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Maria Grazia Mattei: "Non abbiate paura dell’arte digitale"

Le opere NFT analizzate da Mauro Martino nell’installazione Mapping the NFT Revolution 
Parla la direttrice del Meet di Milano, che lancia il progetto “Mapping the NFT Revolution”. E il nuovo Robinson racconta la smaterializzazione delle opere
3 minuti di lettura

Alla digital art, l'arte digitale in tutte le sue forme, ha iniziato a interessarsi fin dagli anni '80; per raccontare l'impatto delle nuove tecnologie sulla società e la cultura, invece, ha creato nei primi anni Duemila una piattaforma di incontri, Meet the Media Guru, che ha coinvolto nel dibattito sull'innovazione sociologi e filosofi come Zygmunt Bauman e Edgar Morin, imprenditori come Joi Ito, esperti di copyright digitale come Lawrence Lessig.

Maria Grazia Mattei è un'umanista a cui piace leggere nel futuro; le sue esplorazioni pionieristiche nel mondo digitale, l'altra dimensione in cui oggi ci troviamo a vivere, l'hanno portata a dirigere il Meet Digital Culture Center, con sede a Milano, nel palazzo storico dell'ex Spazio Oberdan. Uno spazio, creato col supporto di Fondazione Cariplo e pensato come interdisciplinare, modulabile e aperto, per favorire e sviluppare la riflessione sui nuovi media. Non un luogo per esporre "la t…

Alla digital art, l'arte digitale in tutte le sue forme, ha iniziato a interessarsi fin dagli anni '80; per raccontare l'impatto delle nuove tecnologie sulla società e la cultura, invece, ha creato nei primi anni Duemila una piattaforma di incontri, Meet the Media Guru, che ha coinvolto nel dibattito sull'innovazione sociologi e filosofi come Zygmunt Bauman e Edgar Morin, imprenditori come Joi Ito, esperti di copyright digitale come Lawrence Lessig.

Maria Grazia Mattei è un'umanista a cui piace leggere nel futuro; le sue esplorazioni pionieristiche nel mondo digitale, l'altra dimensione in cui oggi ci troviamo a vivere, l'hanno portata a dirigere il Meet Digital Culture Center, con sede a Milano, nel palazzo storico dell'ex Spazio Oberdan. Uno spazio, creato col supporto di Fondazione Cariplo e pensato come interdisciplinare, modulabile e aperto, per favorire e sviluppare la riflessione sui nuovi media. Non un luogo per esporre "la tecnologia per la tecnologia in sé", spiega Mattei, per ragionare "sull'impatto della tecnologia sull'uomo", cogliendone criticità, implicazioni sociali ma anche la dimensione creativa.

Dal 7 al 28 settembre, proprio al Meet sarà visibile Mapping the NFT Revolution, l'installazione immersiva (Mattei la definisce data film) in cui Mauro Martino, scienziato del Mit di Boston, esplora e rielabora visivamente i dati raccolti negli ultimi anni sulla rivoluzione degli NFT, i dispositivi che permettono di trasformare un'elaborazione digitale in opera unica e che stanno cambiando il panorama dell'arte contemporanea.


Pur vivendo immersi nel digitale, tanto che in tutti i sistemi culturali, dalla moda all'arte, è in corso una rivoluzione, fatichiamo a interpretarlo. Come mai?
"Come ho detto spesso, esiste in Italia un digital divide, un ritardo non meramente tecnologico, ma culturale, che non si risolve acquisendo nuovi strumenti tecnologici. Dobbiamo fare il salto mentale che permette di passare dall'uso della tecnologia alla metabolizzazione della conoscenza. È la metabolizzazione che produce sia consapevolezza del cambiamento antropologico, artistico, sociale che la diffusione dei nuovi media implica, sia capacità di pensare il nuovo, di elaborare contenuti attraverso la tecnologia, di sperimentarne e usarne i linguaggi, e infine di creare bellezza in modo nuovo".


A proposito di creare bellezza: che ruolo hanno gli NFT nel nuovo ecosistema creativo?
"L'arte digitale non nasce con gli NFT; gli NFT sono una modalità per garantire autenticità in rete. Un processo analogo accadde con Creative Commons, le licenze per il diritto d'autore: finché Lessig e Ito non le idearono, Internet fu terra di nessuno. Scambiare gli NFT per arte è un errore".


Perché è un errore identificare gli NFT con l'arte?
"Perché l'NFT è soltanto un certificato, uno strumento. La sua portata rivoluzionaria è aver incrementato e reso più evidente un percorso sperimentale che già esisteva, a partire dai criptoartisti, ma anche molto prima, a partire dagli anni '60. L'arte digitale fin da allora è ricca di movimenti e personalità, dalla computer art alla telematic art. Si trattava di correnti che si esprimevano prima attraverso installazioni, poi in rete a partire dagli anni Novanta. Restavano confinate in una nicchia, perché non si inserivano in un sistema, in un modello anche economico. Ciò è cambiato con gli NFT, che sono appunto strumenti per creare fiducia: se l'arte ha fatto da detonatore, ed è molto interessante vedere le dinamiche che si svilupperanno, il loro uso nel Web3 si sta estendendo ad altre operazioni di disintermediazione e compravendita".

Maria Grazia Mattei dirige il museo Meet di Milano 

L'esplosione degli Nft e della criptoarte, ossia la creazione di un'opera digitale o la digitalizzazione di un'opera fisica, crea ovviamente nuove dinamiche di mercato. Crea anche un'estetica peculiare?
"La criptoarte è l'ennesimo capitolo dell'evoluzione della digital art, che al Meet di Milano abbiamo esplorato tempo fa con un'iniziativa chiamata Nuovo atlante dell'arte digitale. Se pensiamo all'espressione digitale, non c'è un solo canone. Però mi colpisce molto che nel mondo della criptoarte stia venendo alla ribalta un'estetica bidimensionale, simile a quella delle origini della computer grafica degli anni '60. Un passaggio estetico meraviglioso, poi abbandonato perché con la comparsa del 3D, degli effetti speciali, della realtà virtuale siamo entrati nella dimensione della simulazione e dell'iperrealismo digitale. Tuttavia i casi di successo, anche guardando alla selezione di opere che ha fatto Mauro Martino per il suo Mapping the Nft Revolution, sono quelli più legati a un segno pop e alla computer grafica di qualche decennio fa, a partire da Beeple: è un'estetica molto legata a procedure d'arte concettuale già note".


La "mappatura" che è alla base dell'opera di Martino è al tempo stesso un'indagine scientifica e un lavoro creativo.
"Quando abbiamo ideato il tipo di progetto da esporre al Meet non volevamo limitarci a mostrare le opere che girano con il sistema NFT. Martino lavora con l'intelligenza artificiale e aveva molti dati, derivati dai suoi report sul mercato NFT già pubblicati su Nature, e aveva già cominciato a tradurli in visualizzazioni. Così Abbiamo deciso di mostrare questo universo, questo network di dati, rielaborato dai metodi di visualizzazione ideati da Martino per produrre non solo text to imaging ma text to video. Per questo mi piace definirlo un data film perché ci fa entrare in quel mondo con un tocco artistico".