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Le elezioni e la politica avanspettacolo su TikTok

Giorgia Meloni durante una cena elettorale di Fratelli d'Italia a Firenze (agf)
Sono gli stessi politici ad aver trasformato i social nel palcoscenico della loro dissoluzione. E la campagna elettorale lo dimostra
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C'è poco da ridere e parecchio da pensare; quanto al comprendere servirà del tempo. Ma intanto sui social vedi il sorriso elettorale di Giorgia Meloni deturpato da un pezzetto di verdura sui denti; e Berlusconi comincia a parlare, la voce un po’ impastata, ma il video si ferma con lo stesso rumore di un pc che va in tilt; poi appare Conte che indica una lavagna su cui compaiono scritte senza senso, l’ultima dice: «Io sto molto bene».
Ce n’è per tutti e da parte di spin doctor d’agenzia e pischelli selvaggi, grossolani principianti e legittimi eredi delle avanguardie artistiche del secolo scorso. Una ragazza imita, perfettamente in sincrono, le dirette di Salvini, compresi gesti e smorfie. Dice la card del Pd: «Votateci per favore vi prego», ma anche «Mi ti compro»; mentre una foto vintage di Moana e Cicciolina ammonisce: «Quando la politica pensava veramente ai cazzi degli italiani».


Spe…

C'è poco da ridere e parecchio da pensare; quanto al comprendere servirà del tempo. Ma intanto sui social vedi il sorriso elettorale di Giorgia Meloni deturpato da un pezzetto di verdura sui denti; e Berlusconi comincia a parlare, la voce un po’ impastata, ma il video si ferma con lo stesso rumore di un pc che va in tilt; poi appare Conte che indica una lavagna su cui compaiono scritte senza senso, l’ultima dice: «Io sto molto bene».
Ce n’è per tutti e da parte di spin doctor d’agenzia e pischelli selvaggi, grossolani principianti e legittimi eredi delle avanguardie artistiche del secolo scorso. Una ragazza imita, perfettamente in sincrono, le dirette di Salvini, compresi gesti e smorfie. Dice la card del Pd: «Votateci per favore vi prego», ma anche «Mi ti compro»; mentre una foto vintage di Moana e Cicciolina ammonisce: «Quando la politica pensava veramente ai cazzi degli italiani».


Specchio sporco, ma evoluto della società italiana nel suo dispiegamento orizzontale, i social proiettano in euforico spontaneismo insignificanza, straniamento, allegria e volgarità; ma è proprio nel loro tenersi fuori da contenuti e schieramenti che la campagna elettorale, osservata alla rovescia, risulta terribilmente vera, schiava del presente, retorica, cialtrona e fasulla.


Così, più che meme, vibrazioni e scherzi sarà forse il caso di considerarli quali preziosi umori, stati d’animo, addirittura testimonianze. Il senso inequivoco di questo sterminato ed evanescente materiale che sale dal basso, dal fondo, dal pozzo a volte nero dell’immaginario social è che molti, moltissimi potenziali elettori, semplicemente, non credono più alle elezioni; ma invece di arrabbiarsi, come da secoli avviene in Italia secondo varie ed aggiornate modalità, ci si divertono.


Come potrebbero, del resto, dare fiducia? Se il mezzo è il messaggio – e mai come in questo caso non c’è ragione di negarlo – sono gli stessi politici ad aver trasformato i social nel palcoscenico della loro dissoluzione. Vedi gli occhi sbarrati di Letta vestito da cameriere, vedi il vano entusiasmo di Salvini in mezzo a un branco di pecore, vedi Meloni che tira baci a un gruppo di ragazzi col tricolore che le canta l’inno di Maradona, vedi Di Maio che si fa gettare addosso del sale da un pazzariello, vedi i baci di Giuda, le finte cartoline, le ruffianerie coi bambini e gli animali, le effusioni coniugali, le torte, i pupazzetti, le scemenze, le assurdità.


Chi, da un mese a questa parte con scrupolo d’altri tempi e d’altri materiali, ha raccolto documenti social e se li riguarda tutti insieme ride un po’, ma parecchio rimane sconcertato dinanzi al cupio dissolvi. Da maschere ad auto-macchiette è un soffio, un sospiro, uno starnuto, uno sbadiglio, comunque qualcosa che interrompe per un attimo qualsiasi altra funzione vitale.