Cultura

"Politici, salvate il libro": l'appello degli editori alla vigilia delle elezioni

"Politici, salvate il libro": l'appello degli editori alla vigilia delle elezioni
L'Aie, l'associazione delle imprese editoriali, lancia un manifesto in quattro punti per salvaguardare la prima industria culturale italiana. Proponendo di intervenire contro i rincari della carta, ma anche di cercare soluzioni innovative per il futuro, difendendo il diritto d'autore e promuovendo la lettura
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Oltre 70.000 occupati nella filiera; 3,4 miliardi di fatturato; 5.200 case editrici e 5.000 librerie. Sono i numeri dell’editoria italiana, “prima industria culturale del Paese e quarta in Europa”, come sottolinea l’Aie, l’associazione italiana editori, nel suo appello alla politica alla vigilia del voto del 25 settembre. Si tratta di una proposta in più punti, che mette in rilievo le difficoltà che il settore fronteggia a causa della congiuntura economica ma va oltre, cercando soluzioni di lungo termine che favoriscano il comparto.

Lo scopo, come dichiara il presidente dell’Aie, Ricardo Franco Levi, è chiedere un’attenzione per il mondo del libro «che sia all’altezza del ruolo che esso svolge nell’economia e nella società nazionali». Per questo, secondo Levi, i suggerimenti avanzati dagli editori vanno intesi come proposte «non solo per il nostro settore ma il futuro del Paese”. Al primo posto, la richiesta di misure che aiutino gli imprenditori del libro a fronteggiare l’emergenza dovuta all’aumento dei prezzi della carta (fino all’80%) negli ultimi sei mesi.

La crisi energetica infatti ha provocato un rialzo, dopo la crescita già in atto dovuta all’incremento dell’uso di carte e cartoni di imballaggio che ha ridotto la disponibilità di materia prima sul mercato. Per fronteggiare i rincari, gli editori chiedono per i libri il credito di imposta già previsto per giornali e periodici. Ma la misura d’emergenza non basta; serve, si legge nel manifesto per il libro, che nella prossima legislatura criticità e prospettive di sviluppo del settore editoriale vengano affrontate da una nuova legge di sistema “che guardi al lungo periodo, con incentivi all’innovazione e all’internazionalizzazione per tutta la filiera”. Combattendo, inoltre, i pericoli che minacciano le basi del lavoro creativo, a partire dalla pirateria che, calcola l’Aie, distrugge 771 milioni di fatturato ogni anno e 5.400 posti di lavoro, e dando nuovo valore al diritto d’autore, da disciplinare tenendo conto delle nuove sfide del digitale. Ultima, ma non in ordine di importanza, l’educazione e la valorizzazione della lettura, con continuità alla 18App, con aiuti alle famiglie e agli studenti per l’acquisto dei libri scolastici e sostegno alle librerie e alle biblioteche. Perché allargare la platea ristretta dei lettori italiani, e farlo fin dalle prime fasce d’età, è certo priorità dell’industria culturale, ma è anche priorità della democrazia