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La serie Finis Terrae, Thomas Mann svela ancora l'anima tedesca

Thomas Mann con la moglie Katia in uno scatto del 1929 

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Rileggere il grande scrittore aiuta a comprendere meglio le posizioni della Germania e la crisi dell'Unione Europea: i delegati di Berlino a Bruxelles ricordano i personaggi della "Montagna incantata"
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Sebbene in cima al programma della coalizione tedesca ci sia l'Europa, le ultime mosse da Berlino sembrano andare in tutt'altra direzione. L'investimento sul riarmo, i sussidi al settore dell'energia, il rifiuto di un vero price cap europeo sul gas, la sponda con la Cina di Scholz, le esitazioni su Kiev e su Mosca... Va da sé che per tenere unite le coalizioni bisogna fare di tutto. Ma forse in questa fase la Germania intende soprattutto smarcarsi dagli alleati europei. Difficile dire se sia più interesse nazionale, calcolo geopolitico o riflesso psicologico. Thomas Mann parlava di "singolarità sognante", e la considerava la dote più straordinaria dei tedeschi.

In pochi hanno esplorato lo spirito di tutto un popolo come lui. E per convincersene basta leggere le Considerazioni di un impolitico, uscite nel 1918, senza ovviamente dimenticare che i tedeschi di oggi non sono più quelli di un secolo fa. Un libro così onest…

Sebbene in cima al programma della coalizione tedesca ci sia l'Europa, le ultime mosse da Berlino sembrano andare in tutt'altra direzione. L'investimento sul riarmo, i sussidi al settore dell'energia, il rifiuto di un vero price cap europeo sul gas, la sponda con la Cina di Scholz, le esitazioni su Kiev e su Mosca... Va da sé che per tenere unite le coalizioni bisogna fare di tutto. Ma forse in questa fase la Germania intende soprattutto smarcarsi dagli alleati europei. Difficile dire se sia più interesse nazionale, calcolo geopolitico o riflesso psicologico. Thomas Mann parlava di "singolarità sognante", e la considerava la dote più straordinaria dei tedeschi.

In pochi hanno esplorato lo spirito di tutto un popolo come lui. E per convincersene basta leggere le Considerazioni di un impolitico, uscite nel 1918, senza ovviamente dimenticare che i tedeschi di oggi non sono più quelli di un secolo fa. Un libro così onesto da dare scandalo, dal quale lo stesso autore dovette ben presto prendere le distanze. E che però ha ancora tante cose da dirci sulla Germania, dato che come pochi altri libri riesce a far luce sulla sua storia, sul suo rimosso, e soprattutto sulla considerazione che il popolo tedesco ha di se stesso e degli altri popoli europei.

Se in Occidente regnano la politica, la democrazia e l'idea di progresso, scriveva Mann mentre finiva la Grande Guerra, in Germania regna lo spirito primordiale, con tutta la sua oscurità e il suo mistero. Da una parte quindi Zivilisation, materialismo, intelletto... Dall'altra Kultur, spirito, vita... A quel tempo il suo era un germanesimo del tutto antitetico rispetto al romanesimo e alla tradizione anglo-francese; semmai, viste le affinità tra Nietzsche e Dostoevskij, era in direzione della Russia bolscevica che secondo lui la Germania avrebbe dovuto guardare.

Negli anni di Weimar, Mann rivide queste sue posizioni, fino a sostenere la repubblica e la socialdemocrazia. Ma non cambiò la sua visione conservatrice del mondo, convinto com'era che solo dalla fede nella storia e nella cultura poteva nascere un futuro che non fosse pura negazione del passato. "Ho una natura epica" disse durante il discorso al Nobel nel 1929. E forse vivere nella storia, negli eterni ritorni, nei corsi e ricorsi, è un'altra grande dote dei tedeschi. Leggere oggi Thomas Mann può dunque servire anche a questo: a riconoscere qualcosa di permanente e fondamentale persino nelle giravolte, le indecisioni e in certe ambiguità della politica tedesca del nostro tempo.

A me ad esempio i delegati di Berlino ai tavoli brussellesi fanno pensare ai personaggi de La montagna incantata o del Doctor Faustus. Perché li accomuna la stessa tensione tra provincialismo e cosmopolitismo, tra "la paura del mondo" e il "bisogno di essere nel mondo". La Germania esita sempre prima di assumere per intero le proprie responsabilità europee. È una costante. Esitò Adenauer prima delle scelte euroatlantiche, esitò Kohl prima della riunificazione e del negoziato sull'euro. Ha esitato la Merkel prima di archiviare l'austerity e aprire ai profughi siriani, ed esita oggi Scholz sulle armi all'Ucraina o la difesa europea...

Altra costante della politica tedesca è il "soffio medievale" che la pervade. Con "il diavolo di Lutero e di Faust, figura tedeschissima", Mann non rievoca soltanto il romanticismo tedesco che si ribella all'illuminismo francese. Ma ci aiuta a capire perché Berlino sia agli antipodi di Parigi, e il motivo per cui il motore franco-tedesco non è sufficiente a far avanzare il progetto europeo. I francesi hanno visione strategica, i tedeschi potenza economica, ma il problema è che per non contraddirsi si parlano sempre meno. Succede anche tra Berlino e Bruxelles. Essendo la capitale europea romanticissima, musicale e persino idealista, ma solo lontano dal Rond-Point Schuman e dai palazzi comunitari.

Ed ecco quindi spiegata l'attrazione fatale per Mosca. Che, a parte Nietzsche e Dostoevskij, si nutre anche delle melodie di Wagner e ?ajkovskij. E allora si capisce meglio la Ostpolitik di Willy Brandt, quel bisogno di Russia sovietica in piena Guerra fredda. Si capiscono i rapporti con Putin negli ultimi decenni, le politiche energetiche dei cancellieri Schroeder e Merkel, il Nord Stream, Gazprom e tutto il resto. E si capisce pure come uno dei modelli culturali di "Mutter Angela" sia stata Caterina di Russia, tedeschissima pure lei, nonostante la passione per Voltaire e Diderot, il cui ritratto ha campeggiato per anni nel suo ufficio da cancelliere.

Ma il vero stigma tedesco, per Thomas Mann, è la mancanza di una rivoluzione, il fatto cioè che diversamente dalla Francia, la Germania non abbia conosciuto una rivoluzione tramite cui "conciliare il concetto di nazione con quello di libertà". Per i francesi il concetto di nazione è rivoluzionario e liberale, nato alla Bastiglia, un concetto che comprende quello di umanità e vuole significare "libertà nella politica interna, Europa in quella esterna". Invece, per i tedeschi baluardo dell'ordine costituito, "l'idea di libertà è etnica e antieuropea, molto vicina a qualcosa di barbarico, anche quando non degenera in aperta e dichiarata barbarie...".

Queste citazioni sono da un famoso discorso di Thomas Mann del 1945, che a rileggerlo oggi suona più moderno di sempre. Lo pronunciò da cittadino americano, dopo aver provato sulla sua pelle, come il protagonista de La montagna incantata, che "lo spazio sviluppa forze che si credono riservate al tempo". Aveva infatti lasciato non soltanto la Germania nazista, ma anche l'Europa in preda ai demoni nazionali. Ed era infine approdato nella "cosmopoli" per eccellenza, il miscuglio multiculturale americano. Quasi fosse l'unico destino possibile per un umanista cui era capitato di assistere al doppio suicidio del proprio continente.

Guarda caso, anche oggi tanti tedeschi continuano a sperare nell'America, incluso il nuovo cancelliere che deve in qualche modo sostituire la Russia che chiude il gas e la Cina che chiude i mercati. Come si diceva, Berlino di questi tempi balla da sola, pensa anzitutto ai tedeschi. Si riarma, sussidia le proprie imprese, snobba partner e tavoli brussellesi...

La speranza è che non scordi i suoi veri interessi, che coincidono con quelli europei. E torni a investire sull'Europa politica prima che sia troppo tardi. Conviene a tutti, non solo ai tedeschi: poiché non c'è che l'antitodo europeo per salvarsi dagli innumerevoli Doctor Faustus che avvelenano il mondo.

La serie Finis Terrae
Questo ciclo di articoli di Fernardo Gentilini racconta i paesi di alcune aree strategiche del mondo attraverso i classici e la storia