Cultura

Più libri più liberi, ad Arena Robinson si parla di guerra in Ucraina. Ezio Mauro: "La pace non si può fare a qualsiasi costo"

L'ex direttore di Repubblica, con il vice direttore Carlo Bonini e l'inviato Fabio Tonacci sul conflitto con la Russia. "La Crimea diventerà decisiva"
2 minuti di lettura

"Dopo dieci mesi di guerra in Ucraina, la pace è possibile?" chiede all'ex direttore di Repubblica Ezio Mauro e all'inviato al fronte Fabio Tonacci il vice direttore Carlo Bonini, durante l'ultimo appuntamento di Arena Robinson a Più libri più libri.

"È difficile decifrare il destino di Putin - dice Ezio Mauro, per anni corrispondente dalla Russia - L'impatto della guerra si fa sentire sulle famiglie, che hanno paura che i loro ragazzi vengano chiamati, anche se ammalati. Dei morti non si parla mai ufficialmente: non c'è un ragionamento politico sul costo della guerra in termini di sacrificio di vite umane. Il peso di questi lutti è disperso nella popolazione: si muore per una causa pubblica ma si viene seppelliti in privato. O Putin riesce a sfondare, trasformando definitivamente il diritto in forza, oppure questo accumulo di energie si scatenerà contro di lui".

Mauro non esclude che l'esercito possa giocare un ruolo decisivo: "I militari potrebbero decidere di costituire una presenza forte, col rischio che il sistema autocratico di Putin si trasformi in una dittatura militare, il che creerebbe ancora più problemi nel rapporto Est-Ovest".

"Putin parla sempre all'opinione pubblica - dice Tonacci - Sia quando dice che i cadaveri a Bucha sono manichini, i cadaveri che io ho visto, sia quando dice che ha annesso quattro regioni. Non può tornare indietro. Credo che questa storia finirà o con Putin o con Zelensky: non possono sopravvivere politicamente entrambi".

I primi tre giorni di conflitto cambiano per sempre l'immagine di Zelensky: "Non un leader in fuga, anche se gli Stati Uniti gli avevano messo a disposizione un aereo - continua Tonacci - ma un leader che resta: 'Io non ho bisogno di un passaggio, io ho bisogno di armi', dice cambiando il corso delle cose. Così nasce la resistenza. Non puoi chiedere oggi agli ucraini e a Zelensky di arrendersi. Pace non può significare resa".

Il vice direttore Carlo Bonini sollecita Ezio Mauro sul ruolo nella sinistra "che non è riuscita a trovare un sentimento comune su un evento destinato a cambiare il corso della storia".

"Quando si dice pace bisogna capire di cosa si parla - risponde Mauro - Tutti siamo per la pace, la guerra fa orrore ma la pace non si può fare a qualsiasi costo. Se impedisce di distinguere tra l'aggressore e l'aggredito diventa un'ideologia. A sinistra c'è un primo sentimento di condanna dell'invasione: ci mancherebbe altro. Ma dopo questa condanna iniziale, la guerra viene vista come se i contendenti in campo avessero ragioni equivalenti. Le ragioni della condanna, quindi, erano a scadenza? Perché continua a permanere un anti-americanismo e perché c'è ancora per qualcuno un legame con la Russia: che dimentica però che Putin ha preso le distanze dall'Unione sovietica".

Tonacci smonta poi la narrazione per cui l'Ucraina emargina le comunità russofone.

"Quello della lingua è un falso problema. Zelensky stesso, parlava meglio russo che ucraino. Quello che è successo è che Zelensky ha stabilito per legge che l'ucraino era la lingua ufficiale. Ma tre quarti degli ucraini parlano russo. A Odessa, per esempio, è la lingua più diffusa. Che qualcuno aspetti l'arrivo dei russi, è vero, in alcune zone del Donbass. Ma non sono così tanti come dice Putin".

Decisiva è la Crimea: "Per la Russia, è il punto di non ritorno. Un confine che però l'Ucraina vuole attraversare - spiega Tonacci - galvanizzata dal fatto che la Russia la guerra non la sta vincendo. Ma Putin non può perdere la Crimea. E secondo gli uomini di Zelensky, se la controffensiva dovesse avvicinarsi troppo alla Crimea, potrebbe esserci il rischio che Putin utilizzi l'arma atomica tattica".

In chiusura, quando Bonini gli chiede qual è l'errore che l'Occidente non può permettersi di commettere, Ezio Mauro torna alla potenza e all'universalità della letteratura, dell'arte: "Non possiamo credere di poter far a meno della cultura russa. È un patrimonio dell'umanità: è qualcosa che fa parte della storia dell'Europa".