Sabatino Moscati, uno dei maggiori studiosi del mondo antico del Novecento, era nato a Roma nel novembre del 1922 – il giorno 24 - sono quindi cento anni dalla sua nascita. Per ripercorrerne l’intensa attività, che ha consentito – in estrema sintesi – di valutare meglio la rilevanza della componente orientale nelle dinamiche politiche, sociali, culturali ed economiche del Mediterraneo durante I millennio a.C. e a interpretare in una luce diversa le vicende dei Fenici e dei Cartaginesi che ne uscirono sconfitti, può essere utile riprendere in mano uno dei suoi ultimi libri, Un giorno, a Gerusalemme. Sulle tracce di antiche civiltà tra Oriente e Occidente.
In esso - quasi un diario - Moscati ripercorre le tappe della sua vita professionale e ne traccia un bilancio dalla data della prima impresa archeologica sino al 1996, anno della pubblicazione del libro. Il professore morì nel settembre del 1997. Nel prologo scriveva: «Era il 1957: quasi quarant’anni orsono, quanti ne trascorrono tra la giovinezza delle speranze e la vecchiaia delle esperienze».
Le indagini alla scoperta delle fortificazioni di Cartagine nel promontorio di Capo Bon in Tunisia in collaborazione con l’archeologo tunisino Mohamed Fantar; le ricerche nell’isoletta di Mozia, di fronte a Marsala, nella consapevolezza, condivisa con Sebastiano Tusa, che l’area sarebbe potuta divenire un gioiello per l’archeologia mediterranea dato che costituiva un centro di civiltà orientale all’incontro con il mondo greco d’Occidente.
E, ancora, in Sardegna, le scoperte dell’insediamento fenicio-punico di Monte Sirai, filiazione di quello presente sull’antistante isola di Sulcis, e del tempio di Sardus Pater nella valle di Antas, poco a nord di Iglesias; come pure l’avvio - insieme a Ferruccio Barreca - delle campagne di scavo a Tharros, sull’estrema punta settentrionale del golfo di Oristano, il più importante centro della Sardegna fenicio-punica con le sue fortificazioni e il tofet.
L’impegno di insegnamento lo vide attivo soprattutto presso la Sapienza Università di Roma (sino al 1982) e poi all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata essendo impegnato contemporaneamente in numerose istituzioni scientifiche - come il Consiglio Nazionale delle Ricerche - e culturali quali l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani e l’Accademia Nazionale dei Lincei, di cui fu presidente negli anni dal 1994 al 1997. La sua bibliografia è vastissima e costituita da circa 600 pubblicazioni.
Si potrebbe continuare a lungo, ma alcune righe, tratte da un suo libro La via del sole (1981), illustrano bene il suo modo d’intendere la vita, che è un’avventura vissuta in comune, e la qualità della scrittura: «Ho voluto percorrere il mio ultimo itinerario nelle vie di Tunisi cercando a uno a uno i vecchi amici di un tempo: il venditore di seggioline impagliate all’angolo del Café de Paris, il ragazzo coi gelsomini dinnanzi al ristorante Baghdad, l’intagliatore di cammelli e palme nel mercato del rame… Li ho cercati, li ho trovati, li ho salutati con commozione. E sapevo, anzi sapevamo, che non ci saremmo rivisti mai più».