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Carlo Ratti: "La città del futuro? Molto più che smart city"

Il quartiere Barra da Tijuca di Rio de Janeiro, in Brasile, sorge accanto a un’area paludosa e ricca d’acqua 
Mentre esce il suo ultimo saggio, Urbanità, lo studioso italiano del Mit di Boston spiega come cambiano le metropoli. E come la svolta tecnologica non è più l’unica da considerare
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La sua città ideale è come quell'appartamento utopico descritto in Espèces d'espaces di Georges Perec in cui, nella straordinaria immaginazione dello scrittore francese, ogni stanza si affaccia su un quartiere diverso di Parigi. Lui è Carlo Ratti, architetto e ingegnere che ha fondato Senseable City Lab al prestigioso MIT il Massachusetts Institute of Technology di Boston, un laboratorio dove studia sviluppi e possibili modelli per la città contemporanea, mentre con il suo studio CRA - Carlo Ratti Associati, con sede a Torino, Londra, New York sviluppa progetti urbani a diverse latitudini del globo: da Parigi a Rio de Janiero, da Milano a Pristina. In questi giorni l'architetto torinese, classe 1971, pubblica per Einaudi Urbanità. Un viaggio in quattordici città per scoprire l'urbanistica. Un libro che parla di idee di città, diviso in capitoli, ognuno dedicato a una metropoli. In ogni città Ratti individua…

La sua città ideale è come quell'appartamento utopico descritto in Espèces d'espaces di Georges Perec in cui, nella straordinaria immaginazione dello scrittore francese, ogni stanza si affaccia su un quartiere diverso di Parigi. Lui è Carlo Ratti, architetto e ingegnere che ha fondato Senseable City Lab al prestigioso MIT il Massachusetts Institute of Technology di Boston, un laboratorio dove studia sviluppi e possibili modelli per la città contemporanea, mentre con il suo studio CRA - Carlo Ratti Associati, con sede a Torino, Londra, New York sviluppa progetti urbani a diverse latitudini del globo: da Parigi a Rio de Janiero, da Milano a Pristina. In questi giorni l'architetto torinese, classe 1971, pubblica per Einaudi Urbanità. Un viaggio in quattordici città per scoprire l'urbanistica. Un libro che parla di idee di città, diviso in capitoli, ognuno dedicato a una metropoli. In ogni città Ratti individua tratti distintivi della contemporaneità, fra natura e cultura, urbanistica e letteratura, desideri e dati statistici, mentre i temi in sottotraccia in tutta la narrazione sono ecologia, sostenibilità, tecnologia, riqualificazione urbana, e progetti partecipati.


"Il laboratorio al Mit si concentra sulla capacità di sviluppare per i progettisti una percezione speciale, analitica e attenta a ogni dettaglio in diversi campi, dall'urbanistica alle scienze umane, ma anche sulla sensibilità come strumento di indagine e progettazione", spiega l'architetto, "una sensibilità attenta alla specificità del contesto, al fattore umano, alle mutazioni, che si sostituisce all'idea di smart city che oggi appare un concetto troppo rigido e troppo centrato solo sulla tecnologia. È chiaro che la tecnologia è fondamentale ma è solo uno degli strumenti per intervenire in maniera specifica e diversa in ogni città. Ogni città ha dinamiche e processi di sviluppo specifici che bisogna aver la sensibilità di cogliere per intervenire". Continua l'architetto che in Urbanità distilla quattordici modelli di città tutte diverse che confluiscono in un'idea complessa e straordinariamente sfaccettata di polis nell'era dell'antropocene.


"A Milano ad esempio si sta lavorando molto sull'idea di integrazione fra natura e tessuto urbano, per cercare di portare la natura dove prima non c'era e creare un collegamento fra città e campagna. Ci sono diverse esperimenti, dal Bosco verticale di Stefano Boeri, terminato nel 2014, due edifici che sono il frutto di ricerche che hanno consentito di riprodurre un ecosistema naturale sulla facciata di un grattacielo, o il progetto Forestami, del Politecnico di Milano con Fondazione Falck e FS Sistemi Urbani, che prevede di piantare tre milioni di alberi entro il 2030. Mentre come CRA - Carlo Ratti Associati stiamo lavorando al masterplan per la rinascita nell'area dell'ex scalo ferroviario di Porta Romana, dove con un team di cui fanno parte progettisti come Outcomist, Diller Scofidio + Renfro, (gli architetti dell'High Line di New York), Plp Architecture e Arup, stiamo lavorando a un progetto integrato che prevede una grande area verde urbana che colleghi zone della città ora disconnesse".


Parla del verde come elemento per mitigare le temperature roventi delle città, (Urban Hit Island), di coltivazioni idroponiche su larga scala, come quella della copertura, (verde verticale), del Caffè Trussardi in Piazza Scala realizzata anni fa come piccolo progetto sperimentale da CRA, così come degli orti urbani, questo professore di Boston che viaggia fra gli Usa, Torino e i siti dei cantieri a cui sta lavorando, anche se ha ridotto di molto i suoi spostamenti dopo la pandemia.

Un altro tema che per lui è fondamentale è la rigenerazione urbana, come quella in atto a Parigi partita da un progetto di riqualificazione come Reinventer Paris. "Questo progetto lanciato da Jean-Louis Missika, l'assessore all'urbanistica di Parigi nel 2014", spiega, "consisteva in un bando aperto in rete, rivolto a professionisti e semplici cittadini di avanzare le loro idee su un patrimonio immobiliare del comune di un valore di 500 milioni. Invece di vendere questi edifici, molti in aree centrali, per lasciare mano libera ai soliti developers, il comune avrebbe fatto qualcosa di diverso. Sono stati scelti i progetti migliori e si è iniziata una rigenerazione urbana che poi è diventata un modello applicato a varie zone come la ex prefettura di Morland, mentre il metodo di bandi aperti si è sviluppato anche in altre città con il nome di Reinventing City".


Parla di architettura dal basso, bottom-up, invece che di sviluppo dall'alto, top-down, di spazi pubblici partecipati, come quelli che con il suo studio ha realizzato a Pristina la capitale del Kosovo dove la scorsa estate ha lavorato alla Biennale di confine Manifesta 14, riportando l'attenzione in zone e architetture di grande interesse che non solo erano dimenticate ma anche cancellate da una fruizione urbana che le usava come parcheggi, come tutta l'area della biblioteca Hivzi Sylejmani, e la biblioteca stessa.


E parla di città informale a proposito di Rio de Janeiro dove quest'architetto mette in atto l'omnidisciplinary approach, come spiega nel profilo del sito intrnet di Senseable City Lab. A Rio ha impiegato la tecnologia, sensibilità, e urbanistica per invertire un processo di marginalizzazione e invece cercare di includere nella città quelle zone, appunto informali, come le favelas, o slums, shantytowns, comunidades, barrios pobres, aree smisurate fatte di architettura spontanea, senza piani regolatori, né infrastrutture che sorgono ai margini delle megalopoli.

A Rio l'idea è la seguente: applicare la tecnologia della scansione 3D, per andare a realizzare la prima mappatura di precisione della sconfinata favela Rocinha con una stima di 100 mila abitanti. Un compito che, a fronte dell'incredibile complessità del tessuto urbano, sarebbe impraticabile con i teodoliti o gli altri strumenti tradizionali della topografia. Capire cosa si trova, e dove, è precondizione per l'allaccio alle infrastrutture urbane di base: dall'elettricità all'acqua potabile alle fogne. Invece che praticare la demolizione su scala massiccia, si può pensare a interventi puntuali: piccole "incisioni" che permettano all'aria e alla luce del sole di entrare tra le case, rendendo salubri abitazioni incastonate l'una sull'altra". Spiega Carlo Ratti che utilizza tecnologia e sensibilità e integra tutte le discipline a disposizione. Lo scopo è intervenire in modo specifico su una città contemporanea in continua trasformazione.

Il libro. Urbanità. Un viaggio in quattordici città per scoprire l’urbanistica di Carlo Ratti (Einaudi, pagg. 112, euro 15)