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Una domanda a mamma Giorgia Meloni; e le altre donne?

(agf)

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C'è chi dice che la neo premier sia anche lei un prodotto del femminismo e delle sue battaglie. Ma lei è fiera di aver trionfato in rappresentanza dell’estrema destra storicamente “esclusa”, non della componente femminile della società
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Un’immagine bellissima e di grande tenerezza, la bimba seduta in prima fila, orgogliosa, emozionata, che guarda la sua mamma giurare come prima donna premier nella storia d’Italia. Sembra incarnare quanto hanno scritto in molti: adesso le bambine, guardando Palazzo Chigi, potranno sognare “anch’io!”. Sembra - almeno finché non si affacciano nel pensiero i visi di altre bambine.
Per esempio, io pensavo a una quasi coetanea della piccola Ginevra che ha due mamme; la conosco bene (ci piace disegnare i gatti insieme), la sua famiglia è piena di amore, ma secondo molti esponenti del nuovo potere sarebbe un’aberrazione: cosa potrà provare, ascoltandoli? Bambine come lei non contano? E le bambine con background migratorio, magari pure con la pelle scura? quelle che non sono cristiane? quelle che non sognano di essere mamme? Un classico del femminismo s’intitola Dalla parte delle bambine, ma s’intende di tutte le bambine.

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Un’immagine bellissima e di grande tenerezza, la bimba seduta in prima fila, orgogliosa, emozionata, che guarda la sua mamma giurare come prima donna premier nella storia d’Italia. Sembra incarnare quanto hanno scritto in molti: adesso le bambine, guardando Palazzo Chigi, potranno sognare “anch’io!”. Sembra - almeno finché non si affacciano nel pensiero i visi di altre bambine.
Per esempio, io pensavo a una quasi coetanea della piccola Ginevra che ha due mamme; la conosco bene (ci piace disegnare i gatti insieme), la sua famiglia è piena di amore, ma secondo molti esponenti del nuovo potere sarebbe un’aberrazione: cosa potrà provare, ascoltandoli? Bambine come lei non contano? E le bambine con background migratorio, magari pure con la pelle scura? quelle che non sono cristiane? quelle che non sognano di essere mamme? Un classico del femminismo s’intitola Dalla parte delle bambine, ma s’intende di tutte le bambine.


Dicono: Meloni è anche lei un prodotto del femminismo e delle sue battaglie. Ma non pare proprio riconoscere i meriti di quelle madri simboliche. Tutto in lei trasuda un messaggio: è fiera di aver trionfato in rappresentanza dell’estrema destra storicamente “esclusa” (e molto autoesclusa: riprendete in mano gli ottimi studi di Ignazi e Germinario sulla storia del Msi), non delle donne. Fiera di un’affermazione individuale, realizzata col sostegno di famiglia e amici (uomini - di “camerate” rilevanti non se ne vedono). Dicono: le bambine la guarderanno, e sapranno di potercela fare! davvero? ma come? in nome di cosa? Qualche sera fa, la trasmissione “Il cavallo e la torre” di Marco Damilano, su Rai3 ci ha molto opportunamente mostrato Meloni in una serie di filmati di repertorio, tra cui la prima apparizione tv, già brava e carismatica, e poi, sempre giovanissima, che faceva da spalla ridente a Berlusconi (che la fece, altro primato, la più giovane ministra della storia d’Italia) in uno dei soliti siparietti di battute maschiliste. Il messaggio sarebbe: fai quello che devi fare per la tua carriera, fregatene dei “dettagli”, fai quel che serve e poi avrai la tua rivalsa personale, il potere è questo e nient’altro? Ma anche no. Per questo e altro, in tante ripetono, e io concordo, che è tutta dentro le logiche maschili del potere, e non disturba il patriarcato: è l’eccezione che conferma la regola. La scalata in chiave individualistico-competitiva può dare “spallate” importanti in materia di questioni di genere, per carità, ma il femminismo è altro e molto di più; storicamente ha tra i suoi tratti centrali la dimensione solidale, l’impegno comune, la lotta che vada a beneficio di tutte.


Meloni si firma “il” Presidente, e così, che lo voglia o no, suona di fatto ancora tutta intrappolata dentro l’ansia per cui la donna, per valere, deve essere come un uomo. Ma anche basta! Penso alla devastazione lasciata da una Thatcher. Non avrei brindato a una vittoria “storica” di Marine Le Pen in Francia. Come cittadina non mi sento rappresentata da Meloni. “Storico” è qualcosa di molto significativo, ma non positivo tout court.


Gli indicatori dell’atteggiamento complessivo del governo sui temi che concretamente incidono sul ruolo della donna (madri incluse) nella società, in particolare le condizioni materiali che possano consentire loro di dispiegare appieno il proprio potenziale, non sono incoraggianti, neoministra Roccella in testa. Crosetto si dice preoccupato della “tenuta sociale”: speriamo allora che non depauperino il welfare in favore della spesa militare. E poi, quale welfare?
Il segno del femminile che fa la differenza, ieri come oggi, apre, non chiude, si fonde con le battaglie per il bene comune, per i diritti di tutti. Spinge a progredire, non a tornare al passato, come mostrano una miriade di esempi in tutto il mondo. Le leader donne che in America Latina si battono per la difesa dei diritti, delle minoranze e dell’ambiente (da noi la neopremier ha cancellato persino il riferimento alla “transizione ecologica”); le ragazze che danno la vita per contestare il regime oppressivo dell’Iran e urlano “donna vita e libertà”, uno slogan che nasce dal Movimento di liberazione delle donne curde.


Credo che, paradossalmente, alla fin fine potrebbe incidere di più la novità del first gentlemen. «Spero di poter continuare a lavorare», ha detto Andrea Giambruno. Magari ha insistito un po’ troppo sulla “supermamma” (le donne sono già abbastanza schiacciate da montagne di standard irrealistici), ma è bello il pieno sostegno che mostra alla compagna. Mostra che una diversa distribuzione di potere non è svirilizzante; magari intaccherà il maschilismo ancora diffuso tra gli elettori di destra, e non solo. Auguriamo loro, e ci auguriamo, di tutto cuore che non finisca come nella serie Borgen.