✕

L'architetto Alejandro Aravena: "Il mio museo del futuro nei silos di Doha"

Il progetto dell’Art Mill di Alejandro Aravena che aprirà a Doha nel 2030 

Ascolta l'audio

Il grande architetto cileno è in Qatar per creare l'Art Mill, un nuovo spazio dedicato al contemporaneo. Su Robinson i reportage sui progetti culturali del Paese dei Mondiali. E dei suoi vicini
2 minuti di lettura

DOHA. Siamo arrivati qui come principianti, siamo studenti. Non sempre si parte da un'idea. Prima si comincia da un luogo, come in questo caso". Il "principiante" sarebbe lui, Alejandro Aravena, cileno, classe 1967, vincitore del Premio Pritzker nel 2015, direttore della Biennale di Venezia l'anno dopo, leader dello studio Elemental e della nuova architettura sostenibile. Il "luogo" è il granaio di Doha, un edificio con ciclopici silos che si affaccia sul mare. Aravena lo trasformerà nell'Art Mill, un nuovo tempio dell'arte moderna e contemporanea, che aprirà nel 2030 su una superficie di oltre 80 mila metri quadrati.


"È il mio primo museo", ammette, mentre con l'aspetto di una star - ma soltanto quello - si muove negli spazi dove il grano viene macinato ancora. Arriva nel Paese arabo dopo i colleghi I.M. Pei, Jean Nouvel, Rem Koolhaas, che hanno firmato edifici innovativi come il Museum of Islamic Ar…

DOHA. Siamo arrivati qui come principianti, siamo studenti. Non sempre si parte da un'idea. Prima si comincia da un luogo, come in questo caso". Il "principiante" sarebbe lui, Alejandro Aravena, cileno, classe 1967, vincitore del Premio Pritzker nel 2015, direttore della Biennale di Venezia l'anno dopo, leader dello studio Elemental e della nuova architettura sostenibile. Il "luogo" è il granaio di Doha, un edificio con ciclopici silos che si affaccia sul mare. Aravena lo trasformerà nell'Art Mill, un nuovo tempio dell'arte moderna e contemporanea, che aprirà nel 2030 su una superficie di oltre 80 mila metri quadrati.


"È il mio primo museo", ammette, mentre con l'aspetto di una star - ma soltanto quello - si muove negli spazi dove il grano viene macinato ancora. Arriva nel Paese arabo dopo i colleghi I.M. Pei, Jean Nouvel, Rem Koolhaas, che hanno firmato edifici innovativi come il Museum of Islamic Art, il National Museum e la National Library. Il suo progetto, con quello di Herzog & de Meuron per il Lusail Museum, concluderà il lungo programma culturale lanciato da Qatar Museums, che raggiunge l'apice proprio mentre infuriano le polemiche sui diritti civili e la libertà sessuale, alla vigilia dei Mondiali di calcio ospitati a Doha dal 20 novembre. La rivoluzione artistica nel deserto sarà raccontata sul nuovo numero di Robinson. Ma qui l'anti-archistar, appunti e disegni alla mano, svela per la prima volta il suo prossimo lavoro che includerà un villaggio per i creativi e un giardino ideato da Günther Vogt, paesaggista del Liechtenstein, mentre la direzione della collezione è affidata alla curatrice francese Catherine Grenier.


Aravena, come si realizza oggi un museo?
"Nell'architettura non si inventa niente. In questo caso, bisogna entrare in contatto con i silos. Catturare l'energia della struttura preesistente, studiarla bene e poi cambiarne la funzione. Si tratta di uno spazio monumentale e intimo al tempo stesso".


Ma l'architettura non è anche un'opera in sé, come siamo stati abituati a vedere negli ultimi decenni?
"Noi architetti realizziamo cornici, non siamo protagonisti. L'obiettivo - in questo caso il mio per l'Art Mill - è quello di conservare il testo del tempo. L'edificio di partenza sarà preservato il più possibile. Creeremo solo connessioni per aprire passaggi tra spazi stretti. Non vogliamo toccare il mare, che è qui a un passo, né il volto di questa parte di città. Faremo presto".


In che modo si adatta una struttura industriale così alla funzione di spazio espositivo?
"Non conosciamo ancora le opere d'arte che l'Art Mill raccoglierà. Ma abbiamo predisposto delle alternative valide, strategie che possano andare incontro alle esigenze dei singoli lavori esposti, alle differenti dimensioni. Le torri dei silos sono fantastiche e tali resteranno. Il pane di Doha è prodotto qui: la memoria è importante, non solo per l'ambiente, ma per la storia".


Quali sono le caratteristiche dell'architettura sostenibile?
"La pratica dello studio Elemental è di eliminare il superfluo. Ridurre il consumo è fondamentale: l'essenzialità deve rappresentare il principio guida. Non si tratta solo di funzionalità. Oggi è il cuore del problema: ciò che è essenziale durerà nel tempo. In una cultura desertica, come quella del Qatar - ma anche quella cilena da cui provengo - non puoi realizzare tutto. Devi fare attenzione agli strumenti che usi, salvare solo il necessario. Le piante desertiche sono intelligenti: minimizzano le energie per adattarsi a un ambiente ostile. Noi dobbiamo seguire la stessa attitudine delle piante".


In un Paese come il Qatar il consumo energetico è un tema problematico, a causa delle alte temperature.
"Con l'Art Mill staremo attenti anche a questo. Non installeremo vetri esterni per evitare il contatto col sole e il conseguente aumento dell'aria condizionata".


Che idea ha del Qatar, oggetto in questi giorni di nuove polemiche, alla vigilia dei Mondiali di calcio?
"Sono arrivato qui senza conoscerne molto. Grandi forze stanno agendo in questo Paese. Il punto importante è riuscire a creare un ambiente per le opportunità. La democrazia si costruisce a partire dalle città".
E com'è una buona città?
"Quella che bilancia spazi pubblici e privati. Quella in cui ogni cittadino ha un metro quadrato tutto per sé. Le città devono essere a misura
di quello che si può fare gratis. La qualità della vita si misura da questo. E l'Art Mill vuole rispondere a questi criteri: offrirsi alla comunità come un luogo dove fare anche una semplice passeggiata, godersi la vista del mare e prendere un gelato".


Quale sarà la prima cosa che farà una volta tornato in Cile?
"Andare nel deserto. È la mia forma di detox".