FRANCOFORTE. Il tratto più visibile di Fernando Aramburu è una compostezza timida. C'è da dire che la Buchmesse di Francoforte non sembra l'ambiente più congeniale agli scrittori. Dovrebbero muoversi come pesci in un acquario e invece sembrano sempre un po' confusi. La Spagna quest'anno è il Paese ospite d'onore e nel suo padiglione si organizzano incontri e si festeggia. Un misurato Aramburu ieri ha ricordato Almudena Grandes, scrittrice di passioni strabordanti, ma la mattina, prima che venisse rapito dagli impegni, abbiamo chiacchierato di letteratura. Di come possa essere una cura all'odio. Ne è sicuro? "Per me lo è stata. Mi sono salvato grazie ai libri".
Quali libri?
"Leggevo compulsivamente da ragazzo, ma devo la mia formazione morale umanista a Albert Camus. La sua idea di uomo in rivolta è un antidoto al totalitarismo. Mi ha insegnato a rigettare ogni violenza come atto immorale e a mettere sempre al primo posto l'essere umano. Camus dice una cosa in fondo semplice ma importantissima: che non si può migliorare la società recando danno agli altri".
Fu un'opera molto discussa che divise il mondo di sinistra.
"Io ho appreso da Camus a vivere pacificamente. Sono cresciuto sotto la dittatura, la violenza era nell'aria. Scegliere di combatterla non era naturale, richiedeva volontà, impegno. San Sebastián, la mia città, era teatro di scontri giornalieri. Negli ultimi anni del franchismo c'erano morti per strada, un'intollerabile atmosfera di repressione. Quel clima mi ha segnato molto".
La sua famiglia le è stata di supporto?
"La mia classe d'origine è modesta. Mio padre era un operaio, a casa non c'erano libri. Mi appassionai comunque alla lettura. Leggevo di tutto, soprattutto poesie. E man mano che ampliavo il mio vocabolario e scoprivo il potere della parola, capivo che il mondo non si riduceva a me e al mio Paese ma c'erano altre terre, altre storie. Leggendo imparai a rispettare l'essere umano. Sognavo già allora di diventare scrittore. La mia vita è il compimento del sogno di quel muchacho".
Eppure l'odio ha molto spazio nei suoi racconti, come se fosse inestirpabile dalla nostra natura.
"L'odio è una pulsione umana naturale, per combatterlo va abbracciata una prospettiva democratica. Bisogna mettere in campo cultura, educazione, rispetto, creare spazi di civilizzazione. Guardiamo alla guerra in Ucraina, purtroppo lì si sta consumando un'enorme tragedia collettiva generata dal sentimento di superiorità di un capo di Stato che si sente legittimato alla violenza".
Il nazionalismo in fondo è una forma di chiusura agli altri.
"I nazionalisti ritengono il proprio Paese una proprietà da difendere, non guardano oltre. Il loro atteggiamento è il contrario dell'educazione sentimentale di cui le parlavo. I nuovi populismi utilizzano linguaggi di esclusione verso le minoranze e fomentano l'odio. Non riesco a farmene una ragione. Da parte mia non accetto neanche il concetto di straniero. Ogni volta che mi trovo davanti a un altro essere umano, chiunque esso sia, subisco una fascinazione. Inizio a domandarmi chissà che cosa starà pensando, che cosa sente, che sogna. Quasi mai ottengo la risposta ma questa contemplazione della sensibilità altrui è la sostanza primaria della letteratura, che è sempre un'amplificazione dell'esperienza umana".
Nei suoi libri, sia "Patria" che "I rondoni", l'immersione nella vita degli altri ha quasi sempre un respiro storico. Il franchismo, il terrorismo dell'Eta, le nuove destre e Vox.
"Va da sé che ogni singola storia sia immersa nella società del suo tempo. Quando scrivo non assumo a priori una prospettiva filosofica astratta, ma immergo i miei personaggi nell'esistenza concreta. La cosa che maggiormente mi interessa è il fattore umano".
C'è molta solitudine, come mai?
"Toni, il protagonista de I rondoni, è un tipo poco socievole che occulta il suo dolore e lo libera solo quando scrive. Racconto un perdente che fa un grande sforzo per adattarsi ai tempi, un uomo consumato da una grande insoddisfazione, diviso tra la razionalità e ciò che sente nel profondo. Ci tengo però a precisare che non è un libro autobiografico (ride, ndr).
Lei com'è?
"Sono un amante della vita, ho una bella famiglia e da trentotto anni sto con la stessa donna. Ci sono state discussioni tra noi, come è normale, ma viviamo ancora in armonia. Diciamo che mi impegno a difendere il mio mondo concreto di affetti, a condivedere con loro quello che ho".