La scuola italiana non supera l’esame delle diseguaglianze
di Ilaria Venturi , di Ilaria Venturi"Cara signora, ho ripensato spesso a lei e a quell'istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che "respingete"". Vale la pena rileggere don Milani, a 55 anni dalla pubblicazione di Lettera a un professoressa, per tornare ad allarmarsi o quantomeno a preoccuparsi sulla scuola di oggi. Rimasta diseguale. E che, ricordava ieri un'indagine dell'Istituto Demopolis per l'impresa sociale "Con i bambini", nell'ultimo anno segnato dal Covid, il 2021, ha bocciato per troppe assenze 84 mila alunni delle medie e superiori. "Una città fantasma grande quasi come Brindisi o Como" commenta Marco Rossi Doria. La domanda allora diventa: quanto futuro ci stiamo perdendo tra i banchi? Di scuola diseguale scrivono due sociologhe, Camilla Borgna, docente all'università di Torino, ed Emanuela Struffolino, ricercatrice alla Statale di Milano, nel numero del Mulino in uscita domani "Un Paese sempre più diseguale". …
"Cara signora, ho ripensato spesso a lei e a quell'istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che "respingete"". Vale la pena rileggere don Milani, a 55 anni dalla pubblicazione di Lettera a un professoressa, per tornare ad allarmarsi o quantomeno a preoccuparsi sulla scuola di oggi. Rimasta diseguale. E che, ricordava ieri un'indagine dell'Istituto Demopolis per l'impresa sociale "Con i bambini", nell'ultimo anno segnato dal Covid, il 2021, ha bocciato per troppe assenze 84 mila alunni delle medie e superiori. "Una città fantasma grande quasi come Brindisi o Como" commenta Marco Rossi Doria. La domanda allora diventa: quanto futuro ci stiamo perdendo tra i banchi? Di scuola diseguale scrivono due sociologhe, Camilla Borgna, docente all'università di Torino, ed Emanuela Struffolino, ricercatrice alla Statale di Milano, nel numero del Mulino in uscita domani "Un Paese sempre più diseguale". "A oltre due anni dall'inizio della crisi pandemica, i divari che già da tempo segnavano il nostro sistema scolastico sono diventati sempre più stridenti e difficili da ignorare", osservano le due studiose. Le diseguaglianze a scuola sono di opportunità educative date dalle condizioni famigliari. E sono determinate dalla povertà educativa così definita: chi getta la spugna prima di arrivare al diploma o alla qualifica e chi arriva al titolo di studi dell'obbligo, ma con scarse competenze nel comprendere un testo o risolvere un semplice problema di matematica.
"In Italia la situazione di povertà educativa è grave - osserva Camilla Borgna - ed è legata alla diseguaglianza non solo perché la dispersione scolastica e le scarse competenze riguardano prevalentemente ragazzi che crescono in contesti svantaggiati, ma anche perché spesso questi fenomeni sono essi stessi forieri di disparità".
Il Covid, come ha segnalato l'ultimo Rapporto Invalsi, ha peggiorato il livello di competenze. "La Dad - rileva Camilla Borgna - ha prodotto perdite di apprendimento notevoli soprattutto fra gli studenti più deboli in partenza anche in Paesi digitalmente più avanzati. In Italia il peggioramento si è visto soprattutto alle medie e superiori. Inoltre, visto che l'apprendimento è un processo cumulativo, gli effetti li vedremo ancora negli anni a venire". Ma si tratta comunque di ragazzi che la scuola ha tenuto in classe. Chi invece ha abbandonato gli studi, certifica Eurostat, nel 2021 è il 12,7% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni contro il 9,7% dell'Ue. Per capire quanto la pandemia abbia influito sugli abbandoni bisognerà attendere. Ma i segnali non sono incoraggianti.
Il saggio prende in esame i fattori che spingono a lasciare la scuola: brutti voti e bocciature, un mercato del lavoro allettante, l'impoverimento della famiglia. "Aver sospeso le bocciature nel 2019-20 ha moderato l'effetto abbandono, ma poi si è tornati a bocciare come prima" spiega Camilla Borgna. "La raccomandazione non è quella bisogna regalare promozioni, ma rafforzare il recupero". L'aumento delle opportunità occupazionali registrato tra il 2018 e il 2020 per gli uomini con bassa qualifica al Sud, poi, "potrebbe aver attirato prematuramente al lavoro gli studenti più fragili". Stessa spinta data dal contesto: la povertà minorile è aumentata dal 13,5% nel 2020 al 14,2% nel 2021. "Ciò che sembra evidente - le conclusioni - è che i principali meccanismi generativi della dispersione non sono stati disinnescati". Anzi, se non si interverrà, la scuola sarà ancora più diseguale.