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Storie di Storia / 18. Mary Ann Cotton. La prima serial killer inglese

Nella seconda metà dell’età vittoriana, sedici anni prima che Jack lo Squartatore insanguinasse il quartiere londinese di Whitechapel, Mary Ann Cotton cominciò a uccidere nel nordest dell’Inghilterra usando l’arsenico. Il Newcastle Journal la dipinse come un “mostro in fattezze umane”, ma probabilmente Mary Ann non era né orribile, né ripugnante
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Newsletter quindicinale
24 novembre 2022

LA CONVERSAZIONE

Mary Ann Cotton

Il racconto della prima omicida seriale della storia


Nella seconda metà dell'età vittoriana, sedici anni prima che Jack lo Squartatore insanguinasse il quartiere londinese di Whitechapel, Mary Ann Cotton cominciò a uccidere nel nordest dell'Inghilterra usando l'arsenico. Il Newcastle Journal la dipinse come un "mostro in fattezze umane", ma probabilmente Mary Ann non era né orribile, né ripugnante. Il Times la descrisse come "donna avvenente, dallo sguardo gentile". Come molti serial killer, anche Mary Ann Cotton esercitava grande fascino sulle sue vittime. Morì per mano del boia il 24 marzo del 1873. Il 18° numero di Storie di Storia, la newsletter de La Repu…

Newsletter quindicinale
24 novembre 2022

LA CONVERSAZIONE

Mary Ann Cotton

Il racconto della prima omicida seriale della storia


Nella seconda metà dell'età vittoriana, sedici anni prima che Jack lo Squartatore insanguinasse il quartiere londinese di Whitechapel, Mary Ann Cotton cominciò a uccidere nel nordest dell'Inghilterra usando l'arsenico. Il Newcastle Journal la dipinse come un "mostro in fattezze umane", ma probabilmente Mary Ann non era né orribile, né ripugnante. Il Times la descrisse come "donna avvenente, dallo sguardo gentile". Come molti serial killer, anche Mary Ann Cotton esercitava grande fascino sulle sue vittime. Morì per mano del boia il 24 marzo del 1873. Il 18° numero di Storie di Storia, la newsletter de La Repubblica, vi racconta la sua storia curata da Davide De Leo. Buona lettura.

Mary Ann e la sua scia di sangue

Sedici anni prima che Jack lo Squartatore insanguinasse Whitechapel, Mary Ann Cotton cominciò a uccidere nel nordest dell'Inghilterra usando l'arsenico. Non si sa esattamente quante vittime abbia mietuto: fu condannata solo per un omicidio, è vero, ma aveva altre tre imputazioni, sulle quali però non fu mai giudicata, perché la prima condanna ne comportò già l'impiccagione. Le prove presentate in giudizio fanno pensare ad almeno quattro assassinii, ma il numero totale delle vittime è probabilmente più vicino a 21, uccise nell'arco di 20 anni circa. Si parla talvolta di lei come del primo serial killer della storia, che ora viene definito come qualcuno che uccide almeno tre persone in un arco di tempo superiore ai tre mesi; sicuramente è la prima serial killer donna.

Mary Ann era di altezza media o poco più; bruna, labbra sottili, occhi scuri e penetranti. La Signora Potter, presso la quale aveva lavorato per tre anni, la descrisse come "bella", rivelando che persino un curato si era invaghito di lei. Il Newcastle Journal la dipinse come un "mostro in fattezze umane", ma probabilmente Mary Ann non era né orribile, né ripugnante. D'altronde, come scrisse il Durham County Advertiser nel marzo del 1873, Cotton non ebbe alcuna difficoltà a trovare quattro uomini che la sposassero e almeno due amanti. Il Times la descrisse come "donna avvenente, dallo sguardo gentile". C'è chi la descrisse come "donna di considerevole energia, intelligenza e capacità". Come molti serial killer, anche Mary Ann Cotton esercitava grande fascino sulle sue vittime.

William Calcraft, professione boia

Perdono? Misericordia? Cosa avrà invocato Mary Ann mentre il boia di Stato William Calcraft le stringeva il cappio attorno al collo, il 24 marzo del 1873? Quando intraprese la carriera di boia, Calcraft era un ciabattino. Considerato un brav'uomo, era un amante degli animali, soprattutto dei conigli. In quarantacinque anni di carriera avrebbe giustiziato 450 persone, con metodi considerati discutibili: il condannato veniva fatto cadere di appena 60-90 cm. Invece di rompersi l'osso del collo, il giustiziato si strozzava lentamente, talvolta restando vivo per sei-sette minuti. Alle volte il boia doveva tirare le gambe del condannato o aggrapparsi alle sue spalle, per finirlo. Calcraft riceveva un buon compenso: oltre alle 10 sterline per ogni impiccagione, poteva tenersi abiti e scarpe del condannato, che rivendeva al museo delle cere di Madame Tussaud o alla famiglia del defunto, spesso a un prezzo non disprezzabile. Se il giustiziato era famoso, poteva vendere la corda usata per l'impiccagione a un ottimo prezzo. L'impiccagione quale pena capitale fu introdotta in Gran Bretagna dalle tribù anglosassoni germaniche, nel quinto secolo. Guglielmo il Conquistatore decise successivamente di sostituirla con la castrazione e l'accecamento, per tutti i reati tranne il bracconaggio dei cervi reali, ma fu reintrodotta da Enrico I per diversi reati. All'inizio dell'era vittoriana e fino al 1861, vi erano 222 reati definiti capitali. Tra gli altri, il danneggiamento del Ponte di Westminster. Erano impiccati adulti e minori. Era sufficiente una "prova evidente dell'intenzione di commettere un atto illecito in un minore tra i sette e i quattrodici anni" per impiccarlo. Nel 1861 il numero di reati capitali fu ridotto a quattro: omicidio volontario, incendio di una nave reale, tradimento e pirateria con violenza.

Prime nozze per Mary Ann, che resta subito vedova

Nell'ottobre del 1832 Mary Ann Robinson nacque a Low Moorsley, nel nord-est dell'Inghilterra. Aveva un fratello, Robert, e una sorella, Margaret; questa però, morì molto giovane. La famiglia Robinson conduceva una vita povera a Murton, nel Northumberland, zona di miniere. La famiglia Robinson si spostò ben presto a Murton. Poco dopo il padre di Mary Ann morì a causa di un incidente in miniera nel 1842, all'età di 30 anni. Fu il primo incontro della giovane con la morte. Il corpo di Michael Robinson venne portato a casa in un sacco con su scritto: "Proprietà della South Hetton Coal Company". La famiglia ebbe ben presto problemi finanziari. A Murton Mary Ann frequentò le scuole dell'obbligo, quindi insegnò in una scuola di catechismo nella Cappella Metodista. Nel 1846 fu assunta come domestica dal dirigente della miniera Edward Potter a South Hetton. Qui trovò una casa grande e un lusso che non aveva mai visto prima. Vi rimase per tre anni. Sempre a Murton si innamorò per la prima volta e, a 19 anni, sposò William Mowbray, il 18 luglio 1852. Il matrimonio non si celebrò però nella Cappella Metodista di Murton, dove Mary Ann aveva insegnato catechismo, bensì in una sala del comune di Newcastle, in modo anonimo: secondo molti, indizio che la sposa fosse già incinta. Anche perché i due andarono ben presto a vivere in Cornovaglia, dove rimasero per quattro anni. Quando tornarono nel nordest dell'Inghilterra, avevano una bambina, Margaret Jane. Si narra che fossero nati altri tre figli morti prematuramente; alcuni ne addebitano il decesso alla stessa Mary Ann, ma non vi sono prove che siano stati uccisi volontariamente. In ogni caso, Margaret Jane morì nel giugno del 1860, molto probabilmente uccisa dalla madre, anche se il certificato di morte della bambina riportò quale causa del decesso "scarlattina e consunzione". Lo stesso nome, Margaret Jane, fu dato a un'altra bambina, nata nel 1861, cui seguì un'altra bambina, Isabella Jane. Tra i figli di Mary Ann, Isabella Jane fu quella che sopravvisse più a lungo: morì a 9 anni. John Robert nacque invece nel 1863, ma morì a un anno e due mesi a seguito di "diarrea", secondo il certificato medico. Quando William, sua moglie, Margaret Jane e Isabella Jane tornarono a Murton dalla Cornovaglia, Mowbray trovò lavoro ancora in miniera, come guardiano, e nel 1857 Margaret Jane venne battezzata nella Chiesa di St. Andrew's.

Lutto con piroette

Secondo alcuni biografi della Cotton, fu nell'autunno del 1864 che la donna cominciò a dare segni di squilibrio: William trovò lavoro su una nave, passava quindi molto tempo in mare, e Mary Ann doveva accudire da sola tre bambini piccoli, destino che evidentemente riteneva ingiusto e crudele. Cercò di evitarlo... a tutti i costi. Nel gennaio del 1865 William Mowbray morì. Sul suo certificato di morte fu indicata l'età di 47 anni, ma con ogni probabilità di anni ne aveva 39. La vedova probabilmente dichiarò un'età maggiore per rendere meno sospetta la sua morte. Quale causa del decesso furono indicati "febbre tifoide e diarrea", proprio come per John Robert. Mary Ann si disse sconvolta dalla morte di suo marito, ma girarono voci all'epoca, probabilmente pettegolezzi, che il Dott. Gammage, che aveva firmato il certificato di morte, avesse assistito a una scena singolare: spiando la vedova dalla finestra, l'aveva vista cantare e fare piroette davanti a uno specchio. La cosa certa è che Cotton ricevette una liquidazione di £35 dall'assicurazione a seguito della morte di suo marito. Con la somma andò via da Sunderland, dove aveva vissuto gli ultimi anni, e andò a vivere a Seaham Harbour insieme alle figlie Margaret Jane e Isabella. A Seaham viveva John Natrass, un uomo sposato con il quale Mary Ann ebbe una relazione. Non è chiaro se lo avesse conosciuto lì dopo essersi trasferita o se lo avesse già incontrato e quindi avesse ucciso William e si fosse trasferita a Seaham proprio per avvicinarsi al suo amante. In ogni caso Natrass dopo poco si trasferì altrove con sua moglie. Mary Ann traslocò allora nuovamente a Sunderland, segno probabilmente che la relazione con Natrass non stava andando bene. Nel breve periodo trascorso a Seaham, lavorò come sarta e - dissero i pettegolezzi - come prostituta.

Seconde nozze per Mary Ann, che resta (di nuovo...) subito vedova

A Sunderland Mary Ann iniziò a lavorare come infermiera e in ospedale incontrò il suo secondo marito, George Ward, un fuochista. Il 28 agosto 1865 i due si sposarono nella chiesa di St Peter's. Fu il primo matrimonio di Mary Ann celebrato in chiesa. Nessun familiare della sposa venne invitato. Precedentemente, il 30 aprile del 1865, era morta la seconda Margaret Jane, a causa, come asserito dal certificato di morte, di "febbre tifoidea". Dopo la morte della bambina, la madre di Mary Ann, nel frattempo risposatasi con un certo George Stott, accolse la nipotina superstite, Isabella Jane, a casa propria, dove sarebbe rimasta per due anni. Il matrimonio con George Ward fu infelice, forse perché l'uomo si ammalò e non poté più lavorare. Riceveva solo i 4 scellini di sussidio di povertà, e fu Mary Ann a doversi occupare della coppia. Ma non per molto: Ward morì il 20 ottobre 1866 a 33 anni. Il certificato di morte indicò "colera inglese e febbre tifoide" come causa di morte. Il matrimonio era durato solo quindici mesi. Durante la malattia, George era stato visitato da diversi medici, che avevano osservato sintomi quali diarrea, mal di stomaco e formicolii a mani e piedi, tutti congrui con l'assunzione di arsenico. In particolare il Dott. Dixon visitò il malato per tre giorni di seguito, osservò che il fegato era ingrossato e congestionato e suggerì a Mary Ann di applicare dodici sanguisughe. Il giorno successivo il medico mandò un suo assistente, che osservò che i morsi delle sanguisughe avevano provocato sanguinamenti copiosi. Conseguentemente, il medico cambiò le garze. Il giorno successivo fu Dixon a visitare Ward. Quando arrivò a casa della coppia, vide che c'era già un altro medico, il Dott. Mailin. Mary Ann cercò di spiegare che il medico era stato chiamato da un vicino, per non dare a intendere che dubitasse delle capacità professionali di Dixon. Dopo qualche altra visita, il Dott. Dixon finì per rifiutare i propri servizi, perché gli sembrò che Mary Ann preferisse Mailing. Peraltro, anche questi dopo poco non volle più prestare cure al marito di Mary Ann. Nel maggio del 1866 Ward presentò una lamentela per la condotta di Dixon, che secondo lui non lo curava efficacemente. Scrisse che senza il Dott. Mailing che aveva messo dei punti alle ferite causate dalle sanguisughe, sarebbe probabilmente morto. La condotta di Dixon venne discussa da una commissione di sorveglianza medica di Sunderland. Il medico fu costretto a scrivere una lunga dichiarazione chiamata "Fatti nel caso George Ward". Alla fine alla lamentela non fu dato seguito. È possibile che Dixon fosse vicino a scoprire la vera causa della malattia di Ward e che Mary Ann abbia convinto suo marito a denunciarne la negligenza. Ma perché furono chiamati diversi medici? Ovviamente è possibile che fosse stato Ward stesso a chiamarli, ma vi è il sospetto che Mary Ann sfidasse la scienza, sicura della sua maestria nell'avvelenare suo marito quanto basta per renderlo malato, senza esagerare per non essere scoperta. Dopo tutto, una volta morto e dimostrato che erano stati chiamati tanti medici al capezzale del marito, sarebbe stato difficile contestare la volontà di Mary Ann di volerlo curare. Non è forse così per molti serial killer? Essere talmente sicuri delle proprie abilità e sentirsi invincibili da sfidare le autorità....

James Robinson, la babysitter (Mary Ann) e una strage di bambini

James Robinson era sposato con Hannah, una ragazza di 27 anni. Robinson lavorava nei cantieri navali in un sobborgo di Sunderland chiamato Pallion. Quando Hannah morì a 27 anni, lasciò suo marito e cinque figli, che avevano dai nove mesi ai nove anni di età: William, 9 anni; Elizabeth, 8 anni; James, 5 anni; Mary-Jane, 2 anni e John, 9 mesi. Robinson aveva bisogno di aiuto per l'accudimento dei bambini. Pubblicò un annuncio per cercare una baby sitter e governante. Mary Ann rispose all'inserzione e traslocò nella casa di Grace Street qualche giorno prima del Natale 1866. Nell'aprile del 1867, solo quattro mesi dopo, Mary Ann sarebbe stata incinta di un figlio di James Robinson, dopo un'incredibile serie di decessi. Il primo a morire fu John, il primo dei figli di James Robinson. Mary Ann arrivò a casa Robinson il 20 dicembre 1866 e John morì il giorno dopo, quattro giorni prima di Natale. James non ebbe sospetti su Mary Ann, che era appena arrivata. Peraltro, il bambino era stato visitato da un medico, che non aveva segnalato alcunché di sospetto. John era morto per "convulsioni", secondo il certificato di morte, uno dei classici segni dell'arsenico. Ma non era forse l'omicidio il mezzo che Mary Ann aveva e avrebbe usato più volte per abbattere gli ostacoli che si presentavano nella sua vita? Non era l'arsenico la soluzione a quelli che considerava problemi evidenti, quali l'accudimento di un bambino di nove mesi? All'inizio di marzo del 1867, Mary Ann fu contattata dal suo patrigno perché andasse ad aiutarlo ad accudire sua moglie Margaret Stott, madre di Mary Ann, che si era ammalata, anche perché ora la coppia viveva a Seaham Colliery, a circa cinque miglia da Pallion. Mary Ann ci andò malvolentieri, in quanto non voleva restare troppo tempo lontana da James, con il quale aveva appena iniziato una relazione amorosa. E poi c'era Isabella Jane, figlia di Mary Ann e ora accudita dalla nonna e dal nuovo marito. James Robinson era a conoscenza dell'esistenza di Isabella Jane? Probabile di no, visto che sul certificato di matrimonio Mary Ann non aveva indicato il cognome da vedova Ward, secondo le usanze. Quindi probabilmente James non era a conoscenza né del suo matrimonio con George Ward, né dell'esistenza di Isabella Jane. Fatto sta che quando partì per prendersi cura di sua madre, doveva essere preoccupata. Anche qui gli eventi precipitarono: sua madre morì il 15 marzo 1867 di epatite, solo nove giorni dopo l'arrivo di Mary Ann. La morte di Margaret Stott sorprese molti vicini. Non solo: sua figlia non si attirò le simpatie del patrigno o dei vicini, prevedendo la morte della madre e chiedendo subito di portarsi via varie lenzuola e diversi abiti. Alla morte di Margaret, George Stott mise alla porta Mary Ann, intimandole di portare con sé Isabella Jane. Stott avrebbe rivisto la figliastra nel carcere di Durham qualche anno dopo, ultima visita prima dell'esecuzione. Non fu fatta l'autopsia su Margaret Stott, ma la causa della morte registrata fu di "epatite". Tra i sintomi dell'epatite vi sono febbre, problemi addominali, vomito e diarrea, sintomi simili a quelli dell'avvelenamento da arsenico. Il movente in questo caso sarebbe stato quello di ritornare rapidamente a Pallion da James. Questa fu la prima volta, ma non l'ultima, che Mary Ann previde la morte di un suo caro. Forse per cominciare a preparare i vicini, in modo che la morte non fosse una sorpresa? Ovviamente, essendo stata un'infermiera, Mary Ann aveva una certa credibilità in ambito medico. Questo modus operandi, però, il preannunciare la morte di qualcuno, ne avrebbe determinato l'arresto, il processo e l'esecuzione, qualche anno dopo.

As2O3

As2O3 è la formula dell'ossido arsenioso o triossido di diarsenico. Non ha un odore che lo caratterizzi, né sapore o colore. Assomiglia a farina o zucchero, quindi è facile da nascondere. L'arsenico si trovava dappertutto nel XIX secolo: dal veleno per topi alla cosmesi, dalle candele alle pentole, dalla carta da parati alle tende. L'arsenico faceva parte del quotidiano vittoriano. I sintomi dell'avvelenamento da arsenico, diarrea, vomito e forte dolore di stomaco, erano causati anche da febbre gastrica, colera, tifo, malattie tipiche dell'era vittoriana, piena di fiumi fetidi e inquinati, a cominciare dal Tamigi, noto allora come The Big Stink, il grande fetore. Mary Ann era maestra nel sapersi creare uno spazio all'interno di questa ambiguità, imputando i sintomi delle sue vittime alle patologie tipiche del tempo. Abile nel somministrarne non troppo, per evitare decessi improvvisi che avrebbero generato sospetti, né troppo poco, in modo che le dosi fossero letali dopo qualche settimana. L'arsenico è facile da sciogliere, più in acqua calda che in acqua fredda, quindi è facilmente somministrabile in una tazza di tè o in una scodella di zuppa. Inoltre costava poco, anche dopo la normativa che ne regolò l'uso, l'Arsenic Regulation Act del 1851 e il Pharmacy Act del 1868, che ne limitarono la vendita a chimici e farmacisti. Questo quadro fa capire come l'arsenico divenne causa di migliaia di incidenti domestici, causati da ingestione accidentale. Non tutti i decessi erano però accidentali. Anche Mary Ann usava il veleno più diffuso nell'era vittoriana, che provocò più di un terzo di tutti gli avvelenamenti. Qualcuno ha descritto l'epoca vittoriana come "il secolo dell'arsenico". L'espandersi del settore assicurativo e la creazione dei cosiddetti "Club delle sepolture", associazioni che versavano sussidi alle famiglie più bisognose per evitare fosse comuni e dare una sepoltura dignitosa a tutti, creò un mercato senza scrupoli. Soprattutto i minori divennero spesso vittime di genitori che volevano intascare denaro generato dal loro decesso. Nel 1850 il parlamento britannico intervenne per arginare questo fenomeno, limitando a tre sterline l'importo per il quale un bambino di meno di dieci anni poteva essere assicurato. Eppure, fino agli anni '80 del XIX secolo, il 60% di tutte le vittime di omicidio aveva meno di dodici mesi. Negli anni '40 vi furono 98 processi per avvelenamento volontario in Inghilterra e Galles, il 70% dei quali cagionato dall'arsenico. 300 mg di ossido arsenioso potevano essere fatali, a seconda dell'età e delle condizioni della vittima.

Primi studi di tossicologia

Solo con la nascita e lo sviluppo di discipline quali la tossicologia forense e la pubblicazione di manuali sui veleni, gli avvelenamenti diventarono rischiosi, perché i medici cominciarono a essere in grado di stabilire la presenza di sostanze velenose nel corpo. Fino ad allora non era difficile farla franca, perché i sintomi dell'avvelenamento da arsenico sono simili a quelli di varie patologie. Gli avvocati di avvelenatori presunti puntavano ovviamente sulla possibilità che il veleno fosse stato ingerito accidentalmente, vista la presenza in ogni casa di numerosi prodotti che potevano rilasciare arsenico. Il primo test per verificare la presenza dell'arsenico fu disponibile dal 1836, ma il primo abbastanza semplice da praticare e attendibile fu quello di Reinsch, utilizzato per le prime volte negli anni '40 del XIX secolo. Il test consisteva nel tagliare, per esempio, una striscia di tessuto dello stomaco di una vittima sospetta di avvelenamento, aggiungere acqua e acido idrocloridrico sulla striscia e bollire il tutto per circa mezzora. Un foglio di rame andava poi aggiunto al mix e l'eventuale arsenico presente avrebbe formato uno strato grigio-nero sul foglio. Il test fu utilizzato per la prima volta nel Regno Unito da Robert Christison in un processo a Edimburgo nel 1844, nel quale una donna fu condannata per aver assassinato suo marito con l'arsenico. Christison aveva pubblicato nel 1829 un Trattato sui veleni, che conteneva quasi 100 pagine sull'arsenico. Tra le altre persone, il test determinò la fine di Mary Ann. Nell'era vittoriana, l'unità di misura dell'arsenico erano i grani. Vi erano 480 grani in un'oncia, e 15 grani e mezzo in un grammo.  1 grano era quindi l'equivalente di 64,8 mg. La dose letale è di 4-5 grani. Il Test di Rheinsch era in grado di individuare anche un decimo di milligrammo di arsenico.

Ritorno a Pallion, tante morti e terze nozze per Mary Ann

Dopo la morte della madre, Mary Ann tornò a Pallion, portando Isabella Jane con sé, ma la bambina morì dopo poche settimane. In realtà, tra il 20 e il 30 aprile 1867 vi furono tre morti: James Robinson, di sei anni, morì di "febbre continua"; quattro giorni dopo, sua sorella Elizabeth, di otto anni, morì di "febbre gastrica", proprio come Isabella Jane. Tutti e tre i bambini erano stati assicurati per importi minimi. Anche qui Mary Ann preparò i vicini a quello che stava per succedere. Anche qui, nonostante la presenza di un medico, li avvelenò. Tutti avevano sintomi simili: si contorcevano nel letto, schiumavano dalla bocca e vomitavano. Dopo queste morti, il 1° maggio 1867 in quella casa restavano vivi Mary Ann e James, William e Mary Jane Robinson. L'11 agosto Mary Ann e James Robinson si sposarono. La sposa era al quinto mese e mezzo di gravidanza. Le tre sorelle di James Robinson non andarono al matrimonio, sospettose di Mary Ann per la scia di morte che la seguiva. Successivamente, in una lettera dal carcere, la condannata a morte scriverà che le tre sorelle di Robinson non l'avevano mai considerata come avrebbero dovuto. Sul certificato di matrimonio, Mary Ann indicò il proprio cognome come "Mowbray". Come detto, Mary Ann era anche incinta di una bambina di Robinson, che nacque il 29 novembre 1867 e fu battezzata con il nome di Margaret Isabella Robinson il 2 febbraio 1868. Ma anche lei morì, a seguito di "convulsioni" dopo poche settimane. La coppia avrebbe avuto un altro figlio insieme, un maschio chiamato George, nato nel giugno 1869, uno dei due figli di Mary Ann a sopravviverle su un totale di 12.

Truffe, furti e polizze di assicurazione

Le sorelle di James Robinson erano molto sospettose di Mary Ann, ma James continuava a difenderla, almeno fino al momento in cui i suoi affari finanziari cominciarono ad andare male nel 1869. Innanzitutto Mary Ann fu accusata di aver falsificato un libretto di risparmio di una società di reddito fondiario, per una somma di cinque sterline: aveva ricevuto le cinque sterline dal marito, perché le depositasse, ma se le era tenute e aveva falsificato il libretto per mostrare che il versamento era stato effettuato. Inizialmente James aveva difeso la moglie, ma divenne subito chiaro che questa non era stata l'unica frode di Mary Ann. William Robinson informò suo padre che la sua matrigna l'aveva spesso inviato a impegnare capi di abbigliamento e oggetti vari che si trovavano in casa. Inoltre, gli archivi dell'Home Office, il ministero degli interni britannico, mostrano che Mary Ann aveva preso 50 sterline dal conto bancario di James ed era incorsa in altri debiti per 60 sterline. Ne seguirono litigi accesi. Secondo Robinson, Mary Ann cercò di convincerlo ad assicurarsi e ad assicurare i tre figli. Lui rifiutò, e questo rifiuto probabilmente salvò la sua vita e quella dei tre figli. Per ragioni ignote, Mary Ann traslocò, portando con sé il figlio George. James chiuse la loro casa con tavole di legno, deciso a venderla e si spostò temporaneamente dalla sorella, prima di traslocare in Rosannah Street. Mary Ann tornò a Sunderland nel dicembre del 1869 con George. Lasciò il bambino a casa di un'amica, dicendo che doveva uscire per imbucare una lettera. Non tornò mai più, e il bambino fu riunito col padre all'inizio del 1870. Successivamente, in cella, scrisse a James, chiedendogli di andarla a trovare con George. James rifiutò. Nella lettera, molto sgrammaticata, fornì un'altra versione dei fatti: "... questi ultimi 6 anni della mia vita sono stati infelici, perché ho sposato un uomo chiamato James Robinson, aveva 3 sorelle che non mi hanno mai considerata come avrebbero dovuto e non sono d'accordo che abbiamo litigato per una somma di denaro e ho lasciato casa per qualche giorno e non volevo lasciarlo perché non avevo casa e sono andata a South Hetton e sono stata li, quando sono tornata non c'era casa per me, aveva venduto quello che non voleva e ha preso le altre cose e andato a vivere con sua sorella, quindi potevo andare dove volevo..." La lettera fa pensare che Mary Ann fosse effettivamente tornata "a casa" e l'avesse trovata chiusa e abbandonata e in vendita. Nell'aprile del 1871, andò a vivere a West Auckland. C'è chi dice che nel periodo tra fine '69 e inizio '71, possa aver fatto la prostituta, chi la ladra, soprattutto che abbia vissuto con una sarta e poi sia scappata con alcuni oggetti e del denaro che le appartenevano, ma non ci sono prove a conforto di ciò. Una cosa certa è che Mary Ann lavorò per un facoltoso quacquero, Edward Backhouse, che successivamente avrebbe fatto un appello al ministro degli interni per salvarla. Probabilmente Mary Ann si occupava di lavare la biancheria, dopo aver ricevuto referenze per questo lavoro dal Dott. Mailing, che aveva accudito - non senza contrasti - George Ward. Nello stesso periodo Mary Ann lavorò come cameriera per il Dott. Hefferman, un cittadino tedesco naturalizzato britannico. Hefferman si mostrava soddisfatto del lavoro di Mary Ann. Eppure, una volta che lei ebbe lasciato il lavoro e il paese in cui abitava Hefferman, questi notò l'assenza di un orologio, di alcuni gioielli e di denaro, anche se accusò del loro furto il suo stalliere, che fu licenziato.

Casa di Mary Ann Cotton 

Quarte nozze per Mary Ann, in Cotton

Fu in questo periodo che entrò in scena Frederick Cotton. Questi venne presentato a Mary Ann dalla sorella di lui, Margaret Cotton. Margaret l'aveva conosciuta diversi anni prima al servizio di Edward Potter, a South Hetton, quando entrambe erano ancora adolescenti. Frederick Cotton viveva in una piccola comunità mineraria a sei miglia da Newcastle, con sua moglie Adelaide e i quattro figli Margaret, di undici anni, Adelaide Jane di nove anni; Frederick Junior di otto anni e Charles Edward Cotton, di cinque anni. Mary Ann non ebbe senza dubbio alcuna responsabilità in merito alle prime morti in casa Cotton, che pure le permisero di andare a vivere con Frederick. La figlia di Frederick e Adelaide, Margaret, morì di "febbre tifoide" il 9 ottobre 1869; il 19 dicembre fu la volta della moglie di Frederick, Adelaide, deceduta per "consunzione". La figlia superstite, Adelaide Jane, morì anche lei di "febbre tifoide" nel gennaio del 1870. Dopo questo ultimo decesso, la sorella di Frederick, anche lei chiamata Margaret, andò ad aiutare suo fratello. Il datore di lavoro di Margaret dichiarò successivamente che la donna aveva circa 60 sterline in banca, che sarebbero passate a suo fratello in caso di morte. Era relativamente benestante e poteva frapporsi all'avvicinamento di Mary Ann a Frederick. Due ottimi motivi che ne rendevano utile il decesso. Mary Ann andò a casa Cotton all'inizio del 1870 e in aprile era incinta del figlio di Frederick, cui sarebbe stato dato il nome di Robert Robson Cotton. Il bambino nacque nel gennaio del 1871. Margaret Cotton, sorella di Frederick morì il 25 marzo 1870 a 38 anni, dopo lancinanti dolori di stomaco. La causa del decesso fu registrata quale "pleuropolmonite". Oltre ai sintomi principali della polmonite (tosse, tachicardia, difficoltà respiratorie), vi furono febbre, nausea e vomito, comuni in molti malati, ma riconducibili anche all'arsenico. La morte di Margaret fece venir meno l'ultimo ostacolo tra Mary Ann e Frederick. La donna poté gestire gli affari del suo amante, che aveva appena ereditato 60 sterline dalla sorella scomparsa. Fu allora che Mary Ann andò a lavorare con il Dott. Hefferman per qualche mese, forse in seguito a una lite con Frederick. In ogni caso, il 17 settembre del 1870, Mary Ann e Frederick si sposarono nella chiesa di St Andrew, a Newcastle. Più tardi, in prigione, questo fu l'unico reato ammesso dalla condannata: la bigamia. Mary Ann era infatti ancora sposata con James Robinson. Qualche settimana dopo il matrimonio, Mary Ann assicurò i due figli di Cotton, Frederick Junior e Charles Edward, con la compagnia Prudential. L'eventuale liquidazione dell'assicurazione sarebbe andata a Frederick, ammesso che fosse stato ancora vivo. Uno strano evento si produsse a Walbottle, dove i Cotton vivevano. Alcuni giornali locali, ma anche dei documenti del Ministero degli interni, riportarono che diversi maiali appartenenti a un vicino di Frederick erano morti improvvisamente. Molti accusarono del fatto Mary Ann. E qui bisogna fermarsi per un minuto e considerare il quadro d'insieme. Mary Ann si era da poco trasferita in un paesino, Walbottle, per stabilirsi a casa Cotton. Frederick era vedovo da pochissimo tempo, e il fatto che una donna - non del luogo - si fosse accasata presso un fresco vedovo e fosse incinta non era passato inosservato. Fu quindi fin troppo facile accusare lei, che era da poco stata al servizio del Dott. Hefferman. Già brava nel maneggiare l'arsenico, non va comunque esclusa la possibilità che avesse sottratto la sostanza al medico, portandone un po' a Walbottle. Cosa avessero fatto di male quei maiali non si sa, ma subirono la stessa sorte toccata a Margaret Cotton. Restare incinta, furto, veleni e assassinio: il tipico cocktail di Mary Ann. Per quanto spregiudicata, forse si rese conto che a causa dei suoi comportamenti era troppo esposta in una piccola comunità che conosceva bene i Cotton. In ogni caso, Frederick, Mary Ann, Frederick Junior, Charles Edward e il neonato Robert Robson Cotton si trasferirono a West Auckland dopo l'aprile del 1871. Lì c'era un suo vecchio amante ad attenderla.

Le workhouse, una vedova (Mary Ann) e un'altra scia di morti

Un'istituzione vittoriana, resa celebre dalle cronache del tempo e dai romanzi di Charles Dickens, in particolare "Oliver Twist", era quella della workhouse. In queste case erano accolti quei poveri capaci di lavorare, cui veniva dato alloggio, vitto e un lavoro. Quella che nelle intenzioni voleva essere una cura al pauperismo imperante all'epoca, divenne un sistema di detenzione, noto per condizioni di vita terribili, lavoro forzato minorile, orari interminabili, malnutrizione, percosse e trascuratezza. Alti tassi di mortalità, letti ammassati, pochissimo spazio in cui muoversi, poca luce. Pian piano, era stata dimenticata la funzione primaria dell'istituzione: trovare una soluzione alla povertà. L'era dell'industrializzazione aveva imposto la logica del profitto a tutti i costi, con catene di produzione simili a quelle delle fabbriche. I "Guardiani", descritti così bene da Dickens, erano spesso spietati nell'amministrazione delle workhouse; gli ospiti non potevano parlare tra loro e dovevano dedicarsi per tantissime ore a lavori manuali, soprattutto la pulizia dei locali, la cucina e l'utilizzo di macchinari. In una di queste istituzioni, in particolare quella gestita dalla Auckland Poor Law Union, Mary Ann voleva rinchiudere Charles Edward. La Workhouse di Auckland rifiutò e questo probabilmente lo condannò a morte. Abbiamo detto che furono cinque i componenti della famiglia Cotton a trasferirsi da Walbottle a West Auckland nel 1871: Frederick e Mary Ann, con Frederick Junior, Charles Edward e il neonato Robert Robson Cotton. Dopo 12 mesi l'unica a restare viva sarebbe stata Mary Ann. La famiglia inizialmente abitava al numero 20 di Johnson Terrace. Frederick trovò lavoro nella miniera di West Auckland, come spezzacarbone. Anche Joseph Nattrass, già amante di Mary Ann, viveva nella stessa strada, dove prendeva a pigione una stanza presso una famiglia. Faceva lo stesso lavoro di Frederick, nella stessa miniera. Frederick Cotton morì il 2 settembre 1871. Età al decesso, 40 anni. Causa della morte "tifo ed epatite". Tre mesi dopo Natrass andò a vivere al numero 20 di Johnson Terrace, con Mary Ann e i bambini. I vicini erano convinti che i due si sarebbero sposati presto. Ma qui successe una cosa. Poco prima di iniziare la convivenza con Natrass, Mary Ann aveva pubblicato un'inserzione per lavorare come infermiera. Fu assunta da un celibe chiamato Quick-Manning, convalescente dopo essere guarito dal vaiolo. Quick-Manning viveva anch'egli in Johnson Terrace, funzionario presso una fabbrica di birra locale. Non lavorava quindi in miniera, e poteva rappresentare per Mary Ann un'opportunità per salire qualche gradino della scala sociale. Altro punto importante: non aveva figli da accudire. Il problema ora era sbarazzarsi di Natrass, appena arrivato, e del resto della famiglia Cotton. E qui si produsse un'altra scia di morte: il 10 marzo 1872 morì Frederick Cotton Junior per "febbre gastrica". Il 28 marzo 1872 morì Robert Robson Cotton, di 14 mesi. Causa indicata sul certificato di morte: "convulsioni da sviluppo della dentizione". Il 1° aprile 1872, morì Joseph Natrass, di "febbre tifoide". La morte di Joseph Natrass è quella di cui abbiamo i maggiori dettagli, perché diversi vicini di Mary Ann prestarono testimonianza in varie udienze del processo. Queste testimonianze furono riprese dai giornali dell'epoca. Alcune sono ancora conservate in fascicoli dell'Archivio nazionale di Kew.

L'angelo del focolare ai tempi della Regina Victoria

Uno dei motivi per il quale Mary Ann la fece franca per così tanto tempo è che i sintomi dell'avvelenamento da arsenico, come abbiamo visto, sono simili a quelli di diverse patologie caratteristiche dell'epoca. Ma probabilmente vi è un altro motivo. L'idea della donna dell'epoca, gentile e sottomessa, materna e accudente, era così lontana dalla figura di un'omicida seriale, che fu molto difficile persino osare sospettare che una moglie, una madre, potesse essere all'origine dell'ombra di morte che seguiva ogni passo di Mary Ann. La legge penalizzava i diritti delle mogli a vantaggio del marito. La donna non poteva firmare contratti, non poteva agire in giustizia, non poteva fare testamento senza il consenso del marito. Qualsiasi proprietà della moglie, inclusi abiti e denaro eventualmente risparmiato, passava legalmente al marito. Spesso un contesto di povertà, in una società che manca di porre riparo alle ingiustizie sociali, costituisce l'ambiente ideale per il fiorire dei serial killer. Tale era la società vittoriana, specie in alcuni territori. Forse che le aspirazioni, le rivalse economiche e sociali abbiano armato la mano di Mary Ann Cotton?

Jane Hedley e la mensola della dispensa

Per ricostruire al meglio le circostanze delle morti di Natrass e del piccolo Robert Robson Cotton, tra tutte le testimonianze, forse la più importante fu quella di Jane Hedley, presente al momento del decesso, che successivamente, durante un'udienza del processo, dichiarò sotto giuramento: "Vivevo a West Auckland, ero molto amica dell'imputata. La aiutavo in casa per molte faccende. Prestai assistenza durante la malattia di Joseph Natrass. Lo vidi diverse volte quando era malato. L'imputata lo assisteva ed era costantemente vicino a lui. Non ho visto altre persone che lo assistevano. L'imputava gli dava tutto ciò di cui aveva bisogno. Natrass vomitò molte volte. Ogni tanto si lamentava per dolori alla base dell'intestino. Vidi che aveva delle fitte, si contorceva e sembrava patire molto. Contorceva le dita dei piedi e delle mani e muoveva le mani in tutte le direzioni. Piegava le gambe e le tirava su. Si agitava tantissimo e la prigioniera lo teneva e doveva usare molta forza per contenerlo. Durante le fitte perdeva conoscenza. Robert Robson Cotton morì il giovedì prima di Pasqua e la sua salma fu ricomposta nella stanza dove dormiva Natrass, già molto malato. Il venerdì prima della morte di Natrass ero in casa dell'imputata con il Dott. Richardson, Natrass e l'imputata. Il Dott. Richardson gli chiese se i dolori fossero passati. Rispose di no. Il Dott. Richardson gli chiese di interrompere le purghe, perché pensò che forse l'avrebbe fatto sentire meglio. Nattrass rispose che era inutile perché non aveva febbre. Al che il medico, alquanto seccato, disse che se Natrass ne sapeva di più di lui, era inutile che lui rimanesse. Poi gli chiese se avesse preso le medicine e lui disse di no. Ero presente al momento della sua morte. Morì durante un attacco molto simile ai precedenti. L'imputata lo teneva giù. La vidi molte volte che gli dava da bere. Il giovedì prima che Natrass morisse, l'imputata mi disse che Nattrass aveva detto che lei, l'imputata, avrebbe ricevuto il suo orologio e il denaro proveniente dal club delle sepolture, perché era stata la sua compagna. Lo stesso giorno l'imputata mi chiese di farsi scrivere una lettera per chiedere denaro per il funerale al club delle sepolture. Vivevo all'incirca a una dozzina di case dall'imputata allora. Poco dopo la morte di Nattrass, circa una settimana dopo, l'imputata era a casa mia, ad aiutarmi a pulire. Mi mandò a casa sua a prendere un vaso, su una mensola della dispensa. Disse che all'interno vi era del sapone e dell'arsenico. Andai a prendere il vaso e lo mostrai all'imputata. Disse che era quello giusto e quello di cui necessitava per pulire i letti... Presi il vaso dalla mensola in alto della dispensa nella casa dell'imputata, dove mi aveva detto lei". Morto Joseph Natrass, Mary Ann voleva sbarazzarsi anche di Charles Edward. Prima contattò lo zio del bambino, che viveva a Ipswich, perché se ne prendesse cura. Lo zio rispose di no. Allora traslocò con il bambino da Johnson Terrace al numero 13 di Front Street, sempre a West Auckland, all'inizio di maggio, in una piccola casa su tre piani. Molto probabilmente era già incinta della bambina che sarebbe nata in carcere il 10 gennaio 1873, quasi certamente figlia di Quick-Manning e che sarebbe stata chiamata Margaret Edith Quick-Manning Cotton. Non risulta che Quick-Manning abbia provveduto alla figlia o che sia andato a trovare lei o la madre in carcere, successivamente. Mary Ann, però, sembrava stesse preparando il terreno per una convivenza con lui, cercando di sbarazzarsi di Charles Edward. Tra l'altro, da un certo punto in avanti, non accettava più inquilini maschi, ai quali fino ad allora sub-affittava stanze. William Lowrey, il suo ultimo inquilino, fu messo alla porta perché, spiegò Mary Ann, l'uomo che stava per sposare le proibiva di avere ospiti maschi. Lowrey non scomparve però dalla vita di Mary Ann. Successivamente avrebbe preso alcuni beni di lei, scrivendole in carcere per avvertirla di averli venduti per pagare le parcelle del suo avvocato. Probabilmente fu lo stesso Lowrey che agì da intermediario per fare adottare Margaret Edith dagli ex vicini di Mary Ann, William e Sarah Edwards. Ma questa è storia successiva.

Mary Ann Cotton serve una minestra contenente arsenico 

La svolta

All'inizio dell'estate del 1872, quindi, Mary Ann viveva nella casa di Front Street con Charles Edward ed era incinta, senza poter avere inquilini maschi. In attesa delle possibili nozze con Quick-Manning, si proponeva come infermiera, e talvolta prestava cura a malati presso il suo domicilio. A questo punto, precisamente il 6 luglio del 1872, entrò in gioco qualcuno che cambierà il corso degli eventi: Thomas Riley, il proprietario di un piccolo negozio di alimentari di West Auckland, anch'egli abitante in Front Street. Costui era anche il supervisore locale del servizio di sostegno finanziario ai poveri, che con tutta probabilità Mary Ann riceveva per accudire Charles Edward. Thomas Riley chiese a Mary Ann se, in qualità di infermiera, potesse occuparsi di una persona ammalata di vaiolo. Il dialogo che seguì tra di loro venne ricostruito nella deposizione del primo in udienza. Mary Ann confessò a Riley di considerare Charles Edward come un fardello, che tra l'altro, sottolineò, non era neanche suo figlio, ma solamente un suo figliastro. Assunse il ruolo della vittima che si trovava in una situazione ingiusta. Quindi chiese a Riley di aiutarla a mandare Charles Edward nella workhouse di Bishop Auckland. La risposta fu negativa, a meno che non fosse disposta ad andarci anche lei, con il figliastro. La replica della donna fu secca: non sarebbe mai andata a vivere in un posto del genere. Continuò a lamentarsi, dicendo che a causa del bambino non poteva prendere in casa un inquilino rispettabile. Riley, ridendo, fece il nome di Quick-Manning. Si trattava forse di lui? Riley, infatti, abitava nei dintorni, e probabilmente era a conoscenza delle voci che giravano nel paese, secondo le quali i due stavano per sposarsi. Mary Ann rispose: "può darsi, ma il bambino ci ostacola [...]. Ma forse non importa, non sarà un problema per molto tempo. Se ne andrà come tutti gli altri della famiglia Cotton". Riley, imbarazzato, soprattutto perché questa conversazione si svolgeva in presenza di Charles Edward, chiese incuriosito: "Non intende dirmi che questo piccolo sta per morire?". E Mary Ann rispose qualcosa di poco chiaro, ovvero che il bambino non si sarebbe mai alzato. Che Riley interpretò nel senso che non avrebbe raggiunto l'età adulta. Sei giorni dopo Riley passò davanti all'uscio della casa di Mary Ann, la vide in piedi vicino all'ingresso, molto angosciata. Gli disse che Charles Edward era morto. Gli chiese di andare a vedere il corpo, ma lui rifiutò. Data la conversazione di pochi giorni prima, Riley si insospettì e andò a denunciare quel che aveva visto e sentito al Sergente Tom Hutchinson e quindi al Dott. William Kilburn, che aveva accudito il bambino. Forse Mary Ann si sentiva onnipotente? Talmente sicura di sé da giocare d'azzardo e addirittura da preannunciare a un estraneo la morte di qualcuno che sta per uccidere? L'insensibilità di parlare davanti a Charles Edward prima di mandarlo a vivere in una workhouse e dopo della sua morte sono segni di psicopatia? Il Sergente Hutchinson sarebbe stato additato come un eroe, lodato dall'Illustrated Police News, il giornale della polizia, come un segugio "acuto, intelligente ed energico", che aveva "le mani sul caso sin dall'inizio". Il 22 marzo 1872 il Northern Echo ascrisse ad Hutchinson "il merito di aver scoperto la tetra storia di orrore che sarà presto portata alla giusta conclusione dall'esecuzione del personaggio principale". Non fu invece riconosciuto a Riley il ruolo effettivamente svolto nell'arresto di Mary Ann. Quando questa scrisse una lettera datata 11 marzo 1873 e pubblicata dal Northern Echo, ammonì che "per quanto riguarda Riley, sarà Dio a giudicarlo, non un giudice ordinario".

Il coroner e l'autopsia al pub

I coroner svolgono un'indagine sulle morti sospette, accidentali, violente o altrimenti non naturali. Le loro mansioni furono meglio definite da una legge, il Coroners Act del 1844. L'intervento e quindi l'inchiesta del coroner erano richiesti dalla polizia, da un medico, da un funzionario dell'amministrazione locale che registrava la morte o, più raramente, avvenivano in caso di voci insistenti su un particolare decesso. Il coroner guidava un gruppo di persone locali, tra 12 e 24, che esaminavano il corpo, raccoglievano testimonianze e valutavano i riscontri medici disponibili. Inizialmente i medici non erano pagati per testimoniare, ma dopo il 1836 venivano pagati due ghinee se il loro esame comprendeva un'autopsia sulla vittima, una sola ghinea se non la comprendeva. Probabilmente Mary Ann si rese conto che Riley aveva sospettato qualcosa quando il Dott. Kilburn, che aveva prestato le cure a Charles Edward nelle settimane precedenti il decesso, si rifiutò di rilasciare, almeno per il momento, il certificato di morte. Mary Ann aveva assicurato il bambino per 4 sterline e 10 scellini, ma senza il certificato non avrebbe potuto chiederne la liquidazione all'assicurazione. Il mancato rilascio del certificato di morte insospettì il sergente Hutchinson, che denunciò la cosa al coroner, che predispose un'inchiesta per l'indomani, il 13 luglio. Il Dott. Kilburn chiese al coroner il permesso di svolgere un'autopsia. Il permesso fu accordato. Hutchinson informò Mary Ann, che rimase imperturbabile, dichiarando la propria innocenza. L'inchiesta si svolse dinanzi al vice Coroner, Thomas Dean, in un pub, il Rose and Crown, su Front Street, accanto all'abitazione di Mary Ann. Può sembrare strano che un'inchiesta su una morte sospetta si svolgesse in un pub, ma era piuttosto comune all'epoca che il coroner tenesse le udienze e interrogasse i testimoni proprio lì. Solo dopo il Public Health Act del 1875, la legge sulla sanità pubblica che istituì gli obitori pubblici e le corti dei coroner con fondi pubblici, i pub persero questo ruolo macabro. Ma molto lentamente: pare che le udienze nei pub continuassero ancora negli anni '20 del XX secolo. Quanto all'autopsia, Kilburn la svolse su un tavolo, a casa di Mary Ann. Quando la giuria si stava radunando al Rose and Crown, il medico iniziò l'esame del corpo di Charles Edward. Quando fu chiamato a testimoniare (ricordiamo che il pub era a pochi metri dalla casa di Mary Ann), l'esame non era stato ancora svolto compiutamente e Kilburn esitò quando gli fu chiesto quale fosse la causa del decesso. Forse gastroenterite. Il coroner gli chiese altre spiegazioni, ma Kilburn non disse altro. La giuria si ritirò per un'ora. Il verdetto fu che il bambino era morto per cause naturali. Sembrò che, ancora una volta, Mary Ann fosse riuscita a farla franca e a sfuggire alla giustizia. La donna scrisse a Riley, chiedendo che provvedesse alle spese del funerale, dato che lei non aveva denaro a sufficienza. Così fu, e Charles Edward Cotton fu sepolto il 15 luglio. Nonostante il verdetto, i giornali pubblicarono la notizia dell'inchiesta sulla morte del piccolo. Per esempio, il Newcastle Courant del 19 luglio 1872 informò che vi era stata la morte "improvvisa" e "inaspettata" di un bambino a West Auckland, sottolineando che Mary Ann, "pur relativamente giovane, ha avuto tre mariti". Ne seguirono, come immaginabile in un piccolo centro, voci e pettegolezzi. La gente cominciò a parlarne... e a parlarne... ben presto si sparse la voce sul fatto che dovunque fosse passata Mary Ann... vi erano state morti: mariti, figli, figliastri, persino amanti. Allo stesso tempo, Riley continuò a battersi perché la vittima avesse giustizia, utilizzando il suo ruolo in seno alla comunità. Tutta questa attenzione finì di sicuro per spaventare Quick-Manning, che Mary Ann voleva sposare. La donna era disperata. Il piano di sposare Quick-Manning stava andando in frantumi. Senza soldi, con le voci che si moltiplicavano a West Auckland... chi avrebbe dato lavoro alla povera Mary Ann? Sarebbe voluta andar via ma non aveva soldi per farlo. Quindi vendette qualche mobile per raggranellare un po' di denaro.

L'arresto

Qui successe un altro episodio insolito: Mary Ann aveva mal di gola e non si sentiva bene. Si mise a letto e chiese a una vicina, Mary Ann Dodds, di chiamare proprio il Dott. Kilburn per una visita. Kilburn rifiutò e le disse di cercarsi un altro medico. In realtà, non si limitò a rifiutare. La sera del 17 luglio, probabilmente anche su pressioni di Riley, effettuò vari esami sul contenuto dello stomaco di Charles Edward, che aveva conservato nel suo ambulatorio in un barattolo, e su altri organi interni che aveva seppellito in giardino, ma che non era riuscito ad esaminare prima dell'inchiesta del sabato precedente. Kilburn preparò l'attrezzatura e sottopose le viscere di Charles Edward al test di Reinsch. Ci vollero 30 minuti per appurare che Mary Ann aveva dato dell'arsenico al figliastro. A notte inoltrata, verso mezzanotte, si presentò alla stazione di polizia di Bishop Auckland, per dire a Hutchinson quel che aveva scoperto. Il giorno seguente Mary Ann fu arrestata nella casa di Front Street e portata alla stazione di polizia. La sua casa fu perquisita, ma non fu trovato altro che una sostanza biancastra, che risultò essere dell'amido. Rimase agli arresti presso la stazione di polizia il 18 e il 19 luglio, quando fu formalizzata la custodia cautelare. Allo stesso tempo, fu richiesto al Ministero degli interni il permesso per esumare il corpo del povero Charles Edward, operazione che avvenne il 26 luglio, in presenza del Dott. Kilburn, di un altro medico, del Commissario Henderson e del Sergente Hutchinson. Il Dott. Kilburn mise parte delle viscere di Charles Edward (e i resti dello stomaco che aveva conservato in casa) in bottiglie pulite, le chiuse, le sigillò, le firmò, le etichettò e le inviò al Dott. Thomas Scattergood, professore di medicina forense presso l'Università di Leeds, perché fossero esaminati. Scattergood, uno dei testi chiave al processo di Mary Ann, trovò tracce di arsenico dappertutto nei campioni. Ben presto ci sarebbero state altre esumazioni e altri capi di accusa. Mary Ann, quanto a lei, continuò a dichiararsi innocente. Mary Ann comparve per due volte davanti ai magistrati di Bishop Auckland: il 21 agosto 1872 e poi per diversi giorni nella seconda metà di febbraio 1873. Compito dei magistrati era vagliare il caso e decidere se rimettere il suo destino nelle mani di una corte superiore. La prima volta venne discusso il capo di accusa di "omicidio volontario di Charles Edward Cotton tramite somministrazione di arsenico, diretta o tramite terzi" e nelle udienze successive si discusse del capo di accusa che riguardava gli omicidi volontari di Joseph Natrass, Frederick Cotton Junior e del figlio di 14 mesi Robert Robson Cotton. Questi ultimi capi di accusa furono conseguenti all'esumazione dei corpi delle tre vittime e al successivo esame che determinò la presenza di arsenico. Nel frattempo, tra l'agosto del 1872 e le udienze di febbraio, nacque Margaret Edith, il 7 gennaio 1873, figlia di Mary Ann e Quick-Manning, partorita nella prigione di Durham. Mary Ann si lamentò che le accuse fossero infondate e che i testimoni avessero mentito. La lista dei testimoni comprendeva i suoi vicini Mary Ann Dodds, Phoebe Robson, Sarah Smith, Mary Tate e Jane Hedley; i due medici che avevano visitato Charles Edward, William Kilburn e Archibald Chalmers, oltre a Scattergood; poi, ovviamente Thomas Riley; e infine l'assistente di un farmacista, Thomas Detchon, che testimoniò alla seconda udienza nel febbraio del 1873, ma non a Durham, dove si celebrò il processo vero e proprio. Abbiamo già letto la testimonianza di Jane Hedley. Quanto a Mary Ann Dodds, disse ai magistrati che sei settimane prima che Charles Edwards morisse, Cotton aveva mandato il bambino dal farmacista del villaggio per comprare due pence di arsenico e un pezzo di sapone da strofinare su un materasso. Il farmacista aveva rifiutato di vendere l'arsenico a un bambino, in ossequio della legge, e quindi Mary Ann aveva chiesto a Dodds di andarci lei. Dopo aver mischiato sapone e arsenico, le due donne usarono metà della soluzione per pulire il materasso, sul quale trovarono 2 o 3 insetti. L'altra metà, secondo la Sig.ra Dodds, fu riposta in un barattolo e conservata nel ripostiglio. Non è chiaro se si trattasse dello stesso barattolo con arsenico di cui parlò Jane Hedley nella deposizione sulla morte di Natrass, ma resta il fatto che Mary Ann Cotton aveva dell'arsenico in casa. Le deposizioni di Phoebe Robson e Sarah Smith confermarono che Mary Ann si era occupata personalmente dei membri della sua famiglia e che non permetteva ad alcuno di avvicinarsi. Sarah Smith aggiunse che vide l'imputata dare a Natrass alcune tazze di tè da due piccole teiere che Mary Ann teneva su un tavolo nella stanza da letto del suo amante.

La testimonianza del Dott. Scattergood 

La testimonianza del Dott. Scattergood

Il Dott. Thomas Scattergood era un medico di base, professore alla facoltà di medicina dell'Università di Leeds, chirurgo ad honorem presso l'Ospedale per donne e bambini, e successivamente Preside della nuova facoltà di medicina. Ma Scattergood viene ricordato soprattutto come uno dei pionieri inglesi di medicina forense e tossicologia, che praticò e insegnò per anni sempre a Leeds. Parte delle sue lezioni, insieme a informazioni relative ai casi esaminati, costituiscono i suoi Appunti in tre volumi, pubblicati all'epoca. Pagina 179, appunti del Dott. Scattergood: "Ricevuti dal Commissario Henderson di Bishop Auckland, tramite il Sergente Hutchinson, venerdì 20 luglio 1872: 6 barattoli in vetro e 2 pacchi incartati; il tutto debitamente sigillato, protetto ed etichettato. I sigilli sono perfettamente intatti. Tutto relativo a Charles Edward Cotton." I barattoli e uno dei pacchi contenevano parti della povera vittima, mentre nell'ultimo pacco vi erano delle polveri che avrebbero potuto essere d'interesse per il caso e che erano state "trovate dalla polizia in casa dell'arrestata". Scattergood trovò chiare tracce di arsenico nel contenuto dello stomaco della vittima, esattamente 0,2592 grani. Trovò tracce di arsenico anche nelle viscere, nel fegato, nel cuore, nei polmoni e nei reni. Ecco la sua testimonianza al processo presso la corte di assise di Durham: "A mia opinione, fanno pensare a dosi di arsenico ripetute nel corso di diversi giorni. La presenza di arsenico nello stomaco implica una somministrazione recente. La quantità trovata non indica la quantità somministrata". Scattergood passò poi ad esaminare l'intestino di Natrass, che conteneva 17,71 grani di arsenico, quasi 4 volte la dose fatale. Ma trovò tracce di arsenico anche nei resti di Frederick Cotton Junior e nei reni, nel fegato e nella milza di Robert Robson Cotton.

Il processo in corte d'assise: battaglia tra accusa e difesa

Il processo presso la corte di assise di Durham durò 3 giorni, dal 5 al 7 marzo 1873. La corte era accanto alla prigione in cui era rinchiusa Mary Ann. Una gran folla la aspettava per la prima udienza: la gente voleva vedere con i propri occhi "l'avvelenatrice di West Auckland". Talmente grande fu il clamore che furono distribuiti dei biglietti per permettere l'accesso nella corte. I giornali raccontarono che Mary Ann era depressa, pallida e sembrava molto più vecchia di quando era apparsa davanti ai magistrati di Bishop Auckland. Era accusata di avere ucciso Charles Edward con l'arsenico, ma non era certo che le prove emerse successivamente rispetto alle altre morti avvenute in casa sua sarebbero state dichiarate ammissibili. Inoltre, bisognava stabilire se l'arsenico trovato nel corpo di Charles Edward potesse o meno essere frutto di ingestione accidentale. La linea di difesa dell'avvocato di Mary Ann cominciò sottolineando che non era stato trovato arsenico in casa e che Charles Edward era morto accidentalmente. Quanto all'accusa, voleva introdurre in giudizio i riscontri dell'autopsia e dei test svolti dal Dott. Scattergood sui resti di Natrass, Robert Robson Cotton e Frederick Cotton Junior. Il giudice ne convenne. Fu un brutto colpo per la difesa di Mary Ann. L'altra questione da dirimere era se l'arsenico fosse stato ingerito accidentalmente, come sostenuto dalla difesa. Dopo tutto, sostenne l'Avvocato Campbell Foster, la carta da parati verde della stanza da letto di Charles Edward era piena di arsenico. Bastava del calore per sprigionarne le esalazioni, come confermato dal Dott. Kilburn. Campbell Foster seguì nella linea difensiva: "Sa che è successo che alcune persone siano state oggetto di avvelenamento cronico da arsenico e alcuni siano rimasti uccisi nei soggiorni coperti con carta da parati per produrre la quale era stato utilizzato arsenico?" Kilburn rispose: "Ne ho sentito parlare; ma non ritengo molto probabile che sia successo nei casi di cui ci occupiamo. Nella fattispecie, le esalazioni da arsenico potrebbero causare soffusione degli occhi; irritazione delle narici e coliche allo stomaco, ma non credo che la vicinanza alla carta da parati potrebbe cagionare la morte". Il giudice andò in soccorso di Kilburn, sottolineando il "carattere molto speculativo" degli argomenti dell'avvocato Campbell Foster. Quando interrogò Scattergood, l'avvocato gli chiese se fosse possibile separare facilmente arsenico e sapone e anche se ritenesse che il pigmento verde sulla carta da parati conteneva una grande quantità di arsenico e fosse quindi pericoloso. Scattergood illustrò la materia: "una parte di questa sostanza verde si consuma o si stacca quando la carta si asciuga e viene quindi diffusa nell'aria. Altre parti della sostanza possono diffondersi se i muri sono strofinati o spazzolati per pulirli". Campbell Foster intervenne: "è proprio quello che prevedevo che dicesse. Un raggio di sole dalla finestra, dottore, mostrerebbe gli atomi o le particelle nell'aria." Scattergood annuì. L'avvocato riprese: "le carte da parati verdi non presentano il rischio che coloro che si trovano nella stanza possano inalare queste particelle presenti nell'aria costituite dal veleno detto arsenico?" Scattergood rispose: "Si dice che la salute di alcuni ne abbia risentito." A quel punto intervenne il giudice per cercare di dirimere la questione: "Ha mai saputo di qualcuno che è morto per questa cagione?" Al che Scattergood rispose sicuro: "No, vostro onore, né ne ho letto". Campbell Foster non metteva in questione il fatto che vi fosse arsenico nei resti di Charles Edward, ma intendeva instillare il dubbio nella giuria che l'avvelenamento fosse dovuto alla carta da parati o al sapone: "Quando il bambino faceva girare la trottola, lanciava un pallone, giocava con le biglie, non avrebbe potuto assumere due o tre grani di arsenico?" Scattergood rispose sarcastico: "No. Peraltro, Charles Edward non avrebbe potuto far girare una trottola anche se ne avesse avuta una, c'era la moquette sul pavimento". Vi furono risate fragorose in aula. Vediamo però cosa riportano le note di Scattergood del 14 marzo 1873: "Al mio ritorno da Durham, ho esaminato il sapone e l'arsenico, al fine di verificare l'ipotesi dell'Avvocato Campbell Foster di pericolo per esposizione. [...] Esaminando ora il sapone, lo trovo abbastanza morbido e pastoso, si è seccato solo in parte, il che gli permette di scivolare giù dalla provetta immediatamente quando questa viene capovolta, come avrebbe fatto all'inizio. Non sarebbe possibile polverizzare il sapone più di quanto si possa polverizzare il burro". Quindi Scattergood esaminò il sapone che era rimasto conservato fino a marzo da quando era stato prelevato dalla polizia a settembre. Svolgendo nuovi test, escluse che il sapone potesse essersi seccato completamente, potesse essersi ridotto in polvere ed essere stato ingerito accidentalmente. I suoi appunti continuano sul caso Mary Ann Cotton: "Rispetto a un altro punto della difesa dell'Avvocato Foster, segnatamente che l'arsenico derivato da una carta da parati verde presente sul muro potesse essere stato inalato, ciò non spiegherebbe la presenza di arsenico allo stato solido nello stomaco. Come già evidenziato, ho dimostrato come il sapone non avrebbe potuto formare polvere: al processo ho detto che ritenevo che l'inspirazione non spiegherebbe la presenza di arsenico nello stomaco in stato solido. Il mio argomento è stato contestato, ma senza basi fattuali solide. Non vi sono riscontri di casi in cui, dopo la morte per inspirazione - se pure questa possa verificarsi - , sia stata provata la presenza di arsenico solido nello stomaco, a maggior ragione la quantità presente nei resti di Nattrass, di 17,71 grani nello stomaco e negli intestini, oltre a 13-14 grani sciolti". Nel linguaggio solitamente asettico di Scattergood, il sottolineare l'assenza di "basi fattuali solide" denota probabilmente fastidio. Tornando alle udienze, il 7 marzo l'accusa e la difesa svolsero le arringhe conclusive prima della sentenza. La prima reiterò l'accusa di omicidio volontario di Charles Edward per somministrazione ripetuta di dosi di arsenico per circa 7 giorni da parte di Mary Ann Cotton, basandosi sulle prove testimoniali, in particolare del Dott. Scattergood. La difesa, invece, chiese alla giuria di considerare l'implausibilità dell'uccisione di un bambino di 14 mesi, Robert Robson Cotton, da parte di sua madre: "Una madre che uccide il proprio figlio! Una madre che lo accudisce, che chiama il medico, che lo culla sulle ginocchia, che lo guarda con affetto, lo ascolta ciangottare, ne guarda i bei sorrisi, mentre sa di avergli dato dell'arsenico, facendogli contorcere gli arti mentre lui le guarda il viso, chiedendo sostegno e protezione!" A questo punto, Mary Ann iniziò a singhiozzare e quando Campbell Foster finì l'arringa - durata due ore - un membro del pubblico si alzò in piedi per applaudirlo, sgridato dal giudice. L'avvocato ricordò anche alla giuria che l'imputata aveva chiamato il Dott. Kilburn per prestare cure a Charles Edward e agli altri e che in quanto infermiera era predisposta ad accudire benevolmente i malati. Infine, lamentò che gran parte delle prove presentate erano frutto "dei pettegolezzi di vecchie donne che erano state chiamate a deporre l'una dopo l'altra e ognuna valeva quanto tre cornacchie nere". Finite le arringhe, il Giudice riassunse le prove addotte e spiegò che l'assassinio faceva presumere un'uccisione premeditata. Non spettava alla giuria esaminare il movente, ma solo l'intenzione. La giuria, spiegò sempre il giudice, doveva arrivare a una decisione aldilà di ogni ragionevole dubbio; i giurati avrebbero dovuto decidere il caso sulla base delle prove addotte, non dei suggerimenti dell'accusa o della difesa. Nel riassumere il caso, il giudice tornò ripetutamente sulla testimonianza di Scattergood, esprimendo con grande chiarezza alla giuria che quanto il medico aveva detto non era compatibile con la tesi dell'avvelenamento accidentale. "Non meno di quattro persone che muoiono l'una dopo l'altra in modo accidentale è una serie di eventi che va oltre i confini della probabilità". Se l'arsenico fosse stato somministrato volontariamente, la giuria avrebbe dovuto stabilire chi lo aveva somministrato; e se la giuria avesse stabilito che a somministrarlo era stata Cotton, la giuria era tenuta a considerarla colpevole.

Il verdetto

La giuria si ritirò per deliberare alle 15.56 del 7 aprile 1873. Tornò in aula quasi un'ora dopo. La decisione fu unanime: Mary Ann Cotton era colpevole dell'assassinio di Charles Edward Cotton. Il giudice indossò un copricapo nero e, mentre l'imputata proclamava ancora una volta la propria innocenza, disse: "Mary Ann Cotton, dopo un processo meticoloso lei è stata condannata per l'orrendo crimine dell'assassinio. Ha goduto del beneficio della difesa di un avvocato, e tutto quello che poteva essere fatto valere è stato detto, ma la giuria è stata portata alla sola conclusione cui poteva giungere: che lei è colpevole. È stata considerata colpevole di assassinio tramite avvelenamento del suo figliastro, che era suo dovere accudire. Sembra che abbia ceduto al più orribile di tutti i delirî, che talvolta coglie le persone che mancano di senso morale e religioso, ovvero che poteva svolgere i suoi malvagi progetti senza essere scoperta. Ma in verità l'assassinio per avvelenamento, il più detestabile dei crimini, che cagiona un fremito alla natura umana, è del tipo che, per provvidenza divina, lascia sempre dietro di sé tracce di colpa complete e incontestabili. L'avvelenamento, in un certo senso, nel momento stesso dell'atto criminoso, scrive una traccia di colpevolezza indelebile. In queste ultime parole in cui mi rivolgo a lei, la invito con tutta onestà a cercare per la sua anima quell'unico rifugio per lei rimasto, la grazia di Dio attraverso l'espiazione del nostro Signore Gesù Cristo. Non mi resta che pronunciare la condanna della legge, che lei sarà portata da qui nel luogo dal quale proviene, e da lì al luogo dell'esecuzione, dove sarà impiccata per il collo fino alla sua morte, e il suo corpo sarà successivamente sepolto nell'ambito della prigione. E possa Iddio avere pietà della sua anima".

In attesa dell'esecuzione

L'esecuzione della condannata fu fissata per la mattina di lunedì 24 marzo 1873. Era la consuetudine che dovessero passare tre domeniche tra la condanna e l'esecuzione. Ciò significò che Mary Ann aveva 17 giorni da vivere. Questi pochi giorni furono trascorsi scrivendo lettere, invitando amici e familiari a chiedere la grazia al Ministro degli interni, ricevendo visite, cercando di fare adottare la bambina e quindi preparandosi alla morte. Fino alla fine non ammise mai di essere colpevole. Il 12 marzo scrisse al suo ex marito James Robinson, implorandolo di andare a trovarla con i tre figli di lui, uno dei quali, George Robinson, era anche figlio di Mary Ann, come sappiamo.

"Mio caro amico, suppongo che, più di quanto posso dirti riguardo al mio crudele destino, voglio sapere se mi farai vedere i tre figli appena ti è possibile, vorrei vederli, portali, se puoi chiedere a qualcun altro di portarli, mi hanno detto oggi che hai detto hai ricevuto solo una lettera da me da quando ti ho lasciato. Se non ne hai ricevute altre, te le hanno nascoste. Spero che ricevi questa e credo che se hai un po' di gentilezza in te cercherai di farmi risparmiare la vita, sai tu stesso che è stato terribile ascoltare le bugie che sono state dette su di me, devo dirti che sei la causa di tutti i miei problemi perché se non lasciavi la casa potevo entrare in casa quando sono venuta, ho dovuto vagare nelle strade con il mio bambino in braccio, nessuna casa per me, nessun posto dove posare la testa, sai, tornando al passato non dovevo vendere le mie cose a Susickel Street per venire da te, potevo rivolgermi a mia madre, ma quando hai chiuso la porta non avevo nessuno perché lo sai bene tu che non sono colpevole delle bugie che sono state dette su di me, se dici nient'altro che la verità non posso ripensare al passato perché è più che la natura può sopportare, una cosa che spero farai è di farmi risparmiare la vita, perché non sono colpevole del crimine per cui devo morire, considera le cose e fai quel che puoi per me, devo concludere ora, spero di avere tue notizie a giro di posta. MAR"

James Robinson non andò a trovarla, Mary Ann gli scrisse di nuovo. Allora lui decise di andarci, insieme a suo cognato, un certo Burns, ma arrivato alla porta del carcere cambiò idea e tornò indietro. Burns invece entrò a far visita alla condannata. La implorò di far pace con Dio e di confessare l'assassinio di Charles Edward, di cui ancora una volta Mary Ann negò ogni responsabilità. Burns successivamente ne descrisse la cella: più grande e comoda di quella che potesse immaginare, anche se spartana. Vi erano libri religiosi su un tavolino e due guardiane sedute sul letto, mentre una terza accudiva la piccola Edith. Tra le altre visite che ricevette ci fu quella del suo patrigno George Stott. Costui non le nascose la gravità della situazione, sgridandola anche per la pessima ortografia e sintassi delle sue lettere. Sembra però che quando vide il suo patrigno, si alzò improvvisamente dallo sgabello sul quale sedeva, corse verso di lui ad abbracciarlo, stringendogli le braccia attorno al collo: "Oh, padre, padre, sapevo che sareste venuto a trovarmi". Si abbandonò quindi "a un pianto parossistico". Stott le chiese se aveva qualcosa da confessare, ma ancora una volta Mary Ann negò ogni coinvolgimento nell'assassinio di Charles Edward.  "Padre, non ho condotto una buona vita, ma sono innocente dei crimini di cui mi hanno accusata. So che il pubblico è contro di me, ma morirò per un reato di cui sono innocente come può esserlo un bambino non nato. Non ho mai dato nulla a quel bambino per ucciderlo. Era nell'amido che ho comprato per lui da un negozio di alimentari di West Auckland". George non le credette. Mentre stava per andar via, Mary Ann gli chiese di andare a trovare James Robinson per suo conto. Dopo le tre guardie dovettero consolarla a lungo. Mary Ann riuscì a far adottare la piccola Margaret Edith da Sarah e William Edwards, suoi ex vicini a Johnson Terrace a West Auckland, che vennero a prendere Edith insieme a William Lowrey, l'ultimo inquilino di Mary Ann. Anche qualche reverendo andò a farle visita, tra i quali Stevenson e Mountford, che erano presenti all'esecuzione e l'accompagnarono verso la forca.

Lettera di Mary Ann Cotton scritte dal penitenziario 

Lettera di Mary Ann Cotton scritte dal penitenziario 

24 marzo 1873 - "Il paradiso è casa mia"

La mattina di lunedì 24 marzo 1873 era nebbiosa e umida, ma ben 200 persone si riunirono al di fuori del carcere già alle 7.30. Sapevano di non poter assistere all'esecuzione, che fu eseguita all'interno della prigione. Era dal 1868, infatti, che le esecuzioni non erano più pubbliche. Forse volevano vedere l'arrivo del boia Calcraft. Sembra che il boia non amasse i giornalisti e che sgridò i venti reporter presenti. Quanto a Mary Ann Cotton, alle 5 del mattino le era stata data una tazza di tè, e dopo circa mezzora diversi preti entrarono nella sua cella per pregare con lei. La condannata pregò con fervore per la salute di suo marito Robinson e per la sua bambina. Secondo il Newcastle Courant, al Reverendo Mountford che la interrogava sulla sua colpevolezza nell'omicidio di Charles Edward, la condannata ammise di aver "somministrato veleno a tutte le persone decedute, ma affermò ancora che non lo aveva fatto intenzionalmente, in quanto al momento dell'acquisto l'arsenico era stato mischiato con l'amido che aveva dato ai deceduti".  Mary Ann pianse amaramente che Robinson non era andato a trovarla. Subito dopo le 7.30, i giornalisti furono ammessi nella prigione e condotti nel luogo dove si trovava la forca, mentre Calcraft, il suo aiutante Evens e il vice sceriffo della contea, furono fatti entrare nell'ufficio del direttore. Mary Ann indossava una tunica nera, larga per la sua figura ormai smagrita. Sulle spalle, uno scialle nero con scacchi bianchi. Alle 7.50 lasciò la sua cella, dicendo: "il paradiso è casa mia". Richard Bowser chiese al vice direttore Young di consegnarli il corpo di Mary Ann Cotton per l'esecuzione. Completata questa formalità, vi fu una mini processione dalla cella di Cotton fino alla forca, con due guardiani maschi che tenevano la condannata dai gomiti, per spingerla. Calcraft ed Evens erano dietro ai guardiani, quindi il vice direttore, seguiti da vari preti, inclusi Mountford e Stevenson. Vi erano anche due guardiane, che accompagnarono la processione, ma all'ultimo momento furono prese dal terrore e non riuscirono a seguire l'esecuzione. Allo scoccare delle 8, la processione giunse alla forca, abbastanza rudimentale: due piloni di circa 2,5 metri, con sopra un asse trasversale, per mantenere corda e cappio. Non c'erano gradini da salire, perché la botola era ad altezza suolo, ma su una fossa di 2,5 metri nella quale sarebbe precipitata Mary Ann. Per il percorso dalla cella alla forca, ci vollero 4 minuti. Arrivata, dette un'occhiata ai giornalisti, aprì le mani, stupita, poi le giunse, esclamando: "Dio abbi pietà". Pregava, mormorava. Appena ebbe raggiunta la botola, Calcraft si avvicinò e le coprì il viso con il cappuccio bianco. L'assistente del boia le mise il cappio attorno al collo, lo aggiustò. Cotton iniziò a tremare. Calcraft le strinse le gambe insieme con una cinghia, controllò che fosse nel punto giusto e raggiunse la leva che avrebbe aperto la botola, mentre i due guardiani restarono accanto alla prigioniera. Mary Ann portò le mani vicine al cuore e mormorò, "Signore, abbi pietà della mia anima", e in un momento la leva fu tirata in su. Mary Ann cadde per un metro nella fossa e fu lentamente strangolata fino a morire. Si contorse e Calcraft fu costretto a spingere sulle sue spalle per fermarla. Quando tolse le mani Mary Ann riprese a oscillare. La scena fu così terribile che il vice sceriffo quasi svenne e dovette essere sostenuto da alcune guardie. Dopo quasi tre minuti, morì. Poco dopo, il Reverendo Mountford parlò con i presenti; disse loro che aveva spiegato alla condannata della grande importanza della confessione, raccontando che Mary Ann aveva ammesso solo di aver somministrato il veleno, ma non intenzionalmente. Dopo un'ora circa la corda fu tagliata e il medico della prigione verificò che fosse defunta. Causa della morte: asfissia da impiccagione. Il suo corpo fu deposto in una bara dipinta di nero e portata nella cappella della prigione. Sorse un dibattito se la corda dovesse essere sepolta con Mary Ann o se Calcraft potesse prenderla. Il coroner stabilì che non conoscendo leggi che permettessero di seppellire la corda con un deceduto, Calcraft poteva prendersela. Un calco della testa della giustiziata fu eseguito dalla West Hartlepool Phrenological Society per permettere altri studi accademici e finalmente, alle 14 fu sepolta vicino al muro occidentale, vicino ai confini della prigione. E così, per la prima volta dal 1799 fu giustiziata una donna. 74 anni prima era stata la volta di Mary Nicholson, che aveva avvelenato la sua amante Elizabeth Atkinson. Tra il 1800 e il 1958 furono giustiziati 92 uomini a Durham, ma solo tre donne, tra le quali Mary Ann Cotton.

La morte nell'età vittoriana

"Mary Ann Cotton
è morta e putrefatta
giace nella tomba
con gli occhi spalancati.
Cantare, cantare, cosa posso cantare?
Mary Ann Cotton ha una corda al collo.
Dov'è, dov'è? Penzola in aria
vende manine rinsecchite, un penny al paio"

La morte è così presente nella vita di tutti i giorni che nella Gran Bretagna vittoriana persino le filastrocche per bambini sono macabre. I bambini si dilettano con il "gioco del funerale". Si piazza al centro della stanza una bambola che rappresenta il defunto e i bambini fanno finta di celebrarne le esequie. Nell'Inghilterra della metà del XIX secolo, in media si muore a ventinove anni; un bambino su sei muore prima di aver raggiunto un anno, un terzo muore prima di aver compiuto i cinque anni. Nelle baraccopoli di alcune città industriali, la vita media è di tredici anni. L'aria delle grandi città è malsana, non c'è raccolta di rifiuti; il Tamigi, dove viene riversato ogni genere di rifiuto, è soprannominato "il Grande fetore". È in questa epoca che nel nordest dell'Inghilterra, terra di miniere, nell'ottobre del 1832 nasce Mary Ann. 41 anni dopo, esattamente il 24 marzo del 1873, la vita di Mary Ann Cotton si spezza, giustiziata per mano del boia.

SEGNALAZIONI

Libro: Mary Ann Cotton: Her Story and Trial, di Arthur Appleton, Penguin Books, Limited, 1973.

Libro: Mary Ann Cotton. Britain's First Female Serial Killer. Di David Wilson, Waterside Press, 2013.

Libro: Mary Ann Cotton: The West Auckland Borgia, di Martin Connolly, Pen & Sword Books Ltd, 2016.

Serie TV: Dark Angel, Scritto da Gwyneth Hughes, Diretto da Brian Percival, Con Joanne Froggatt e Alan Armstrong. Prodotto da Gwyneth Hughes.

Luogo: Prigione di Durham. Nel penitenziario, costruito nel 1819 nell'area Elvet di Durham nella contea di Durham in Inghilterra, fu detenuta e giustiziata Mary Ann Cotton. All'inizio degli anni '90, quando la prigione era in fase di ristrutturazione, furono rinvenute le tombe di alcuni dei giustiziati, inclusa quella di Mary Ann Cotton. Insieme alle ossa furono trovate un paio di scarpe da donna che le appartenevano. Il suo cadavere fu rimosso, cremato e sepolto lungo il muro dell'ospedale della prigione. Oggi ospita detenuti di sesso maschile e continua ad essere gestito dal servizio carcerario di Sua Maestà.

HM Prison Durham, Old Elvet, Durham DH1 3HU, Durham, County Durham, United Kingdom. +44 191 332 3400