Bernard Friot: "Non solo Dickens. Ragazzi, a Natale leggere è più bello"
di Ilaria Zaffino , di Ilaria Zaffino"La lettura è un momento di vita o non è niente". È citando direttamente Gianni Rodari, di cui è considerato l'erede europeo, che Bernard Friot, 71 anni, maestro di lungo corso, scrittore, poeta e grande "vecchio" della letteratura per ragazzi (ha vinto per due volte il premio Andersen) ci accoglie in casa sua attraverso la telecamera di Zoom. Del resto di Rodari non è solo fervente discepolo, ma anche traduttore in Francia e la Grammatica della fantasia resta un punto di riferimento importante per la produzione dei suoi libri, come Il mio mondo a testa in giù o La mia famiglia e altri disastri, oltre un milione di copie vendute nel mondo, diventati dei classici che il castoro sta riportando ora in libreria in una nuova veste. Non solo. I suoi racconti - è lui stesso a rivelarcelo nel corso di questa intervista - sono appena stati adattati in fumetti e saranno presentati a gennaio al festival di Angoulême: …
"La lettura è un momento di vita o non è niente". È citando direttamente Gianni Rodari, di cui è considerato l'erede europeo, che Bernard Friot, 71 anni, maestro di lungo corso, scrittore, poeta e grande "vecchio" della letteratura per ragazzi (ha vinto per due volte il premio Andersen) ci accoglie in casa sua attraverso la telecamera di Zoom. Del resto di Rodari non è solo fervente discepolo, ma anche traduttore in Francia e la Grammatica della fantasia resta un punto di riferimento importante per la produzione dei suoi libri, come Il mio mondo a testa in giù o La mia famiglia e altri disastri, oltre un milione di copie vendute nel mondo, diventati dei classici che il castoro sta riportando ora in libreria in una nuova veste. Non solo. I suoi racconti - è lui stesso a rivelarcelo nel corso di questa intervista - sono appena stati adattati in fumetti e saranno presentati a gennaio al festival di Angoulême: "Quando un libro viene adattato in altri linguaggi per essere trasmesso con mezzi diversi è il segno che sta diventando un classico", confessa sorridendo.
E proprio di classici con lui vogliamo parlare, in particolare dei classici di Natale, ai quali è dedicato Robinson in edicola domani, libri che un bambino oggi dovrebbe assolutamente conoscere. "Per me la parola dovere non ha niente a che fare con la lettura. Un bambino deve leggere quel che più gli piace. Il nostro compito è dare la possibilità di fare una vera scelta. Ci sono bambini che non leggono perché non hanno sviluppato una competenza sufficiente per avvicinarsi a certi libri o non hanno libri, né un contatto con altri lettori, non conoscono i libri che a loro potrebbero piacere. Incontrando molti ragazzi, posso dire che quando si avvicinano ai classici attingono al patrimonio letterario della famiglia. In un certo senso, sono i nostri classici".
A proposito dei "nostri" classici natalizi, prendiamone uno, quello per eccellenza: il "Canto di Natale" di Dickens. Cosa dice ancora a un bambino di oggi?
"Prima di tutto ci sono tanti modi di trasmettere racconti come questo, non solo tramite i libri. In questo senso Rodari è stato visionario quando scriveva che non bisogna contrapporre la tv ai libri. Tanti ragazzi si avvicinano ai libri dopo aver visto un film o una serie tratta da quel libro. E io dico per fortuna che questi grandi classici sono stati adattati per lo schermo, è un modo di farli conoscere. I ragazzi li leggono quando li riscoprono, conoscono già la storia ma cercano nella lettura un altro tipo di approccio. Due elementi contano per loro: i personaggi e le emozioni. La possibilità di immedesimarsi e condividerne le emozioni. Quando una storia è forte e presenta personaggi che ancora trasmettono qualcosa di attuale - in fondo l'esperienza umana è sempre la stessa - allora i ragazzi non hanno paura dei classici".
In una lista ideale di classici di Natale lei cosa ci metterebbe?
"Il primo titolo che mi viene in mente è Le lettere di Babbo Natale di Tolkien, l'ho scoperto da adulto e mi piace sempre risfogliarlo. Ovviamente La freccia azzurra di Gianni Rodari, o il Racconto di Natale di Dino Buzzati. Era la storia che leggevo ai miei alunni della scuola media in questo periodo dell'anno. Ma anche La leggenda della rosa di Natale di Selma Lagerlöf. E poi un grande ricordo personale, una storia che ascoltavamo in famiglia, con i miei tre fratelli e i nostri genitori, è stato il primo disco che abbiamo avuto: il racconto di Alphonse Daudet Le tre messe basse, molto divertente. Naturalmente penso sempre a La piccola fiammiferaia. Ma il mio rito personale è leggere il romanzo di Erich Kästner La classe volante, di cui esiste anche il film. Ogni anno a Natale leggo il libro o guardo il film e piango... ma c'è un lieto fine. Infine, c'è una storia straordinaria del Nobel tedesco Heinrich Böll: Tutti i giorni Natale. È la storia di una nonna che non standoci più tanto con la testa ogni giorno vorrebbe ricominciare a festeggiare il Natale. Per me queste sono le grandi storie di Natale, le ho scoperte nell'infanzia e continuo a raccontarle ai ragazzi. E non ho parlato degli albi illustrati...".
Invece, forte della sua esperienza di "scrittore pubblico", come ama definirsi, che fa dell'incontro con i giovani la sua bandiera, quali sono i libri che i ragazzi vorrebbero leggere? Glielo hanno mai detto?
"Per loro non è importante l'autore, ma la storia. Non ho incontrato un solo adolescente che mi ha detto: ho scelto questo libro perché mi piace l'autore. È la storia, i personaggi che fanno scegliere un libro. Per questo non dobbiamo avere paura di raccontare storie in tutti i modi possibili, anche con i fumetti, con i manga. Anche le versioni adattate per i bambini vanno bene. Io stesso ho scoperto i classici con le riduzioni dei romanzi di Jules Verne e Charles Dickens quando ero bambino. Non dobbiamo essere puristi".
Non a caso lei è considerato l'erede di Gianni Rodari in Europa. Si riconosce in questa definizione?
"Per me questo (solleva Il cane di Magonza, la famosa raccolta di scritti e articoli di Gianni Rodari, ndr) è la Bibbia. Rodari non è stato il mio maestro di scrittura, come lo è stato Buzzati, ma resta un modello per il suo senso civico, per il suo essere scrittore al servizio dei bambini, dei genitori e degli insegnanti. Lui non rappresenta lo scrittore come artista. E quando incontro i ragazzi nemmeno io mi sento un artista, scrivere per loro per me è una responsabilità. E mi sembra molto più bello così".
E quanto conta l'ironia quando si scrive per i più giovani?
"Ognuno ha il suo modo di scrivere, io non cerco l'ironia di proposito, non sapevo nemmeno di avere questo umorismo. Credo sia un modo di arrangiarmi, la possibilità di guardare la realtà un po' di traverso, fare un passo accanto. Così diventa tutto più divertente. Ma ci sono diversi tipi di umorismo e quello che ferisce non fa per me".
Ai ragazzi piace molto il suo tipo di umorismo.
"Sì, perché sanno che è un gioco. Quando "entro" in un libro faccio come fanno loro, dico subito: e se... È un modo di esagerare le percezioni e le emozioni e quindi viverle con più leggerezza".
Il libro
Il mio mondo a testa in giù di Bernard Friot (il castoro, traduzione di Rosa Vanina Pavone, pagg. 112, euro 12)