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L’altra America del pittore Bob Dylan

Bob Dylan 

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Al Maxxi di Roma vanno in mostra le opere mai viste del cantautore premio Nobel. Che ha saputo raffigurare il mondo fatto di gesti semplici del quotidiano. A lui è dedicata la copertina del nuovo “Robinson”
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Tutta la mia generazione è cresciuta con le canzoni di Bob Dylan: un musicista, un poeta. Le note, le parole. “The right words inside the right melody”, come ha scritto lui. Le parole e la musica sono soltanto una faccia della sua creatività e lui, fin da giovane, ha sentito il bisogno di disegnare e di dipingere. Nelle sue memorie dei primi anni ’60, Dylan disse che prese l’abitudine di disegnare dalla sua girlfriend Suze Rotolo, che come lui era affascinata dall’artista americano Red Grooms (1937) che ha dipinto scene frenetiche della vita urbana americana, situazioni quotidiane e luoghi della vita di ogni giorno.


Bob Dylan può essere definito un artista, oltre che un poeta e un musicista? Guardando le sue opere, dai primi disegni fino ai quadri, passando per le sculture in ferro che lui intitola Hard Works, si può dire che ha saputo raffigurare il mondo fatto di gesti semplici del quotidiano, attraverso i ritratti di donne…

Tutta la mia generazione è cresciuta con le canzoni di Bob Dylan: un musicista, un poeta. Le note, le parole. “The right words inside the right melody”, come ha scritto lui. Le parole e la musica sono soltanto una faccia della sua creatività e lui, fin da giovane, ha sentito il bisogno di disegnare e di dipingere. Nelle sue memorie dei primi anni ’60, Dylan disse che prese l’abitudine di disegnare dalla sua girlfriend Suze Rotolo, che come lui era affascinata dall’artista americano Red Grooms (1937) che ha dipinto scene frenetiche della vita urbana americana, situazioni quotidiane e luoghi della vita di ogni giorno.


Bob Dylan può essere definito un artista, oltre che un poeta e un musicista? Guardando le sue opere, dai primi disegni fino ai quadri, passando per le sculture in ferro che lui intitola Hard Works, si può dire che ha saputo raffigurare il mondo fatto di gesti semplici del quotidiano, attraverso i ritratti di donne e di uomini o rappresentando oggetti come automobili, camion, locomotive e biciclette. Ha dipinto inoltre paesaggi vari: americani, brasiliani, orientali. I suoi carnet di viaggio vanno dalla Francia a New York e da Pompei al Brasile, dall’oriente a New Orleans, la città che lo ha ispirato maggiormente.


Dylan dipinge scene di vita, di danza, case, fiori e piante e dice “Everything in New Orleans is a good idea”. Dylan riproduce nei suoi quadri le pompe di benzina, i bar, i negozi, i teatri, le sale cinematografiche dell’America suburbana. Quando dipinge gli interni, sono vuoti e tristi. I paesaggi infiniti del deserto. Dipinge le rotaie dei treni, i treni, i camion, le autostrade. Ispirandosi a James Cagney o Margaret Rutheford, riproduce anche immagini tratte da famosi film. Ritrae l’America attraverso gli anni della sua vita. Riesce a rendere profonda e poetica un’America fatta di cartelloni pubblicitari e di insegne al neon. A parte gli iron works, che sono una specie di autobiografia, dato che lui è nato e cresciuto a Hibbing nel Minnesota dove il ferro era presente ovunque. In una canzone del 1974, Never say goodbye, Dylan descrive i suoi sogni: “My dreams are made of iron and steel…”. Dylan attraversa la sua vita fatta di persone, ricordi, luoghi e paesaggi che lo hanno colpito, nei suoi lunghi viaggi dove si esibiva e cantava le sue canzoni.


I suoi disegni sono come un diario separato dalle parole delle sue poesie e talvolta sono immagini ripetitive e ossessive come le Ninfee di Monet o la Montagne Sainte-Victoire di Cézanne. Nella sua pittura c’è qualcosa di ingenuo, di molto colorato come nei paesaggi di Dufy o negli interni di Matisse. Si capisce bene, sfogliando un catalogo del suo lavoro, che lui non vuole, non cerca, non ha bisogno di assomigliare a qualcuno o di iscriversi in un movimento o in un’avanguardia. Lui disegna, dipinge inseguendo le sue idee. Gli artisti si capiscono a partire dai loro disegni e i disegni di Bob Dylan sono semplici, figurativi e anticipano i suoi quadri come degli appunti.


Anche se non sono un critico d’arte, posso dire che la sua opera è un “unicum” in cui le parole, la musica, il disegno, il colore e la pittura si fondono in una sola cosa. Bob Dylan ha bisogno di rappresentare con le sue immagini, con i suoi disegni e con i suoi quadri quello che lo colpisce e che lo emoziona. In modo particolare la sua America, l’America della sua infanzia e della sua gioventù. I negozi, i ristoranti, i night club, le strade, i ponti, i motel, le automobili e la pubblicità. La sua è un’America che non è veramente cambiata, non è diversa da quella descritta da Kerouac nel suo libro On the road o da quella che si vede ancora nei film e nei telefilm. Bob Dylan vuole lasciare immagini, paesaggi, persone, luoghi che lui ha visto e voluto fermare e trasformare con i suoi pennelli e le sue matite. Penso che Dylan si iscriva alla categoria di quegli artisti che interpretano il mondo da soli attraverso la loro Weltanschauung. Così come ci sono le canzoni di Bob Dylan, i suoi testi poetici che hanno accompagnato e commosso più di una generazione, le sue immagini e le sue sculture, i suoi cancelli e le sue serrature di ferro sono aperti e chiusi perché possa filtrare l’aria. L’opera di un artista è aperta a tutto, ma ha le sue chiusure, le sue ossessioni, i suoi stati d’animo. Ma l’America di Bob Dylan è anche quella del cinema e della letteratura americana. Sin dai primi disegni si sente la nostalgia per i cinematografi, i teatri, le cabine telefoniche. In alcuni quadri come Vista from Balcony o Sunflower, Dylan sembra essersi ispirato alla pittura impressionista francese o espressionista norvegese e tedesca. I quadri che dipinge tra il 2019 e il 2021 si rifanno ad un certo cinema e ai quadri di Hopper. Descrivono scene di vita, come il barbiere della 6th Avenue di New York o una luncheonette di notte a St. Louis, con una macchina azzurra che sosta sotto la scritta Diner.


Nella sua opera Dylan racconta senza fine la sua nostalgia per una certa America con i suoi paesaggi brulli e sterminati, le sue città riempite di cartelloni, di tentazioni e di solitudine. Vari personaggi fumano sigarette e guardano dalle finestre. I cactus, nei deserti dipinti da Dylan, raccontano con una pittura forte, impressionista, dei cieli blu terribilmente intensi e il suo paesaggio, così come i girasoli della Provenza e la violenza del Mistral occupano le tele dei capolavori di Van Gogh.


Se si guarda come in un caleidoscopio l’opera artistica di Dylan, si capisce che la storia ha grande importanza nei suoi lavori, così come il viaggio. Si può quindi dire che lui è un artista contemporaneo che racconta i luoghi della sua vita come facevano gli artisti dei secoli passati.


Guardando i quadri di Bob Dylan bisognerebbe ascoltare nel sottofondo la sua musica, le parole delle sue canzoni e lasciarsi tenere per mano e portare nel suo mondo.


Questo è un estratto del testo originariamente pubblicato in “Bob Dylan. Retrospectrum”, catalogo della mostra a cura di Shai Baitel, (Roma, MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo), Skira, Milano 2022, pp.15-17