Che cosa ci spiegano le nuove pagine di Hegel
di Roberto Esposito , di Roberto EspositoE' come se dalle pareti di Palazzo Vecchio a Firenze rispuntasse, sotto l'intonaco, La battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci. O se, in una soffitta di Salisburgo, venisse alla luce una composizione del giovanissimo Mozart. Parliamo del ritrovamento inaspettato di più di quattromila pagine di Hegel, di cui ha dato notizia il Guardian. Si tratta di trascrizioni di conferenze finora sconosciute, redatte, con tutta probabilità, da Friedrich Wilhelm Carové, uno dei suoi primi studenti all'Università di Heidelberg, dove il filosofo ha insegnato tra il 1816 e il 1818.
Del resto buona parte dei testi hegeliani che abbiamo è ricavata dalle annotazioni prese dagli alunni alle sue lezioni. La prodigiosa scoperta, avvenuta nella biblioteca dell'Arcidiocesi di Monaco, si deve all'importante studioso e biografo hegeliano Klaus Vieweg, su suggerimento di un suo lettore, che gli ha indicato l'archivio contenente i manoscritti.
Ma perch…
E' come se dalle pareti di Palazzo Vecchio a Firenze rispuntasse, sotto l'intonaco, La battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci. O se, in una soffitta di Salisburgo, venisse alla luce una composizione del giovanissimo Mozart. Parliamo del ritrovamento inaspettato di più di quattromila pagine di Hegel, di cui ha dato notizia il Guardian. Si tratta di trascrizioni di conferenze finora sconosciute, redatte, con tutta probabilità, da Friedrich Wilhelm Carové, uno dei suoi primi studenti all'Università di Heidelberg, dove il filosofo ha insegnato tra il 1816 e il 1818.
Del resto buona parte dei testi hegeliani che abbiamo è ricavata dalle annotazioni prese dagli alunni alle sue lezioni. La prodigiosa scoperta, avvenuta nella biblioteca dell'Arcidiocesi di Monaco, si deve all'importante studioso e biografo hegeliano Klaus Vieweg, su suggerimento di un suo lettore, che gli ha indicato l'archivio contenente i manoscritti.
Ma perché questa scoperta è tanto importante, al punto di aprire un nuovo orizzonte agli studi hegeliani? E perché, a circa duecentocinquanta anni dalla nascita del filosofo (1770), la figura di Hegel occupa nella cultura mondiale uno spazio del massimo rilievo? Quanto al primo punto, i testi ritrovati, attinenti in larga parte all'ambito dell'estetica, sono destinati ad accrescere, e forse modificare, quel che sappiamo della sua concezione dell'arte, nei suoi rapporti con gli altri linguaggi, in particolare con la religione. Si tratta di una serie di annotazioni, intuizioni, spunti fulminanti su argomenti, di assoluto rilievo, che vanno dalla Poetica di Aristotele alle commedie di Aristofane, dall'Antigone di Sofocle all'Amleto di Shakespeare, spingendosi fino alle opere di Goethe e Schiller. Non solo. Appartenendo ad anni precedenti quelli dell'insegnamento di Hegel a Berlino - da cui provengono le lezioni sull'estetica che già avevamo, anch'esse trascritte dagli allievi - possono portare notevoli novità in materia.
Ma al di là di questioni filologiche, pur importanti quando si riferiscono a uno dei massimi filosofi di tutti i tempi, perché un autore "difficile" e apparentemente inattuale come Hegel ci è invece così intensamente contemporaneo?
Una risposta a questa domanda, che in verità si continua a porre da due secoli, è contenuta proprio nei testi ritrovati. Si tratta del tema della libertà che, alla conclusione di queste pagine, apre una prospettiva che illumina l'intera filosofia hegeliana.
Non soltanto in rapporto all'arte, che costituisce una delle vie attraverso le quali l'individuo si riconosce libero. Ma all'esistenza stessa dell'uomo per come si costruisce nello sviluppo della storia. Per quanto condizionato dal suo contesto - lo Stato prussiano dei primi decenni dell'Ottocento - Hegel è stato, insieme a Kant, uno dei primi testimoni di quella rivoluzione francese che, con tutte le sue contraddizioni, ha spezzato i vincoli del vecchio mondo, aprendo lo spazio della libertà moderna.
Una libertà - anche questo ci ha detto Hegel - che non è data, ma conquistata, affrontando a viso aperto il "negativo", senza farsene sommergere, ma al contrario riconoscendone il potenziale costruttivo. Contraddizione e mediazione sono le categorie decisive di un sistema, quello hegeliano, che non si richiude in una metafisica astratta, ma accoglie in sé tutta la concretezza dell'esistenza. Contro chi contrappone una libertà incondizionata alle ferite delle vita, il filosofo ci ricorda che la libertà assoluta può diventare terrore. Solo se intesa nei suoi condizionamenti storici, calata nelle istituzioni sociali e politiche, essa si fa effettiva potenza di liberazione. Il ruolo della filosofia non è quello di includere al suo interno l'intera realtà. Né quello di identificare la storia con la ragione. Essa è piuttosto la consapevolezza che i contrasti sono inevitabili. Ma che la ragione fornisce lo strumento per evitare di renderli distruttivi. Per questo Hegel è più che mai filosofo del nostro tempo.