Tiziano, il potere e l'eros: al cinema un documentario sul genio del Rinascimento
di Lara Crinò , di Lara CrinòUna mappa di Venezia, in cui la peste si stende come una macchia nera. E poi un’esplosione di polvere colorata: arancio, giallo, rosso, verde, a raccontare la città sulla Laguna al tempo della Repubblica dei Dogi, e l’uomo che seppe farsi magistrale interprete del suo splendore. Inizia così il docufilm Tiziano. L’impero del colore, dedicato al grande pittore veneziano, che sarà al cinema per Nexo Digital il 3, 4 e 5 ottobre. Una bella occasione per conoscere sul grande schermo la vita di uno dei geni della pittura, che con la sua opera influenzerà gli artisti dei secoli seguenti fino ad oggi. A illustrarne il percorso, a farci osservare da vicino le sue opere, compaiono nel documentario (firmato da Laura Chiossone e Giulio Boato, scritto da Lucia Toso e Marco Panichella con la supervisione di Donato Dallavalle) una schiera di storici dell’arte, italiani e stranieri. Tra loro, Bernard Aikema, docente di storia dell’arte moderna …
Una mappa di Venezia, in cui la peste si stende come una macchia nera. E poi un’esplosione di polvere colorata: arancio, giallo, rosso, verde, a raccontare la città sulla Laguna al tempo della Repubblica dei Dogi, e l’uomo che seppe farsi magistrale interprete del suo splendore. Inizia così il docufilm Tiziano. L’impero del colore, dedicato al grande pittore veneziano, che sarà al cinema per Nexo Digital il 3, 4 e 5 ottobre. Una bella occasione per conoscere sul grande schermo la vita di uno dei geni della pittura, che con la sua opera influenzerà gli artisti dei secoli seguenti fino ad oggi. A illustrarne il percorso, a farci osservare da vicino le sue opere, compaiono nel documentario (firmato da Laura Chiossone e Giulio Boato, scritto da Lucia Toso e Marco Panichella con la supervisione di Donato Dallavalle) una schiera di storici dell’arte, italiani e stranieri. Tra loro, Bernard Aikema, docente di storia dell’arte moderna all’università di Verona, Sylvia Ferino-Pagden, già direttrice del Kunsthistorisches Museum di Vienna e Miguel Falomir Faus, direttore del Museo Nacional del Prado a Madrid.
Non mancano gli ospiti speciali: Jeff Koons, superstar dell’arte contemporanea, che intervistato nel suo atelier racconta il “suo” Tiziano e ne illustra la forza e la modernità, e l’imprenditore Brunello Cucinelli, che sottolinea come Tiziano fu il perfetto uomo del Rinascimento. Il docufilm, pur non rinunciando agli inserti di fiction, con attori che interpretano i personaggi dell’esistenza del Vecellio e in particolare la compagna Cecilia Soldani, che fu probabilmente il suo modello muliebre, segue in maniera rigorosa le tappe di questa lunga e straordinaria esistenza. Dalle montagne del Cadore, dove era nato (probabilmente tra il 1488 e il 1490) in una famiglia di notai, Tiziano giovanissimo scese a cercar fortuna a Venezia, prima come giovane apprendista, poi come giovane pittore di genio, lanciato sulla scena della Serenissima da un primo, straordinario dipinto, L’amor sacro e l’amor profano, datato 1515 e oggi conservato alla Galleria Borghese.
Da quella prima commissione importante – il dipinto celebrava le nozze tra il veneziano Niccolò Aurelio, segretario del Consiglio dei Dieci, e Laura Bagarotto – Tiziano nel corso dei decenni successivi e fino alla morte, avvenuta a causa della peste nel 1576, seppe con abilità espandere il raggio e l’importanza delle sue committenze, diventando il pittore di dogi, papi, principi e imperatori. Ma non si limitò a essere, magistralmente, il pittore del potere, delle sue sottigliezze, dei suoi intrighi e dei suoi trionfi, come mostrano alcuni dei suoi dipinti più celebri analizzati in dettaglio nel corso del documentario, il Ritratto di Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese (1546), oggi al museo di Capodimonte, a Napoli, o il celebre Ritratto di Carlo V a cavallo del Prado di Madrid.
Tiziano fu anche il pittore del trionfo laico e mercantile di Venezia, dei suoi tessuti e delle sue donne, l’interprete di una bellezza sensuale e mitica, quella della Venere di Urbino (1534), qui messa a confronto con la Venere di Dresda di Giorgione, e della Danae del Prado, ma anche il geniale innovatore della pittura sacra, come dimostra la grande pala dell’Assunta (1516-1518) nella Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, e il maestro capace di totale libertà espressiva negli ultimi anni della sua vita, quando la vecchiaia e i lutti (anche la figlia Lavinia, come già la moglie Cecilia, morì in giovane età di parto) fecero virare la sua tavolozza verso i toni più scuri e la pennellata si fece ancor più libera. Non a caso il racconto del documentario si chiude con un quadro straordinario, che pare nella sua modernità scavalcare i secoli fino alla contemporaneità: Il Martirio di san Lorenzo, conservato nella Chiesa dei Gesuiti a Venezia, un’opera che colpì talmente i contemporanei da far sì che Tiziano ne permise la copia su incisione, con alcune variazioni, da parte di Cornelius Cort. Genio e insieme abile imprenditore di se stesso, come fu per tutta la vita.
Il film
Tiziano. L’impero del colore (una produzione Sky, Kublai Film, Zetagroup, Gebrueder Beetz e Arte ZDF) è al cinema il 3, 4, 5 ottobre. Info ed elenco cinema su nexodigital.it. Un estratto qui