✕

Tutankhamon, l'unica maledizione sono stati i furti dell'archeologo

Dallo scoop controverso alla diatriba con l'Egitto fino ai souvenir che lo scopritore del sepolcro Howard Carter trafugava per i suoi amici. Nel centenario dell'impresa nuove rivelazioni e nuove mostre tra Oxford e la Valle dei Re
2 minuti di lettura

LONDRA – Ci è voluto un secolo, ma la verità sulla tomba di Tutankhamon sta finalmente venendo alla luce. Il centenario di una delle più importanti scoperte archeologiche nella storia dell’umanità coincide con una serie di rivelazioni su un evento che ha dato luogo a un’infinità di misteri, polemiche e leggende. I nuovi fatti emersi a cent’anni esatti dal ritrovamento della tomba, avvenuto il 26 novembre 1922, hanno riflessi positivi e negativi per i suoi scopritori inglesi, l’archeologo Howard Carter e il finanziatore dell’impresa, lord Carnarvon: da un lato, smentiscono definitivamente che ci sia mai stato da parte britannica l’intento di trasportare all’estero il sarcofago del faraone e i tesori della sua tomba; dall’altro, confermano che Carter rubò effettivamente alcuni reperti dal sito archeologico, distribuendoli come souvenir ad amici e collaboratori.

A riaccendere l’interess…

LONDRA – Ci è voluto un secolo, ma la verità sulla tomba di Tutankhamon sta finalmente venendo alla luce. Il centenario di una delle più importanti scoperte archeologiche nella storia dell’umanità coincide con una serie di rivelazioni su un evento che ha dato luogo a un’infinità di misteri, polemiche e leggende. I nuovi fatti emersi a cent’anni esatti dal ritrovamento della tomba, avvenuto il 26 novembre 1922, hanno riflessi positivi e negativi per i suoi scopritori inglesi, l’archeologo Howard Carter e il finanziatore dell’impresa, lord Carnarvon: da un lato, smentiscono definitivamente che ci sia mai stato da parte britannica l’intento di trasportare all’estero il sarcofago del faraone e i tesori della sua tomba; dall’altro, confermano che Carter rubò effettivamente alcuni reperti dal sito archeologico, distribuendoli come souvenir ad amici e collaboratori.

A riaccendere l’interesse per il “re-bambino” dell’antico Egitto è l’imminente inaugurazione di un nuovo museo dedicato a Tutankhamon nella Valle dei Re, la cui apertura è prevista per l’inizio del 2023. L’intento delle autorità locali è anche quello di dare più spazio al ruolo avuto dai ricercatori egiziani negli scavi per rinvenire la tomba, lungamente tenuti in disparte e nell’anonimato rispetto ai famosi esploratori venuti da Londra. L’Impero britannico aveva conquistato l’Egitto nel 1882 e la parziale indipendenza acquisita dal Cairo quarant’anni più tardi fece della scoperta della tomba un simbolo della lotta contro il colonialismo. Una mostra al Museo di Oxford ripara in parte questa discriminazione, mostrando le immagini degli egiziani al lavoro negli scavi, pur senza essere in grado di identificarli per nome.

L’anniversario serve infine a chiarire una volta per tutte che la cosiddetta “maledizione del faraone” non è mai esistita: la diceria secondo cui chiunque fosse venuto a contatto con la sua tomba avrebbe fatto una brutta fine, ripresa da libri, film e mitologia popolare, è semplicemente una falsità. È vero che lord Carnarvon morì poco dopo la scoperta del sepolcro, ma il finanziatore dell’avventurosa spedizione non ebbe mai l’opportunità di vedere il sarcofago con i propri occhi, pur trovandosi a poca distanza dal cantiere degli scavi. A ucciderlo non fu la presunta maledizione di Tutankhamon, ma un’infezione contratta da una banale zanzara.

“Carver e Carnarvon appartenevano sicuramente alla vecchia scuola, allineata con atteggiamenti razzisti e con la logica imperiale”, dice alla Bbc la storica Christina Riggs, autrice di “Treasured: how Tutankhamon shaped a century”, un libro pubblicato in occasione del centenario per ricostruire tutta la verità sulla scoperta. “Anche per questo il faraone acquisì una potente simbologia, rappresentando un re rinato nel momento in cui rinasceva l’Egitto”. Ma a spargere la falsa voce che gli archeologi inglesi volessero trafugare la tomba in Gran Bretagna, afferma il volume, contribuì la controversa decisione di Carver e lord Carnarvon di stringere un accordo con un giornale londinese per dargli l’esclusiva della scoperta, scatenando illazioni frenetiche sulla stampa di tutto il mondo.

Ciononostante, il libro di un altro noto egittologo uscito in questi giorni, “Tutankhamon and the tomb that changed the world” del professor Bob Brier, cita lettere inedite nelle quali il filologo inglese Alan Gardiner esprime imbarazzo nell’apprendere che un amuleto e vari sigilli della tomba, a lui dati da Carver, erano stati portati via dalla tomba. “L’archeologo li dava via come ricordini”, rivela Brier, soprannominato “Mister Mummia” per la sua conoscenza dei procedimenti di mummificazione usati dagli egizi tremila e passa anni fa. “Era convinto che fossero roba sua”.

Cent’anni dopo il ritrovamento della tomba alla fioca luce di una candela, commenta la Bbc, Tutankhamon continua dunque a vivere, rivelando nuovi aspetti della scoperta. Anche nel ventunesimo secolo la sua maschera funerea rimane il simbolo dell’Egitto, che punta sull’antico faraone per attirare turisti e business, ma è alle prese con accuse di autocrazia e violazioni dei diritti umani da parte dei leader che ne sono gli odierni eredi.