Perché Roger Scruton piace tanto alla destra
di Roberto Esposito , di Roberto EspositoNon c'è dubbio che delle tre citazioni di Giorgia Meloni a Montesquieu, Steve Jobs e Roger Scruton (1944- 2020), l'ultima sia la più congeniale al suo progetto politico-culturale. Tra il padre del costituzionalismo liberale e l'inventore postmoderno della rete - entrambi con lo sguardo al futuro - il conservatorismo di Scruton corrisponde assai meglio a un modello ideologico declinato al passato. Va però detto che si tratta di un riferimento non banale, fuori portata di Berlusconi o Salvini. Ma che proprio perciò conferisce al discorso della premier una netta connotazione conservatrice.
Intanto chi è Scruton? Definito con qualche enfasi dal New Yorker il più influente filosofo contemporaneo, è stato un personaggio di primo piano nella cultura tradizionalista anglosassone. Autore di una cinquantina di libri, filosofo, scrittore, compositore. Un intellettuale controverso. Osannato da alcuni e criticato da altri per le s…
Non c'è dubbio che delle tre citazioni di Giorgia Meloni a Montesquieu, Steve Jobs e Roger Scruton (1944- 2020), l'ultima sia la più congeniale al suo progetto politico-culturale. Tra il padre del costituzionalismo liberale e l'inventore postmoderno della rete - entrambi con lo sguardo al futuro - il conservatorismo di Scruton corrisponde assai meglio a un modello ideologico declinato al passato. Va però detto che si tratta di un riferimento non banale, fuori portata di Berlusconi o Salvini. Ma che proprio perciò conferisce al discorso della premier una netta connotazione conservatrice.
Intanto chi è Scruton? Definito con qualche enfasi dal New Yorker il più influente filosofo contemporaneo, è stato un personaggio di primo piano nella cultura tradizionalista anglosassone. Autore di una cinquantina di libri, filosofo, scrittore, compositore. Un intellettuale controverso. Osannato da alcuni e criticato da altri per le sue posizioni antimoderne, ha diretto The Salisbury Review - la maggiore rivista della destra britannica. Certo, la cultura conservatrice inglese ha caratteri peculiari, differenti da quella, postfascista o razzista, di altri paesi. Ciò ha consentito a Scruton di vivere esperienze significative, come l'impegno per i dissidenti dell'Est in epoca sovietica, per il quale è stato espulso dalla Cecoslovacchia e successivamente premiato da Havel e dalla stessa regina Elisabetta. Ma lo snodo decisivo della sua biografia è stato il soggiorno in Francia a cavallo del '68, che lo ha portato a un netto rifiuto delle ideologie della sinistra progressista, dei movimenti pacifisti, femministi, multiculturali. Da qui lo spostamento verso posizioni sempre più conservatrici, orientate a un umanesimo fortemente venato di cristianesimo. Ciò segna a fondo un "naturalismo" vissuto in termini spiritualistici. Il suo libro sulla Natura umana va letto insieme a quello sul Volto di Dio.
Questo elemento teologico-politico - vicino alla triade Dio, Patria, Famiglia - va tenuto presente per cogliere il senso delle parole pronunciate da Meloni alla Camera. Quando ha affermato che "non c'è ecologista più convinto di un conservatore", non si riferiva tanto all'ambiente naturale odierno, quanto all'universo, con al centro l'uomo, creato una volta per sempre da Dio. Si tratta di una natura "eterna" e in quanto tale contrapposta alle dinamiche storiche. Scrive Scruton, "il conservatorismo che io professo afferma che noi abbiamo ereditato delle cose buone e dobbiamo conservarle". Quali? La Tradizione, la Comunità, la Verità impressa nel mondo naturale fin dal momento della creazione. Tutto ciò fa della Nazione - ben lontana dalla laicità dello Stato - la sostanza vivente che raccoglie in uno stesso territorio le memorie degli antenati quali lascito perenne che, nel succedersi delle generazioni, legano i Figli all'eredità dei Padri.
Per salvaguardare quelle radici dobbiamo difenderci dallo sradicamento portato dalla storia e dalle ideologie del progresso. Il nemico è la secolarizzazione che ha interrotto la linea sacra della tradizione, portando il relativismo e l'indifferenza in un mondo senza centro e senza confini, proclive al globalismo e all'internazionalismo. Una deriva che per Scruton ha disarmato l'Occidente nei confronti di civiltà più forti, perché radicate nei propri valori. Ciò non toglie che l'Occidente resti la nostra parte, come ha rivendicato con passione convinta Giorgia Meloni. Ma a patto che esso non dimentichi la sua matrice originaria, indissolubilmente umana, naturale e divina.