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Fatta l’Europa facciamo i diplomatici

Nasce a Bruges la prima Accademia destinata ai giovani futuri ambasciatori dell’Unione. Quarantadue ragazzi provenienti dai 27 Paesi impareranno a fare rete oltre gli interessi nazional
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Bruxelles - L'Unione europea è molto economica, poco politica e pochissimo militare. Da domani, però, compie un primo passo per essere almeno un pochino “diplomatica”. Parte infatti il progetto per una Accademia diplomatica comunitaria. Una “super-scuola” per trasformare gli ambasciatori “nazionali” in feluche “europee”. Un embrione di politica estera dell’Unione. Uno sforzo iniziale per preparare una nuova generazione di giovani diplomatici a entrare da subito nei meccanismi e nei gangli delle Istituzioni comuni. I negoziati europei, del resto, rappresentano ormai una attività prevalente per tutti i ministeri degli Esteri. Le Rappresentanze governative presso l’Ue sono decisive. E impegnative perché le procedure decisionali a Bruxelles sono così tanto sofisticate da diventare barocche e scarsamente intuitive.

Nasce allora con queste esigenze il “progetto pilota” dell’…

Bruxelles - L'Unione europea è molto economica, poco politica e pochissimo militare. Da domani, però, compie un primo passo per essere almeno un pochino “diplomatica”. Parte infatti il progetto per una Accademia diplomatica comunitaria. Una “super-scuola” per trasformare gli ambasciatori “nazionali” in feluche “europee”. Un embrione di politica estera dell’Unione. Uno sforzo iniziale per preparare una nuova generazione di giovani diplomatici a entrare da subito nei meccanismi e nei gangli delle Istituzioni comuni. I negoziati europei, del resto, rappresentano ormai una attività prevalente per tutti i ministeri degli Esteri. Le Rappresentanze governative presso l’Ue sono decisive. E impegnative perché le procedure decisionali a Bruxelles sono così tanto sofisticate da diventare barocche e scarsamente intuitive.

Nasce allora con queste esigenze il “progetto pilota” dell’Accademia con la collaborazione tra il Seae, il “Ministero degli esteri dell’Ue”, e il Collegio d’Europa di Bruges per formare una classe di diplomatici europei. Non si tratta di una semplice specializzazione o di un master. Ma di un vero e proprio “super corso” per giovani che hanno già superato il concorso nei ministeri degli Esteri dei loro rispettivi Paesi e sono già quindi diplomatici di carriera. E che per otto mesi si chiuderanno nell’università a un passo da Bruxelles per studiare e sperimentare concretamente le dinamiche istituzionali dell’Unione europea. Come ha detto l’Alto Rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, «Donne e uomini sono importanti, ma le istituzioni restano. Stiamo lanciando l’Accademia Diplomatica europea per preparare giovani diplomatici. Insieme impareranno a sviluppare le nostre politiche comuni».

Questa prima annualità allora servirà soprattutto a capire cosa davvero servirà per dar vita ad una struttura permanente che ogni anno formerà un gruppo di feluche. Cosa servirà anche dal punto di vista economico. I fondi per avviare questo progetto sono stati stanziati dal Parlamento europeo: per ora nel bilancio è fissata la cifra di un milione di euro. Ma le esigenze pratiche dovranno essere valutate con il tempo. Senza contare che qualche Istituto universitario in giro per l’Europa ha protestato per l’incarico assegnato a Bruges. Anche su questo potrebbe esserci qualche modifica con il coinvolgimento di altri dipartimenti, a cominciare dall’Istituto europeo di Firenze.

A questa prima “classe” parteciperanno in 42 provenienti da tutti i 27 paesi membri dell’Unione e anche da quelli candidati ad entrare. Gli italiani saranno due e poi ci saranno due ucraini, un moldavo, un georgiano, un albanese, un montenegrino, un macedone e un turco. Sei funzionari provenienti dagli uffici del Parlamento europeo, del Consiglio europeo e dello stesso Seae. La parità di genere è stata assicurata: 20 ragazzi e 22 ragazze. Il criterio di selezione è semplice: ogni governo decide chi iscrivere all’Accademia tra giovani diplomatici che abbiano al massimo 5 anni di anzianità di servizio. La media dei partecipanti è così intorno ai 28 anni. Per otto mesi vivranno in Collegio e si dedicheranno solo a questo studio mantenendo lo stipendio ministeriale.

L’obiettivo dunque è di preparare un gruppo di feluche nazionali immediatamente pronte ad inserirsi nei meandri e nelle abitudini europee e poi creare una sorta di “spirito di squadra”. Il punto, infatti, è proprio questo. I governi nazionali sono decisamente restii a delegare politica estera e diplomazia all’Europa. Soprattutto i grandi Paesi temono di perdere capacità di penetrazione e possibilità di tutelare energicamente l’interesse nazionale. Non vogliono rinunciare alla possibilità di imporre il proprio personale alle Istituzioni europee. Un esempio: la Germania aveva diritto a due posti, ne ha occupato solo uno. E persino la Commissione ha rinunciato a inviare una sua presenza. Tanto per capire che il percorso da compiere è ancora molto lungo e le abitudini inveterate difficili da scardinare. Ma condividere un’esperienza di questo tipo significa che in futuro questi “ambasciatori” potranno parlarsi con una facilità data probabilmente dall’amicizia e dal senso di appartenenza ad una esperienza condivisa.

Si articolerà una sorta di “rete dei diplomatici” che inevitabilmente faciliterà il lavoro e lo sviluppo dei rapporti europei. Secondo Stefano Sannino, Segretario generale del Seae, «La creazione di una Accademia è una svolta per il futuro della diplomazia europea, con diplomatici che abbiano una vera cultura europea, conoscano a fondo i meccanismi dell’Ue e sappiano difendere al meglio principi e interessi europei». Anche la disponibilità offerta dal Collegio d’Europa punta alla medesima finalità. «L’Ue — spiega Federica Mogherini, ex Alto Rappresentante, rettrice del Collegio e direttore di questo progetto pilota — è riuscita a costruire la pace tra paesi che erano stati in guerra tra loro. Oggi è necessario proiettare questa capacità al di fuori dei nostri confini. Investire in una diplomazia realmente europea oggi è più importante che mai».

L’ottanta per cento del corpo insegnanti è composto da ambasciatori e da alti funzionari europei. Il “principal adviser” sarà un altro diplomatico italiano, Fernando Gentilini, che ora ha la responsabilità delle Politiche per il Medio Oriente all’interno del Seae: «È evidente che l’Accademia europea è per ora un cantiere, l’edificio va ancora costruito e definito. Ma la cosa più importante è iniziare e raggiungere l’obiettivo».