Ci sarebbe da indagare in profondità su quanto le nostre passioni legate alla fiction ci spingano a coltivare sogni e ambizioni, fin verso i limiti estremi dello spazio siderale, facendoci immaginare un futuro migliore per l’intera razza umana. Samantha Cristoforetti, per esempio, è un’appassionata della prima ora della storica e complessa saga cinetelevisiva di Star Trek, al punto da aver più volte indossato, non per un estemporaneo cedimento allo spettacolo, ma per un profondo amore, le uniformi di quella Flotta Stellare che attraversa sistemi solari, galassie e dimensioni alternative nell’universo narrativo creato più di mezzo secolo fa da Gene Roddenberry.
Dal canto suo, Luca Parmitano ha più volte dichiarato di aver sognato di diventare astronauta dopo aver visto al cinema, quando aveva solo sette anni, il film Uomini Veri, diretto da Philip Kaufman e tratto dal non-fiction novel The Right Stuff, in cui Tom Wolfe ripercorreva con verve da romanzo storico le imprese dei piloti americani arruolati nel Progetto Mercury, antesignano dei Programmi Gemini e Apollo che avrebbero portato il primo uomo a sbarcare sulla Luna. E non è un caso che i colleghi abbiano soprannominato Luca Parmitano “Skywalker” (“Colui che cammina nel cielo”), associando il suo nome di battesimo a quello di Luke Skywalker, protagonista della prima trilogia cinematografia di Star Wars.
Era il mese di dicembre del 1995 e fu all’Hotel Concorde di Arona, in provincia di Novara, dove si teneva il nono Convegno Nazionale dello STIC, che Avvisati – oggi animatore di Batman Crime Solver, un progetto web amatoriale dedicato all’oscuro supereroe della DC Comics – conobbe la futura AstroSamantha: “Eravamo trecentosettanta persone distribuite in ambienti organizzati in una decina di locali, battezzati ciascuno col nome di un'astronave della Starfleet. Fu nell'auditorium, dove si tenevano conferenze e proiezioni, che ebbi la fortuna di sedermi accanto a una ragazza sorridente con indosso la divisa di ufficiale scientifico della Flotta Stellare di Star Trek, proprio come me. Lei notò le macchioline che mi ero fatto disegnare su entrambi i profili del volto, che stavano a indicare la mia "appartenenza" ai Trill, una delle tante razze planetarie dell'universo fantascientifico di Star Trek"
"Iniziammo a parlare di questa tipologia di extraterrestri che appassionava entrambi perché si tratta di una specie simbiotica, caratterizzata cioè dalla simbiosi tra due diverse forme di vita: un “ospite” umanoide e un simbionte che accumula le esperienze dei suoi ospiti precedenti. Quando si parla in maniera così piacevole, sembra che ci si conosca da sempre, ma le presentazioni, a un certo punto furono d’obbligo: “Piacere, mi chiamo Stefano”. E lei: “Piacere Samantha”. Avemmo così modo, nell’arco dei tre giorni della convention, di pranzare, cenare e prendere parte a discussioni insieme ad altri appassionati".
"Tra le tante conversazioni che spaziavano tra la nostra comune passione e discorsi più personali, Samantha mi raccontò che in quel periodo si stava impegnando nello studio, letteralmente “matto e disperatissimo”, di quelle discipline scientifiche che si occupavano delle applicazioni della matematica ai problemi della fisica e dello sviluppo di metodi matematici adatti alla formulazione di teorie fisiche nonché alle loro relative applicazioni. Perché il suo sogno era quello di poter viaggiare nello spazio, proprio come i nostri beniamini che tanto ci facevano sognare con le loro gesta nei telefilm e nei film della saga".
"È trascorso parecchio tempo, ma sapere che il suo sogno si è trasformato in realtà mi ha reso felice e orgoglioso. Mi sono emozionato quando l’ho vista pubblicare su Twitter degli scatti che la vedevano indossare nello spazio l’uniforme di colore rosso che in Star Trek: The Next Generation contraddistingue gli ufficiali di plancia. Lei sì che, veramente, è potuta arrivare “dove nessuno è mai giunto prima”.”