Margherita d'Austria: la manager del Rinascimento
di Maurizio Di Fazio , di Maurizio Di FazioNei giorni della morte di Elisabetta, la regina più longeva e pop di sempre, è da riscoprire un’altra figura monarchica a suo modo altrettanto moderna e carismatica, di cui ricorre il cinquecentenario della nascita. Molto meno longeva però: venuta al mondo nel 1522, lo abbandonò nel 1586. Nel mezzo un’esistenza convulsa e mirabile.
Parliamo della duchessa Margherita D’Austria o, più semplicemente, “Margarita”, come si firmava con sprezzatura nelle missive. Una regnante legata a filo doppio nell’ultimo scorcio di vita ai fasti storici dell’Aquila, ultimante tornata sulla bocca di tutti per la partecipazione di papa Francesco al rito della Perdonanza (patrimonio Unesco).
Sotto la sua guida illuminata, subito dopo la dominazione spagnola il capoluogo abruzzese andò infatti incontro a un rinascimento economico e culturale, un’età di rilancio identitario. Ne era divenuta governatrice il 16 di…
Nei giorni della morte di Elisabetta, la regina più longeva e pop di sempre, è da riscoprire un’altra figura monarchica a suo modo altrettanto moderna e carismatica, di cui ricorre il cinquecentenario della nascita. Molto meno longeva però: venuta al mondo nel 1522, lo abbandonò nel 1586. Nel mezzo un’esistenza convulsa e mirabile.
Parliamo della duchessa Margherita D’Austria o, più semplicemente, “Margarita”, come si firmava con sprezzatura nelle missive. Una regnante legata a filo doppio nell’ultimo scorcio di vita ai fasti storici dell’Aquila, ultimante tornata sulla bocca di tutti per la partecipazione di papa Francesco al rito della Perdonanza (patrimonio Unesco).
Sotto la sua guida illuminata, subito dopo la dominazione spagnola il capoluogo abruzzese andò infatti incontro a un rinascimento economico e culturale, un’età di rilancio identitario. Ne era divenuta governatrice il 16 dicembre del 1572, su nomina del fratello Filippo D’Asburgo; si trapiantò nel testé ristrutturato (opera di Geronimo Pico Fonticulano) Palazzo Margherita, per decenni sede del municipio e al cui interno è tuttora custodita la bolla celestiniana.
Un amore viscerale, il suo, per questa città, ricambiata al quadrato. Ma la duchessa fu protagonista tout-court del 500 italiano ed europeo. Un’icona ante litteram. Ne mette bene a fuoco retaggio e attualità Alla corte di Margherita (Daimon Edizioni), un libro uscito da pochissimo scritto dalla giornalista Monica Pelliccione. Figlia naturale sebbene occasionale di Carlo V d’Asburgo, sposa di Alessandro de' Medici duca di Firenze, rimasta vedova in giovane età, la “trista Margarita” convolò in seguito a nozze con Ottavio Farnese, nipote (ancora minorenne) di papa Paolo III.
E la mestizia non passò. Trascorsero due anni prima che riuscissero a consumare l’evento sensuale inaugurale: lei non lo desiderò mai veramente, mitigata tuttavia nella sua acrimonia dall’incontro confessionale con Ignazio di Loyola. Duchessa di Parma e Piacenza, governatrice dei Paesi Bassi, in un’epoca contrassegnata da guerre politiche e religiose su scala continentale la nobildonna divenne presto una preziosa chiave di volta nella diplomazia delle alleanze e nella dialettica tra il potere temporale imperiale e la chiesa.
Suo padre la usava un po’ come pedina nei rapporti con la Santa Sede: lei stava al gioco, e non si lasciava strumentalizzare più di tanto. Sprigionava grinta e autorevolezza. Anche per questo due gloriosi edifici vennero costruiti in suo onore: palazzo Farnese e palazzo Madama, quest’ultimo ribattezzato così perché abitato da “Madama d’Austria”.
Mentre all’Aquila si dice che soffi sempre (si suppone benevolo) il “fantasma di Margherita”. “È stata una manager d’altri tempi – assicura Monica Pelliccione -. Tra trine e merletti, ori e preziosi, perle e pendenti, piglio deciso di governatrice e raffinate movenze nobiliari. Con lei un animo leggiadro e una spiccata sensibilità soffiavano a palazzo. La corte era un fiorire di cultura e benevolenza. Margherita riuniva poeti e cantori, musici e scultori, filosofi e letterati: un’epoca di splendore economico e amministrativo per gli antichi Abruzzi, proiettati nel quadro della fantasmagorica storia politica europea”.
“Alla corte di Margherita” di Monica Pelliccione (Daimon Edizioni, pagine 96, euro 15)