Oltre alla libertà ora i democratici si battano per l’eguaglianza
di Mario Giro , di Mario GiroLa crisi del PD si iscrive in quella più ampia della sinistra occidentale. Quando la globalizzazione ha conquistato il pianeta nel mezzo degli anni Novanta, al potere c’erano quasi sempre leader progressisti (Clinton, Blair, Shroeder o Jospin) e in Italia l’Ulivo. Era una sinistra che aveva compiuto una mutazione genetica accettando le regole dell’economia di mercato a cui la politica doveva sottomettersi. Fu la mitica terza via, a cui anche gli ex comunisti nostrani si adattarono.
Tale sinistra ha creduto in una magica spinta propulsiva della storia: una promessa di crescita continua accompagnata dall’avvento di un’era cosmopolita, multiculturalista e pluralista. Il problema è stato l’aver dimenticato l’aspetto sociale di tutto questo e, di conseguenza, il sorgere di nuove diseguaglianze, come ormai sappiamo. Non tutto era sbagliato: il mondo è cambiato in meglio e la ricchezza ha raggiunto nuovi mondi. Ma c’&egrav…
La crisi del PD si iscrive in quella più ampia della sinistra occidentale. Quando la globalizzazione ha conquistato il pianeta nel mezzo degli anni Novanta, al potere c’erano quasi sempre leader progressisti (Clinton, Blair, Shroeder o Jospin) e in Italia l’Ulivo. Era una sinistra che aveva compiuto una mutazione genetica accettando le regole dell’economia di mercato a cui la politica doveva sottomettersi. Fu la mitica terza via, a cui anche gli ex comunisti nostrani si adattarono.
Tale sinistra ha creduto in una magica spinta propulsiva della storia: una promessa di crescita continua accompagnata dall’avvento di un’era cosmopolita, multiculturalista e pluralista. Il problema è stato l’aver dimenticato l’aspetto sociale di tutto questo e, di conseguenza, il sorgere di nuove diseguaglianze, come ormai sappiamo. Non tutto era sbagliato: il mondo è cambiato in meglio e la ricchezza ha raggiunto nuovi mondi. Ma c’è stata troppa fiducia che bastasse il mercato a regolare tutto. Ciò ha permesso la vittoria culturale delle destre e ora quella politica. Quando sono insorti effetti imprevisti — come le migrazioni — tale neo-sinistra ha reagito male, copiando la destra. Negli stessi anni, chi era rimasto vicino agli ultimi — soprattutto la società civile — ha denunciato, ha testimoniato ma non è stato ascoltato. Vent’anni dopo constatiamo la reazione violenta del corpo sociale sia in Occidente che altrove. Tale reazione è meglio intercettata dalle destre sempre pronte a cavalcare la rabbia ovunque e per qualunque ragione si crei.
L’armamentario sovranista, nazionalista, tradizionalista o populista funziona elettoralmente ed emotivamente. Ciò di cui PD e sinistre europee devono rendersi conto è il fallimento del social-liberalismo che ha trasformato le speranze collettive di progresso in una frammentazione di istanze settoriali, scontentando alla fine tutti. Ciò non sarebbe così grave se non mettesse a repentaglio la democrazia stessa, dal momento che le destre occidentali paiono aver perso interesse a difenderla, ammiccando ad autoritarismi vecchi e nuovi. Il filosofo indiano Pankaj Mishra arriva ad auspicare la separazione tra liberismo e democrazia per salvare quest’ultima dall’annientamento. «Ci sono due liberalismi in conflitto tra loro — sostiene Mishra — uno economico e un altro politico. In realtà il capitalismo è sempre stato contrario al suffragio universale. La crisi odierna se l’è creata il liberalismo da solo: occorre ora una critica al liberalismo economico». Le sinistre europee — incluso il PD — devono reimparare a distinguere: operare una critica politica del liberalismo in tutti i suoi aspetti senza considerarlo una vacca sacra.
La cosa non è semplice: cosa mettere al posto del liberismo globalizzante senza tornare a vecchie formule? L’attuale leadership della sinistra europea non ha più la forza di cercare risposte poiché si è consumata in logiche governiste, è esausta e svuotata. Davanti alle guerre, alle crisi internazionali o alle logiche economiche e agli effetti sociali degli ultimi anni, ha cambiato troppe volte parere e si è troppo è adeguata. Se non ha mai accettato il vittimismo aggressivo alla Trump che accarezza il rancore dei nuovi esclusi (i forgotten), ha ceduto (silenziosamente per lo più) alla logica degli “spregevoli”, come Hillary Clinton definì gli ultimi. Da qui il fenomeno ZTL.
Nel frattempo le destre sono riuscite a fare acrobatiche sintesi al loro interno. In Italia la formula articolata del centro-destra (tre partiti collaborativi e competitivi allo stesso tempo) è stata più efficace di quella rigida del PD (un solo partito e molte scissioni). Lo stesso si può dire di Svezia o Polonia. La flessibilità delle destre è più adatta a questi tempi liquidi della rigidità delle sinistre. Come uscirne? Occorre uno sguardo nuovo sulla realtà sociale globale, dando alla rabbia e al rancore risposte nuove. In Italia c’è già un’alternativa politica, Democrazia Solidale, che va rafforzata per creare un partner competitivo/cooperativo di cui il PD ha gran bisogno. Quello di Demos è un approccio concentrato sulla lotta alle diseguaglianze e per la pace. Urge recuperare il nesso democrazia-eguaglianza. Negli ultimi vent’anni liberali e riformisti hanno dato priorità alle libertà (commerciale, finanziaria, dei servizi, dei diritti individuali e così via, anche se hanno poi negato quella di movimento delle persone). In tale quadro i valori privati sono stati accarezzati più dei valori pubblici. Occorre occuparsi ora di giustizia sociale e ambientale, sulla quale la neo-sinistra ha troppo ceduto. Solo questo potrà rifondare il nuovo corpo sociale, unito non sull’etnia o sul sovranismo ma sulla democrazia repubblicana.
L’autore, presidente di DEMO.S. è stato viceministro degli affari esteri nei governi Renzi e Gentiloni