Tutte le metamorfosi del potere
di Roberto Esposito , di Roberto EspositoIl potere cambia o, nella sua essenza, rimane sempre lo stesso? La riposta a questa domanda - che divide analisti e scienziati politici - si situa all'intersezione di queste due tesi, solo apparentemente contrapposte. Certo, il potere muta continuamente, ma per meglio esercitare la medesima funzione - che è quella di orientare i comportamenti delle persone, esercitando autorità e influenza. Naturalmente le configurazioni che assume variano nel tempo. Ma quella che appare una successione si dimostra piuttosto una compresenza.
Se prendiamo le tre classiche forme del potere analizzate da Weber - tradizionale, legale-razionale e carismatico - le vediamo sovrapporsi in maniera sempre più insolubile. In democrazia l'impersonalità del potere legale è di continuo sfidata da partiti personali, governati da leader più o meno carismatici. Lo stesso accade alla distinzione di Foucault tra macrofisica e microfisica del potere, sempre più i…
Il potere cambia o, nella sua essenza, rimane sempre lo stesso? La riposta a questa domanda - che divide analisti e scienziati politici - si situa all'intersezione di queste due tesi, solo apparentemente contrapposte. Certo, il potere muta continuamente, ma per meglio esercitare la medesima funzione - che è quella di orientare i comportamenti delle persone, esercitando autorità e influenza. Naturalmente le configurazioni che assume variano nel tempo. Ma quella che appare una successione si dimostra piuttosto una compresenza.
Se prendiamo le tre classiche forme del potere analizzate da Weber - tradizionale, legale-razionale e carismatico - le vediamo sovrapporsi in maniera sempre più insolubile. In democrazia l'impersonalità del potere legale è di continuo sfidata da partiti personali, governati da leader più o meno carismatici. Lo stesso accade alla distinzione di Foucault tra macrofisica e microfisica del potere, sempre più intrecciate in una globalizzazione fatta insieme di logiche transnazionali e dinamiche locali.
Una rassegna, dettagliata e informata, di questa fenomenologia è ora proposta da Maria Rosaria Ferrarese in Poteri nuovi, appena edito da il Mulino. L'interrogativo da cui parte è duplice: dove sta il potere e che abiti indossa? Come si configura il suo spazio e quale è il suo attuale dress code? Quella che un tempo era una solida architettura, fatta di gerarchie verticali, è diventata una trama diffusa in cui s'incrociano istituzioni politiche, pratiche finanziarie, strategie tecnologiche. Il potere contemporaneo ha cambiato guardaroba. Dallo smoking delle cerimonie ufficiali è passato a una comoda tunica, capace di celare nelle proprie pieghe gli strumenti più disparati. Le strade che, dagli ultimi decenni del Novecento, ha imboccato sono due, niente affatto contrarie. Da un lato l'internazionalizzazione e dall'altro la privatizzazione - con la tecnologia informatica a fare da apripista per entrambe.
L'esito comune è un depotenziamento degli attori politici tradizionali a favore di nuovi profili, alcuni apparentemente impolitici, di fatto espressivi di poteri tutt'altro che neutrali. Si pensi da un lato all'incidenza di Icann - l'impresa che controlla i finanziamenti di internet - e dall'altro alla sterminate risorse economiche di privati come Elon Musk o Mark Zuckerberg. Per non parlare dei giganti del web, Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft. Si tratta di network che, controllando masse enormi di dati, influenzano le dinamiche politiche in maniera crescente. Lo stesso può dirsi delle agenzie di rating Moody's, Standard & Poor's e Fitch, che controllano più del 90% delle valutazioni economiche relative a soggetti privati e pubblici, compresi i debiti sovrani degli Stati. Nonostante i forte dubbi sui loro conflitti d'interesse, dire che esercitano uno strapotere a livello mondiale è ancora poco.
Ad avviare questo processo è stato il crescente peso dell'economia finanziaria all'interno della sfera pubblica. La logica di mercato, che a un certo momento si è imposta sopra ogni altra, ha profondamente modificato l'equilibrio determinato tra gli anni Cinquanta e Ottanta, almeno in Occidente. Da quel momento gli Stati hanno ceduto spazi sempre maggiori sia a organismi internazionali come il G7 o il G20 che a blocchi di interessi privati. Una svolta decisiva è stata segnata dal Washington Consensus del 1989, quando sono state applicate le dieci misure fissate dalle istituzioni finanziarie ai paesi in via di sviluppo per incrementarne la crescita economica. Da allora la privatizzazione si è estesa alle stesse fonti di vita come acqua, energia, sicurezza, modificando tutte le relazioni di potere. In questo modo l'economia è diventata la chiave per aprire tutte le porte.
Non necessariamente in contrasto con la politica, più spesso in una sorta di compromesso dinamico con essa. Come sostiene BrancoMilanovic in Capitalismo contro capitalismo. La sfida che deciderà il nostro futuro (Laterza 2021), una volta che il mondo è stato unificato dal modello capitalistico, ad affrontarsi sono capitalismi diversificati proprio dal rapporto tra economia e politica. Se nella sfera occidentale a guidare il processo è il mercato, in paesi come la Cina la politica mantiene una forma di controllo sull'economia. Ovviamente esistono livelli differenziati nella grande partita geopolitica. Una prima dimensione è quella, gestita direttamente dagli Stati, di tipo militare - mai come in questi mesi di guerra tornata centrale nello scacchiere mondiale. Poi quella, condizionata dalla prima, di tipo economico-finanziario, che coinvolge macro-aree di dimensioni continentali. E infine quella, climatica ed epidemiologica, di carattere globale.
Le tre crisi che si sono succedute nel corso dell'ultimo ventennio, economica, pandemica e bellica hanno, almeno in parte, riconsegnato agli Stati nazionali un ruolo, che pareva perso, di protezione nei confronti di eventi potenzialmente catastrofici. Ma se ciò segna la fine della belle époque della globalizzazione, non produrrà un ritorno alla stagione che la precede. Anche perché le grandi sfide che abbiamo di fronte - ecologica, medica ed economica - non sono affrontabili se non globalmente. Ciò cui possiamo tendere è la costruzione di un nuovo equilibrio istituzionale tra poteri pubblici e privati, nazionali e internazionali, locali e globali, capace di disegnare un mondo più giusto e sicuro.
Il libro. Poteri nuovi di Maria Grazia Ferrarese (il Mulino, pagg. 176, euro 14)