Ho appena finito di leggere i primi due libri di due scrittori che hanno avuto entrambi il Premio Nobel. Fiesta (The Sun Also Rises) di Ernest Hemingway e La Place de l’Étoile di Patrick Modiano. È interessante cercare di individuare il filo rosso che unisce due autori così diversi, ma appare subito all’occhio che entrambi mettono le basi per quelle che saranno le loro opere future, il loro stile, la loro scrittura e le loro ossessioni. Si capisce inoltre come i loro romanzi siano essenzialmente autobiografici e legati al periodo in cui sono stati scritti.
Hemingway, quando a ventisei anni scrive Fiesta, è reduce dalla Prima guerra mondiale, un espatriato giornalista americano e aspirante scrittore che si introduce nella cerchia di Gertrude Stein e il suo salotto e nella libreria Shakespeare & Company di Sylvia Beach. Attorno a queste due donne si incontrano e si cercano artisti come Picasso e Matisse, il poeta Pound, romanzieri come Fitzgerald, Joyce, Ford Madox Ford e altri scrittori che saranno definiti “la generazione perduta”.
Patrick Modiano, figlio di una madre belga, attrice e di un padre ebreo di origine italiana, a partire dal suo primo romanzo La Place de l’Étoile, parlerà sempre, nei suoi futuri libri, della sua ossessione per un mondo in cui non ha vissuto, dato che è nato nel 1945. Su di lui e sui suoi personaggi esercita un fascino ambiguo il periodo dell’occupazione tedesca di Parigi tra il 1940 e il 1944, nella Francia del maresciallo Pétain e del governo di Vichy. Parlerà di ebrei, come Maurice Sachs, che per frustrazione, opportunismo e mancanza di fiducia hanno collaborato con i fascisti e con i nazisti. L’ebreo è re in certi momenti e in altri un martire e la tragedia è dissimulata dal grottesco. Modiano parla di scrittori collaboratori come Brasillach, Céline, Drieu la Rochelle e di giornalisti filo-nazisti come Jean Luchaire. Molti di loro furono fucilati o si suicidarono alla fine della guerra.
Modiano sa rendere affascinante un clima delirante, provvisorio, un’euforia ammalata, effimera che ha odore di morte. In una sorta di follia verbale, il suo libro evoca un mondo in cui gli ebrei sono come dei paria, messi al bando e perseguitati o ridotti a spie o a utili intermediari e per questo tollerati dalla Gestapo.
Hemingway, nel romanzo Fiesta, parla di una società di giovani viziati e ambiziosi in fuga dalla vacuità morale del loro paese, reduci da una guerra terribile, che cercano nell’alcol e nei caffè di Montparnasse l’illusione di una libertà di vita e di cultura che non c’è negli Stati Uniti. Amori liberi, notti bianche, trasgressioni. Nel romanzo ci sono i temi che saranno sempre cari a Hemingway: la boxe, la corrida, le corse dei cavalli, il fascino di Lady Brett, una donna aristocratica, spregiudicata e romantica che passa da un amore all’altro, senza alcun rimorso, alla ricerca di un vero amore che le sembra impossibile trovare.
Il centro delle azioni dei personaggi di Hemingway e di Modiano è Parigi. La Parigi degli anni ’20 di Hemingway, dove i bar alla moda sono il Dôme, il Select, la Closerie des Lilas, la Rotonde, il Dingo. E la Parigi sotto l’occupazione tedesca di Modiano con i suoi ristoranti e alberghi: il Ritz dove soggiorna Göring, l’Hotel Meurice dove ha sede il comando tedesco, il ristorante Maxim’s dove si stappano bottiglie di champagne e dove donne della nobiltà francese si lasciano sedurre dai biondi ufficiali tedeschi. Parigi è una conquista, una città dove tutto è possibile ed entrambi gli scrittori la descrivono a modo loro con passione. Hemingway trasporta il lettore tra Montparnasse, il Boulevard Saint-Michel, la Senna, l’Île Saint- Louis e la Place de la Concorde. Modiano parla dell’orrida Rue Lauriston, dove al civico 93 aveva sede la Gestapo francese (la Carlingue), nel XVI arrondissement.
Hemingway rivela in Fiesta quella che sarà una delle sue grandi qualità di scrittore: la semplicità della lingua e un orecchio attentissimo nello scrivere i dialoghi. Modiano inventa un universo nostalgico, un francese in alcune pagine desueto, dove adopera parole di un’epoca di cui è chiaramente nostalgico. Proust, Céline e Kafka sono continuamente citati.
Hemingway esprime in Fiesta la sua passione per Parigi, per la Spagna, per le corride, per la Festa di San Fermín, e quel mondo tornerà nei suoi libri successivi: Morte nel pomeriggio, La Quinta Colonna, Per chi suona la campana. Lo scrittore lascia trapelare la voglia di vivere, di pescare nei fiumi e nei torrenti, di fare sport, di giocare a tennis, di mangiare bene, di bere vini, pastis e armagnac. Le descrizioni del cibo e del paesaggio torneranno sempre nei libri di Hemingway.
Il protagonista del libro di Modiano, che vuole essere un francese, un vero francese come gli altri a tutti i costi, sa di essere un ebreo, quindi una persona diversa, emarginata dal resto della società. Hemingway descrive dei personaggi che sono profondamente americani, ma vogliono vivere in Europa, dove sono degli espatriati e anch’essi diversamente emarginati.
Hemingway scriverà un ultimo libro, Festa mobile, dove descrive non più in forma di romanzo, ma di autobiografia e di diario, i suoi anni giovanili a Parigi, i suoi inizi, la sua vita di giornalista. A Milano farà anche un’intervista a Mussolini nella sede del giornale Il Popolo d’Italia, poco prima della Marcia su Roma. Ma è Parigi, sempre Parigi, il luogo dove lui, che vivrà in Austria, in Africa, a Key West, in Spagna e a Cuba, vuole sempre tornare.
Modiano, invece, rimarrà nei suoi libri quasi sempre a Parigi. Cambieranno i quartieri, i nomi delle strade, degli alberghi e dei ristoranti, ma ci saranno sempre personaggi ambigui che in qualche modo hanno avuto a che fare con i nazisti durante la guerra. Vi sono sudamericani, esteuropei, americani, liste di nomi strani, storie d’amore particolari vissute ai margini, storie sospette. E tutto a Parigi o in Svizzera sul lago Lemàno.
Entrambi gli scrittori hanno vinto il Premio Nobel, in condizioni assai diverse. Hemingway era diventato una star, una leggenda, tutti lo chiamavano “Papa”. E Il vecchio e il mare, il suo ultimo romanzo, era stato un trionfo. Modiano, invece, era uno scrittore molto noto in Francia, conosciuto in Italia, ma era stato poco tradotto. Modiano, un uomo schivo, timido, lontano dalla luce dei riflettori.
Adesso che ho letto Fiesta e La Place de l’Étoile, voglio leggere altre opere prime di scrittori per capire se tutti gli scrittori rivelano, nel loro primo romanzo, i temi, le passioni e le ossessioni che torneranno sempre nelle loro opere successive. Quello che mi pare importante è capire, fin dai primi passi, il talento, l’originalità, il mondo di uno scrittore. E sia Hemingway in Fiesta, sia Modiano in La Place de l’Étoile rivelano, l’uno nella lingua inglese e l’altro nella lingua francese, un loro stile unico, riconoscibile, particolare, un’atmosfera e dei personaggi che sono soltanto loro, anche se portatori di valori, sogni, delusioni, frustrazioni e amori che sono universali.