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Alessandro Giuli verso la presidenza del Maxxi al posto di Melandri. La mossa di Sangiuliano

Alessandro Giuli 
Il giornalista candidato dal nuovo ministro della cultura per sostituire l'attuale presidente del museo romano. Giuli, 47 anni, è amico di vecchia data della presidente del Consiglio Meloni
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Ieri sera Alessandro Giuli era laddove è sovente stato negli ultimi anni: in tv a difendere Giorgia Meloni. Tanta virtù meritava finalmente un premio. Secondo un'indiscrezione di Tpi, rilanciata da Dagospia, sarà lui il nuovo presidente della Fondazione Maxxi, il museo nazionale delle Arti del XXI secolo con sede al Flaminio, a Roma. Sostituirà Giovanna Melandri, in scadenza dopo dieci anni. Dal veltronismo al melonismo il salto non potrebbe essere più straniante. Anche perché Melandri, 60 anni, è stata ministra della Cultura. Giuli lo ha sempre sognato. Da giovane cronista quando gli chiedevano "che vuoi fare da grande?" esplicitava questa sua vocazione segreta: "Occuparmi un giorno di musei, di beni culturali, di biblioteche". Il ministro Gennaro Sangiuliano lo ha in qualche modo accontentato.


Quel che questa nomina rivela è che stanno arrivando, nei gangli vitali dove pezzo dopo pezzo si decide l'…

Ieri sera Alessandro Giuli era laddove è sovente stato negli ultimi anni: in tv a difendere Giorgia Meloni. Tanta virtù meritava finalmente un premio. Secondo un'indiscrezione di Tpi, rilanciata da Dagospia, sarà lui il nuovo presidente della Fondazione Maxxi, il museo nazionale delle Arti del XXI secolo con sede al Flaminio, a Roma. Sostituirà Giovanna Melandri, in scadenza dopo dieci anni. Dal veltronismo al melonismo il salto non potrebbe essere più straniante. Anche perché Melandri, 60 anni, è stata ministra della Cultura. Giuli lo ha sempre sognato. Da giovane cronista quando gli chiedevano "che vuoi fare da grande?" esplicitava questa sua vocazione segreta: "Occuparmi un giorno di musei, di beni culturali, di biblioteche". Il ministro Gennaro Sangiuliano lo ha in qualche modo accontentato.


Quel che questa nomina rivela è che stanno arrivando, nei gangli vitali dove pezzo dopo pezzo si decide l'egemonia culturale, gli aedi della destra; gli intellettuali del nuovo corso, quelli che, nei luoghi che contano, sussurrano con voce flautata: "Lasciamola lavorare!". L'egemonia culturale, si capisce, è una delle ossessioni di Sangiuliano. E Giuli colto lo è davvero. E molto di destra, da ragazzo lo era ancora di più, di una destra bibliofila che si diverte a citare Bifo Berardi e a rimpiangere Lucio Colletti. Perché sempre lì si finisce: nel complesso d'inferiorità verso la grande scuola dell'egemonia culturale della sinistra.
Soprattutto Giuli è, da molti anni, amicissimo di "Giorgia", come la chiama. Il Fatto ha scritto che parla di lei come Brosio di Medjugorje. Ieri dalla Gruber le ha trovato un difetto: "Le manca il pathos della distanza". La conduttrice gli ha domandato conferma della nomina. E lui: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere". "Sei un doroteo!", lo ha etichettato Massimo Giannini. Altri tratti distintivi: Giuli parla in latino. È pagano. Cultore di storia romana. Ha scritto E venne la Magna Madre: i riti, il culto e l'azione di Cibele Romana, edito da Settimo Sigillo.


Ha 47 anni. Maturità classica. Laurea in filosofia. Nasce giornalista al Foglio. Fece parte della cantera del Foglio dei Fogli, con Giorgio dell'Arti. Poi l'ingresso al giornale, subito benvoluto dall'allora direttore, Giuliano Ferrara, che lo promuoverà vicedirettore. Da cronista si occupa a lungo della destra, ça va sans dire. Sono gli anni del berlusconismo imperante, e della successiva scissione di Gianfranco Fini. Riverserà quell'esperienza in un libro, Il passo delle oche, sull'identità irrisolta dei postfascisti. Glielo pubblica Einaudi. Una consacrazione. E infatti alla fine è Giuli un uomo di mondo, e lo è diventato ancora di più, nelle innumerevoli comparsate televisive. Lo si vede ovunque, insieme a Francesco Borgonovo, il giornalista della Verità: i virgulti di una destra che non vuole più nascondersi. Anche se, dicono i maligni, Giuli, come tanti di quel mondo, ha avuto la sua bella infatuazione per Matteo Salvini: quando stava al trenta per cento. È di quel periodo il tomo Sovranismo per esordienti. Individui e potere tra identità e integrazione. Quali siano le qualità per dirigere un'istituzione culturale, beh, quello lo scopriremo vivendo. E sarà interessante vedere che ne farà. Il museo in questi anni si è distinto per mostre fotografiche di alto livello, da Salgado a Paolo Di Paolo. E per il progetto di espansione, già approvato, del Grande Maxxi. Bisognerà vedere se Giuli saprà navigare in mare aperto. Le volte che la tv l'ha fatta davvero, da conduttore, tipo Seconda linea, su Rai Due, è stato un flop. Share sotto il due per cento e chiusura dopo due puntate.


Con Il Foglio si lasciarono male. Poi ha girovagato nei giornali d'area, ultimo approdo Libero. La notorietà arriva nel 2019, come opinionista fisso di Povera patria, la trasmissione di Annalisa Bruchi, sempre su Rai 2, la rete del tg di cui Sangiuliano è direttore, prima salviniano e poi meloniano. Giorgia Meloni lo voleva come uomo comunicazione a palazzo Chigi. La sorella di Giuli, Antonella, cura la comunicazione del ministro Lollobrigida, il cognato della premier. Non se ne è fatto niente, probabilmente perché quello non è il suo mestiere. È più utile nei salotti tv, da Di Martedì a Otto e mezzo, a fare il compagno di strada: e ora pure come dirigente di un'istituzione culturale. In un talk ha avuto di recente un scontro con Michela Murgia che lo voleva inquadrare come un portavoce di partito e lui subito a difendersi: "Io rappresento delle idee". Il confine qui non è più chiaro. È bravo Giuli, ma alla fine la sua bella carriera la sta facendo sotto le ali di "Giorgia", la nuova madre della nazione.