al conflitto ucraino dopo oltre 180 giorni dall'aggressione russa rischia di oscurare un elemento chiave della campagna elettorale di queste settimane: il peso della politica estera, la posta in palio della collocazione internazionale del Paese. Una centralità nel momento che stiamo attraversando (ne ha parlato di recente il presidente Mattarella) che non deve scivolare nella lista delle priorità né sprofondare tra le tante promesse di chi si appresta a chiedere un voto.

 

Il passato può fornire esempi utili a rinsaldare il rapporto tra composizione delle Camere e affidabilità del profilo di politica internazionale. Il progressivo superamento delle distinzioni tra politica interna e contesto internazionale qualifica una delle eredità più significative del secolo scorso. Un processo lungo che affonda le radici nelle dinamiche dei conflitti mondiali e nella ricerca di un ordine capace di costruire equ…

Il rischio di assuefazione al conflitto ucraino dopo oltre 180 giorni dall'aggressione russa rischia di oscurare un elemento chiave della campagna elettorale di queste settimane: il peso della politica estera, la posta in palio della collocazione internazionale del Paese. Una centralità nel momento che stiamo attraversando (ne ha parlato di recente il presidente Mattarella) che non deve scivolare nella lista delle priorità né sprofondare tra le tante promesse di chi si appresta a chiedere un voto.

 

Il passato può fornire esempi utili a rinsaldare il rapporto tra composizione delle Camere e affidabilità del profilo di politica internazionale. Il progressivo superamento delle distinzioni tra politica interna e contesto internazionale qualifica una delle eredità più significative del secolo scorso. Un processo lungo che affonda le radici nelle dinamiche dei conflitti mondiali e nella ricerca di un ordine capace di costruire equilibri stabili, forme di convivenza pacifica nel rispetto di interlocutori, compagni di strada e avversari. Il dopoguerra traccia così un confine tra le violenze brutali e le possibilità di rinascita, tra le logiche di potenza delle nazioni e il complesso costruirsi di un'architettura internazionale condivisa e conquistata, un sistema di riferimento per tentare di lasciarsi alle spalle orrori ed errori del passato.

Lo scontro interno nei paesi usciti dalle ceneri della guerra totale si gioca senza esclusione di colpi in un contesto che sovrappone spazi e cronologie: si rompe in pochi mesi la grande alleanza antifascista che aveva sconfitto la minaccia del Terzo Reich, mentre nel perimetro della politica italiana le forze che avevano dato vita alla coalizione vincente (unendo culture, bandiere e tradizioni) si dividono e si affrontano aspramente nella campagna elettorale della primavera 1948. La sfida sul costituendo sistema internazionale arriva fino al cuore della politica italiana: Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti guidano partiti, coalizioni, ipotesi di sviluppo speculari. Da qui il valore fondante dell'espressione che racchiude la svolta della seconda metà del Novecento: la Repubblica dei partiti e della guerra fredda. Le forze politiche scrivono insieme la nuova carta costituzionale (tra il giugno del 1946 e la fine dell'anno successivo) per affrontarsi in una competizione che misurerà le forze in campo, i rapporti tra i partiti, il peso e la centralità dei riferimenti internazionali. La guerra fredda vive e si rinnova tanto sullo scenario di una contrapposizione sistemica tra Mosca e Washington quanto sulla sua riduzione ai protagonisti in miniatura della politica italiana.

Alcide De Gasperi (a destra) con il presidente Usa Harry Truman nel 1947 

Le elezioni del 1948 rappresentano l'occasione per misurare la forza dei contendenti e per valutare a pieno il ruolo, il posto e il peso della nuova Repubblica nello scenario del mondo bipolare. Un passaggio delicato che attira attenzioni e preoccupazioni anche da chi ci guarda da lontano: cosa uscirà dalle urne, quali rapporti tra i partiti, quali equilibri di governo possibili e soprattutto quali scelte all'orizzonte nella dialettica tra mondi e opzioni contrapposte?

Saltano distinzioni e ambiti nelle settimane della campagna elettorale che portano al 18 aprile 1948. Uno scontro frontale tra partiti, coalizioni, ipotesi contrapposte giocato tanto su base nazionale quanto sullo scenario del sistema internazionale della guerra fredda. Momenti di partecipazione diffusa: la scoperta di simboli, manifesti, bandiere di antica origine o nuovo forgio. La propaganda elettorale irrompe nella politica italiana nelle forme dell'organizzazione, della persuasione, della promozione di comportamenti e scelte. Si sovrappongono percorsi e storie: l'eredità della mobilitazione degli anni (e persino dei decenni) precedenti convive con i nuovi esperimenti quali i Comitati civici a sostegno della Dc, le forme di presenza religiosa che si mobilitano o sull'altro versante le organizzazioni del lavoro o del sindacato in appoggio alle sinistre.

Una società che si organizza, si muove, partecipa per poter scegliere rappresentanti e interessi da promuovere fino alle aule del Parlamento. Con enfasi le cronache del tempo parlano di un'Italia nuova, di un Paese che esce dall'emergenza per trovare un posto, una collocazione nel mondo in costruzione. In una celebre e controversa intervista dalle colonne de Il Messaggero alla vigilia della consultazione popolare De Gasperi presenta i cardini della sua proposta politica: "Siamo un partito di centro che cammina verso sinistra, la vittoria del governo non sarà una sconfitta delle classi lavoratrici, puntiamo alla riforma agraria e della proprietà. La meta è quella di un laburismo italiano".

Un progetto che guarda lontano, "a danno delle estreme", per agganciare stabilmente l'Italia a una porzione di mondo potenzialmente affine. Una lettura segnata dalla connessione profonda tra piano interno e contesto globale: i riflessi del sistema internazionale sono immediati, misurabili direttamente. Le forze filo occidentali raccolsero alla Camera dei deputati oltre il 62 per cento dei consensi, mentre il fronte popolare delle sinistre si attestò al 31 per cento.

Un divario significativo, per molti versi inatteso. Il peso della scelta atlantica, il segno dell'avvio di un itinerario europeo avrebbero irrobustito lo spazio possibile della giovane Repubblica nel mondo in costruzione. Un tornante di svolta: uscire dalle emergenze per costruire futuro puntando su un quadro di valori e competenze comuni a tanti; oltre le strettoie dei nazionalismi identitari, delle guerre di conquista per aprire le porte a un destino comune.