Non distruggiamo l’eredità del Pd
di Agostino Giovagnoli , di Agostino GiovagnoliNel dibattito sul Partito democratico abbondano i propositi drastici (distruzione creativa, autoscioglimento e rifondazione, nascita di una formazione politica radicalmente nuova). Nella storia di un partito però non contano solo le scelte giuste e quelle sbagliate, ma anche passioni profonde, valori comuni, speranze condivise. Azzerare tale storia significherebbe dissolvere un patrimonio non solo politico ma anche umano, frutto di un dialogo tra voci diverse, compresa quella dei cattolici che finora si è sentita poco in questo dibattito. Più che distruggere l'eredità del passato occorre trovare la bussola per il futuro.
La difficoltà di definire un progetto politico si radica in un deficit culturale che va al di là del Pd. Molti sentono urgente affermare un'identità di sinistra. Ma che cosa vuol dire sinistra nel 2022? La si intende in senso sociale? Coincide con le battaglie per i diritti? O in un mix di cose diverse? Pi&ugra…
Nel dibattito sul Partito democratico abbondano i propositi drastici (distruzione creativa, autoscioglimento e rifondazione, nascita di una formazione politica radicalmente nuova). Nella storia di un partito però non contano solo le scelte giuste e quelle sbagliate, ma anche passioni profonde, valori comuni, speranze condivise. Azzerare tale storia significherebbe dissolvere un patrimonio non solo politico ma anche umano, frutto di un dialogo tra voci diverse, compresa quella dei cattolici che finora si è sentita poco in questo dibattito. Più che distruggere l'eredità del passato occorre trovare la bussola per il futuro.
La difficoltà di definire un progetto politico si radica in un deficit culturale che va al di là del Pd. Molti sentono urgente affermare un'identità di sinistra. Ma che cosa vuol dire sinistra nel 2022? La si intende in senso sociale? Coincide con le battaglie per i diritti? O in un mix di cose diverse? Più che da scelte di principio, la risposta verrà dalla capacità di realizzare o meno un'alternativa a una destra estrema che vuole affermarsi culturalmente oltre che politicamente.
Forse oggi essere di sinistra significa anzitutto avere speranza e fiducia nel futuro, contrastando l'orizzonte cupo di cui si alimenta la destra. Questa ha vinto dopo un lungo percorso iniziato con il suo sdoganamento ad opera di Berlusconi senza farla passare attraverso il riconoscimento dei valori fondativi dell'Italia repubblicana. Ma l'ultimo miglio lo ha compiuto dopo l'aggressione russa all'Ucraina e mentre continuava la guerra. Non è una coincidenza: la destra italiana riflette - in modo forse un po' provinciale - le paure di un Occidente che si sente sfidato sul piano economico, assediato dall'immigrazione e minacciato da possibili aggressioni militari. Un Occidente, insomma, che si teme in declino.
Il fascismo di Mussolini non sta per tornare, ovvio. Ma che non sia imminente una minaccia fascista non giustifica l'abbandono dell'antifascismo. Non è, cioè, motivo per liquidare un patrimonio basato sul rifiuto della guerra e della violenza, arricchito da una faticosa autoeducazione alla tolleranza e alla solidarietà, aperto all'inclusione degli esclusi e alla promozione di chi è in difficoltà, nutrito dalla vivacità dei corpi intermedi e della società civile. Questa destra che si è totalmente emancipata dal centro, come ha scritto Ezio Mauro, richiama il fenomeno Trump, espressione vistosa di una crisi delle democrazie occidentali sempre più polarizzate.
Se il pericolo per la democrazia oggi non viene dal fascismo viene però da una famiglia politica in cui - secondo Jan-Werner Müller e altri - rientra anche il fascismo: quella dei populismi. Si tratta di aggregazioni politiche fondate sulla contrapposizione tra un noi e un loro, sulla prevalenza di un potere di parte contro la sovranità di tutti, sull'affermazione di un popolo "vero" contro un non-popolo composto da tutti gli altri...
Oggi queste aggregazioni - raccolte per lo più intorno a un leader e senza un radicamento sociale stabile - si formano in rete, nel gioco della contrapposizione virtuale che si alimenta però di un linguaggio d'odio dagli effetti molto concreti.
Mentre l'incultura dei no-vax sembra prendersi la rivincita, è giusto rivendicare l'opera del governo Draghi per proteggere tutti dalla pandemia. Vale anche per l'intenso protagonismo italiano in Europa realizzato da questo governo. Ma ovviamente bisogna andare oltre, anzitutto riguardo alla guerra.
Non si tratta né di mettere in discussione l'Alleanza atlantica né tantomeno di far mancare una piena solidarietà all'Ucraina. Ma non è accettabile che porre il problema della pace - a beneficio anzitutto degli ucraini oggi martoriati dalla violenza russa - venga etichettato come filo-putinismo.
È nel dna del Pd dialogare con i centomila che hanno riempito piazza San Giovanni a Roma il 5 novembre chiedendo una robusta offensiva di pace. Non è semplice conciliare solidarietà all'Ucraina e istanze di pace? Ma è compito della politica operare sintesi inedite e creative. Durante la Guerra fredda, anche grazie alla sensibilità cattolica per la pace, l'Italia ha saputo unire granitica fedeltà agli Stati Uniti e azione convinta per la distensione. Oggi si può fare di più e meglio.
Sono intervenuti: Michele Serra, Francesco Piccolo, Stefano Massini, Massimo Recalcati, Chiara Saraceno, Emanuele Trevi (intervistato da Raffaella De Santis), Isaia Sales, Luciano Violante, Chiara Valerio, Gianni Riotta, Nichi Vendola, Luigi Manconi, Dario Olivero, Giacomo Papi, Daniela Hamaui, Michela Marzano, Linda Laura Sabbadini, François Hollande (intervistato da Anais Ginori), Carlo Galli, Emanuele Felice (intervistato da Eugenio Occorsio), Natalia Aspesi, Javier Cercas (intervistato da Alessandro Oppes), Roberto Esposito, Gianni Cuperlo, Bruno Simili (intervistato da Eleonora Capelli), Giorgio Tonini, Franco Lorenzoni, Pietro Ichino, Paolo Di Paolo, Serenella Iovino, Giovanni Cominelli, Luigi Zanda, Michele Salvati, Giuseppe Laterza, Enrico Letta, Stefano Boeri, Anna Foa, Antonio Bassolino (intervistato da Conchita Sannino), Simona Colarizi, Giancarlo Bosetti, Nicola Zingaretti, Andrea Romano, Marc Lazar, Pina Picierno, Andrea Graziosi, Graziano Delrio, Daniele Vicari, Michael Walzer (intervistato da Paolo Mastrolilli), Marco Bentivogli, Marco Belpoliti, Cecilia D’Elia, Andra Segré, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, Luca Ricolfi, Adolfo Battaglia, Achille Occhetto, Laura Pennacchi, Matteo Lepore