Il blocco dello scrittore? Prendetelo con ironia. L'arte di Daniele Sigalot
di Annarita Briganti , di Annarita BrigantiPortare l’arte ovunque per non sentirsi fuori posto, per prenderla con ironia, per reggere questi anni. La nuova mostra di Daniele Sigalot s’intitola Out of Place e coincide con la nascita di una galleria in una fabbrica metalmeccanica sul lago Maggiore. L’esposizione sarà visitabile fino al 2 febbraio 2023 da WEM Gallery, Strada romana di sotto 2, Ornavasso (VB). Un nuovo spazio espositivo di oltre 1000 metri quadrati voluto dall’artista concettuale romano di indole nomade – Londra, Berlino, Milano, Barcellona e Napoli le sue ultime residenze – e dall’imprenditore Marco Bracaglia, fondatore e direttore di WEM, che ama i contrasti, come Sigalot, e apre le porte di un’azienda di settant’anni alla nuova produzione artistica. Testo critico di Sonia Belfiore, che sottolinea “la leggerezza ironica, capace di dare vita ad atmosfere oniriche e impossibili” dei lavori dell’artista e di questo progetto.
Nel 2017 Si…
Portare l’arte ovunque per non sentirsi fuori posto, per prenderla con ironia, per reggere questi anni. La nuova mostra di Daniele Sigalot s’intitola Out of Place e coincide con la nascita di una galleria in una fabbrica metalmeccanica sul lago Maggiore. L’esposizione sarà visitabile fino al 2 febbraio 2023 da WEM Gallery, Strada romana di sotto 2, Ornavasso (VB). Un nuovo spazio espositivo di oltre 1000 metri quadrati voluto dall’artista concettuale romano di indole nomade – Londra, Berlino, Milano, Barcellona e Napoli le sue ultime residenze – e dall’imprenditore Marco Bracaglia, fondatore e direttore di WEM, che ama i contrasti, come Sigalot, e apre le porte di un’azienda di settant’anni alla nuova produzione artistica. Testo critico di Sonia Belfiore, che sottolinea “la leggerezza ironica, capace di dare vita ad atmosfere oniriche e impossibili” dei lavori dell’artista e di questo progetto.
Nel 2017 Sigalot, come ci racconta, realizza nella fabbrica piemontese una scultura per una mostra nella Reggia di Caserta. Da allora l’artista e l’imprenditore, titolare della fabbrica, collaborano, si confrontano e nell’area industriale si sviluppa un’ala interamente dedicata alla produzione di opere d'arte e alla promozione degli artisti. Tutte le opere, molto belle, di Out of Place sono state progettate e realizzate nella fabbrica.
Tra i pezzi forti della mostra c’è la sfera in alluminio che a febbraio è stata esposta alla Galleria Nazionale di Roma: 720 chili di metallo accartocciato, in una enorme sala bianca, che rappresentano tutte le idee sbagliate prodotte da Sigalot nel corso della sua carriera, un inno agli errori che commettiamo nella nostra vita. E ancora: sculture metalliche, neon che puntano sull’arte del paradosso – la scritta ROSSO è azzurra, quella VERDE è fucsia – e la serie Superficial. Su un’opera post-it rossa, esposta tra le altre opere di Sigalot, leggiamo: Nothing really meaningful here.
Un percorso immersivo che prevede anche una performance, la prima di Sigalot, Writer’s Block, a cui è dedicata una stanza. L’artista ha sulla testa una scultura che rappresenta il peso delle idee degli autori alle prese con la pagina bianca, la pressione delle scadenze, il terrore di non farcela in un Paese in cui si legge poco. Il pubblico cerca di parlare con lui, che però nella parte superiore del corpo è avvolto dalla sua opera. La tazza “Pressure pressure pressure…” alla sua destra, sul tavolino dietro cui è seduto l’artista per lavorare al suo ipotetico libro, è già la più desiderata da chi scrive.
«Out of Place viene dal fatto di sentirsi fuori luogo. Mi sento fuori luogo anche alla mia mostra. È una sensazione che provo costantemente e deriva pure dall’unione tra l’arte e il luogo in cui viene creata ed esposta, tra le opere e la fabbrica. Il mio ultimo studio è a Napoli, per questa mostra mi sono trasferito nella Val d’Ossola e nel nuovo anno mi sposterò a Roma» dice Sigalot. «Il ruolo dell’artista oggi? Se le cose gli vanno davvero bene, è quello di riempire le teste e i cuori delle persone, nonché le case dei ricchi. Se le cose gli vanno male invece, e non riesce a intercettare le pareti di Brera o dei Parioli, né tantomeno i musei e quindi i ventricoli e le sinapsi dell’uomo comune, allora il suo ruolo rimane quello di guardarsi dentro e di tirare fuori ciò che riesce a condividere, che poi è la cosa più onesta che possiamo fare sempre».