Cari italiani, ve la do io la democrazia!
di Saverio Raimondo , di Saverio RaimondoLa democrazia nasce ad Atene, nell'Antica Grecia, fra il VI e il V secolo a.C. Leggenda vuole che gli antichi greci, già inventori della Tragedia e della Commedia, mischiandole ottennero la Democrazia. In realtà l'inventore fu Solone, un politico e giurista ateniese, il quale fu il primo a pensare che tutti dovessero partecipare alle attività politiche e legislative - anche se il mattino dopo averlo pensato si svegliò con un gran mal di testa e la bocca tutta impastata.
L'idea di Solone, nonostante il suo nome facesse già presagire imbrogli e fregature, fu ripresa e consolidata da Clistene, che con le sue riforme favorì una larghissima partecipazione popolare alla vita pubblica ateniese pur senza ricorrere all'incentivo dei free drink.
La democrazia ateniese era fondata su un sistema di sorteggi che coinvolgeva a …
La democrazia nasce ad Atene, nell'Antica Grecia, fra il VI e il V secolo a.C. Leggenda vuole che gli antichi greci, già inventori della Tragedia e della Commedia, mischiandole ottennero la Democrazia. In realtà l'inventore fu Solone, un politico e giurista ateniese, il quale fu il primo a pensare che tutti dovessero partecipare alle attività politiche e legislative - anche se il mattino dopo averlo pensato si svegliò con un gran mal di testa e la bocca tutta impastata.
L'idea di Solone, nonostante il suo nome facesse già presagire imbrogli e fregature, fu ripresa e consolidata da Clistene, che con le sue riforme favorì una larghissima partecipazione popolare alla vita pubblica ateniese pur senza ricorrere all'incentivo dei free drink.
La democrazia ateniese era fondata su un sistema di sorteggi che coinvolgeva a rotazione tutti gli uomini della polis, mentre le donne ne erano escluse: evidentemente si trattava di un gioco erotico omosessuale poi degenerato in forma di governo.
L'impegno politico passò dall'essere un privilegio a essere un dovere; e gli ateniesi divennero dei fanatici che se poco poco ti beccavano a farti gli affari tuoi e non della collettività ti tiravano addosso gavettoni di cicuta.
La democrazia ateniese raggiunse il suo apogeo con Pericle, un demagogo populista che diede accesso al sistema politico anche alle classi inferiori, permise ai poveri di guardare spettacoli teatrali senza pagare, ed elargì generosi stipendi a tutti coloro che assumevano incarichi pubblici - cioè a chiunque. Risultato: cittadini in delirio e caroselli di bighe per le strade.
Dopo di lui l'intemperante popolo ateniese, mai così potente, finì con il mandare tutto in vacca con una politica dispendiosa e militarista, che trascinò Atene in guerre e massacri, e la democrazia in un lento declino.
La democrazia divenne così materia per storici e pensatori: Platone scrisse che la democrazia degenera inevitabilmente nella tirannia, ma perse ogni credibilità quando propose di affidare il governo ai filosofi portandosi insistentemente l'indice al petto e sollevando in modo eloquente le sopracciglia. Anche Aristotele considerava la democrazia una forma di governo "deviata", perché dava potere ai poveri - non che Aristotele fosse contrario alla beneficienza, ma dare il governo in elemosina a chi dorme per strada gli sembrava una forma eccessiva di carità.
All'esperienza della polis greca si ispirarono gli antichi romani nel fondare la prima repubblica della Storia; ma si guardarono bene dal far votare la plebe, che tanto non se ne lamentava visto che avevano panem et circenses.
Per molti secoli non vi furono più forme di democrazia: nel Medio Evo la gente era troppo impegnata a cascare da cavallo per pensare a libere elezioni.
Solo nel '700, con il secolo dei Lumi, in Europa sbocciò una nuova stagione democratica, favorita dallo sviluppo dei caffè e dalla diffusione della stampa, che portarono alla nascita delle opinioni. Dopo la lettura dei giornali (specie la pagina dello sport) e il conseguente dibattito noto come "chiacchiere da bar", le gente si faceva delle idee, di solito non originali ma sentite dire o lette da qualche altra parte, fra le quali il concetto di "sovranità popolare", "potere dal basso" e "arbitro venduto".
In questo clima intellettuale avvennero la rivoluzione americana (1776) e quella francese (1789), che promossero le prime elezioni democratiche a suffragio ristretto: potevano votare solo uomini e al di sopra di un certo reddito, praticamente i soci del Rotary Club.
In realtà, le elezioni non furono un'idea originale. Da anni in Vaticano si teneva il conclave, elezione il cui suffragio era particolarmente ristretto: solo uomini, ricchi e astinenti sessuali. Del conclave però le elezioni civili non presero né il dress code né l'unanimità: per vincere bastava avere la maggioranza dei voti, nessuno dei quali di castità.
Nel 1848 vi furono in tutta Europa rivolte e insurrezioni che posero fine ai regimi assolutisti, sostituendoli con governi liberali dal miglior rapporto qualità/prezzo. Si pose il problema di come incanalare la partecipazione popolare in qualcosa di meno rumoroso delle manifestazioni di piazza; si decise per il suffragio universale maschile. Tutti gli uomini potevano votare; ma chi? Nacquero allora i partiti politici.
Dopo solo qualche decennio, in Europa le masse diedero il loro voto a partiti fascisti e nazisti, i quali godettero di un tale consenso che, preso il potere, abolirono le elezioni senza nessuna protesta da parte di quelle stesse piazze che meno di un secolo prima si erano riempite per chiedere il voto.
La democrazia rappresentativa resuscitò dalle ceneri della seconda guerra mondiale più vigorosa di prima; e il popolo, che si era così distinto durante il nazi-fascismo per umanità e autonomia di pensiero, fu premiato con il suffragio universale per uomini e donne. Si rese così necessaria la regola di bon ton "a tavola non si parla di politica": nei primi tempi infatti, quando i commensali affrontavano l'argomento, finivano con il prendersi a forchettate.
I grandi partiti politici si spartirono l'elettorato; e le ideologie, pensieri precotti e automatici, si dimostrarono molto comode per la società di massa e i suoi ritmi frenetici: ti davano da pensare senza che ti dovessi mettere a pensarci tu.
Fu così che le democrazie nel mondo passarono da 12 a 44, poi 72, infine 117 - su un totale di 195 Paesi.
Eppure, nonostante questo exploit esteriore, all'interno le democrazie iniziarono a dare i primi segni di cedimento sin dai primi anni '80, quando con l'aumento demografico della popolazione mondiale la società civile non riusciva già più a contenere tutti, i media privati e commerciali cominciarono a spettacolarizzare la politica rendendo il dibattito isterico, e sopratutto la realtà presentò il conto alle ideologie. E come se già non bastasse tutto 'sto casino, hanno dato il voto persino a uno come me!
Libro - Memorie di un elettore riluttante di Saverio Raimondo (Feltrinelli, pagg. 128, euro 15)