Cultura

Morta Katherine Duncan-Jones, la storica che diede del "misogino" a Shakespeare

Un ritratto di William Shakespeare
Un ritratto di William Shakespeare 
La studiosa di Oxford, scomparsa a 81 anni, nei suoi libri aveva sempre contestato l'immagine romantica del Bardo, mettendone in luce i difetti. "I precedenti biografi, per lo più maschi, sorvolavano sui suoi aspetti meno piacevoli" diceva del suo lavoro
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Si è spenta a 81 anni la storica britannica Katherine Duncan-Jones, tra le principali studiose della letteratura dell'Inghilterra elisabettiana e autrice di numerosi studi su William Shakespeare che hanno sfatato miti e infranto consolidati giudizi. È stata docente di letteratura inglese all'Università di Cambridge dal 1966 al 1997 e poi all'Università di Oxford dal 1998 al 2001. Dal 1991 era membro della Royal Society of Literature.

Autrice di numerosi articoli e saggi sul Bardo, Duncan-Jones era nota per il libro Ungentle Shakespeare: Scenes From His Life (Bloomsbury Arden, 2001), una biografia in cui sfidava la tradizionale visione romantica del grande drammaturgo inglese, raffigurandolo come avaro, evasore di tasse, spudorato arrampicatore sociale, proprietario terriero egoista, ghiottone e ubriacone. Era anche, sosteneva la storica di Oxford, un narcisista, un marito e un padre severo e un misogino che "disprezzava le donne ed era incline all'omosessualità".

Il titolo del suo libro, Ungentle Shakespeare, aveva - fa notare il New York Times nell'articolo dedicato alla sua scomparsa - un doppio significato. Shakespeare era "scortese" nei modi, e non apparteneva alla classe dei gentiluomini, nonostante il suo desiderio di emergere nella società elisabettiana. Nato con pochi mezzi nelle Midlands inglesi, acquisì lo stemma di famiglia - con il motto "Non Sans Droit" o "Not Without Right" - da un commerciante.

"I precedenti biografi dell'età romantica e vittoriana tendevano a idolatrare il Bardo e a considerarlo un faro morale - spieg?ava Duncan-Jones - Mi sorprende quanto a lungo questa tradizione sia continuata per Shakespeare, peraltro senza fondamento". La studiosa ha sempre negato di voler essere provocatoria: "Il problema era che i precedenti biografi, per lo più maschi, avevano sorvolato sugli aspetti meno piacevoli del suo personaggio".