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La centenaria che abitava sulla montagna, il romanzo di Valeria Tron

La cantautrice racconta la vicenda della giovane Adelaide, che dopo un fallimento amoroso si rifugia in una valle valdese dall'anziana Nanà. E da lei apprende un'arte del vivere
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E se un cantautore si mette a scrivere un romanzo? La sfida è trovare una lingua diversa da quella delle canzoni, che ha altre ragioni e finalità (si vedano i Guccini, Vecchioni, Capossela, etc.). Ora esce L'equilibrio delle lucciole (Salani) di Valeria Tron, cantautrice sensibile e dal timbro di voce personalissimo (finalista al premio Tenco). Un romanzo, diciamolo subito, di grande intensità lirica che però, proprio dal punto di vista della lingua, si espone a qualche rischio.

La vicenda della giovane Adelaide, che dopo un fallimento amoroso si rifugia in una valle valdese (di San Martino) dalla quasi centenaria Nanà - e da lei apprende un'arte del vivere - cattura subito il lettore. Però viene raccontata indulgendo qui e là a una oleografia dei sentimenti: "Ci sono davvero cose più importanti che farti appoggiare l'orecchio al cono di una genziana in una giornata di vento?".

Eppure sarebbe ingeneroso ri…

E se un cantautore si mette a scrivere un romanzo? La sfida è trovare una lingua diversa da quella delle canzoni, che ha altre ragioni e finalità (si vedano i Guccini, Vecchioni, Capossela, etc.). Ora esce L'equilibrio delle lucciole (Salani) di Valeria Tron, cantautrice sensibile e dal timbro di voce personalissimo (finalista al premio Tenco). Un romanzo, diciamolo subito, di grande intensità lirica che però, proprio dal punto di vista della lingua, si espone a qualche rischio.

La vicenda della giovane Adelaide, che dopo un fallimento amoroso si rifugia in una valle valdese (di San Martino) dalla quasi centenaria Nanà - e da lei apprende un'arte del vivere - cattura subito il lettore. Però viene raccontata indulgendo qui e là a una oleografia dei sentimenti: "Ci sono davvero cose più importanti che farti appoggiare l'orecchio al cono di una genziana in una giornata di vento?".

Eppure sarebbe ingeneroso ridurre questo corposo romanzo, sorretto da una robusta verve affabulatoria, a una nobile retorica minimalista. La scrittura si impegna anche, oltre ogni didascalismo, a "mostrare" la vita e l'epopea della comunità montana, brulicante di personaggi, la memoria collettiva consegnata a lettere, racconti, testimonianze, e come protetta da una lingua antica, il patois di quella regione, che imprime una cadenza all'intera narrazione ("Perqué tu se eisi?", "Perché tu sei qui?"). Assolvendo così a uno dei compiti "morali" della letteratura: sottrarre all'oblio le esistenze anonime, invisibili.

In alcuni casi l'autrice trova un correlativo oggettivo delle sue emozioni, ricorrendo alla figura retorica della sinestesia (sovrapposizione di piani sensoriali diversi): "Quando arriva il buio è un buio magnetico. Fa rumore e ogni tanto è insopportabile". La relazione di Adelaide con Nanà acquista una intimità e drammaticità inattese, mentre della casa le verranno svelati gli spazi segreti, la cantina, lo sgabuzzino, etc., come dentro un percorso iniziatico e di salvezza (anzi, la "casa" diventa simbolo di una parte di sé inaccessibile, preziosa, di cui prendersi cura).

Forse le pagine più alte sono quelle che rappresentano la morte: quando muore il vecchio Levì la protagonista gli sbarba il viso e nota "quanto fossero lunghe le sue ciglia e discrete come fili di ragno". Mentre dopo la morte di Nanà lei abbraccia quello stelo fragile: "Dalla tenda, un paio d'ali azzurre si sono posate sulla schiena di Nanà, all'apice della gobba".

Ma il valore del romanzo consiste non solo nel referto antropologico su un mondo rurale vicino all'estinzione (le terre abbandonate...), su una microcomunità profondamente religiosa quasi fuori della Storia (i suoi anziani abitanti ogni tanto staccano il telefono pensando così di non aumentare la bolletta!) ma anche nel sottolineare la "attualità" di una saggezza solo apparentemente anacronistica, che invece affronta quel lato oscuro della vita su cui la nostra cultura laica non ha più nulla da dirci. Lì dove si ricorda che la "densità" è più importante della durata del tempo, che la sofferenza è sventura ma anche chance di riscatto, o quando Nanà le dice "la morte è come una nascita. Cambia solo il colore".

Il libro
L'equilibrio delle lucciole
di Valeria Tron (Salani, pagg. 400, euro 18)