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Il vero Pd riparta dalle città non dalle correnti

 Lo strapotere dei gruppi concorrenti è stato il vero e proprio cancro che ha ferito gravemente la vitalità del Pd. Ora è necessario ripartire da chi amministra i territori
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Ci sarà una ragione se alle elezioni locali il Pd ed i suoi alleati hanno vinto in moltissimi comuni; governano molte importanti città (Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze, Bologna, Bari, Ancona e tante altre, da Bergamo a Brescia, da Verona a Lecce, da Pesaro a Siracusa). E se, negli stessi luoghi, alle ultime politiche il Pd abbia perso voti, forza, energia; persino identità. Uno dei motivi è certamente che nelle città le forze riformatrici hanno espresso personalità politiche credibili, scelte quasi sempre con il criterio del merito, della capacità di esprimere buon governo.


In questi anni il Pd nazionale è stato sotto l’influenza prevalente della logica delle correnti; con un assetto gerarchico-piramidale che portava (con tante eccezioni, per fortuna) ad una classe politica autoreferenziale, lontana dai problemi dei cittadini, conservatrice degli equilibri, chiusa e lontana. In alcuni casi, come in Sicilia, siamo ar…

Ci sarà una ragione se alle elezioni locali il Pd ed i suoi alleati hanno vinto in moltissimi comuni; governano molte importanti città (Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze, Bologna, Bari, Ancona e tante altre, da Bergamo a Brescia, da Verona a Lecce, da Pesaro a Siracusa). E se, negli stessi luoghi, alle ultime politiche il Pd abbia perso voti, forza, energia; persino identità. Uno dei motivi è certamente che nelle città le forze riformatrici hanno espresso personalità politiche credibili, scelte quasi sempre con il criterio del merito, della capacità di esprimere buon governo.


In questi anni il Pd nazionale è stato sotto l’influenza prevalente della logica delle correnti; con un assetto gerarchico-piramidale che portava (con tante eccezioni, per fortuna) ad una classe politica autoreferenziale, lontana dai problemi dei cittadini, conservatrice degli equilibri, chiusa e lontana. In alcuni casi, come in Sicilia, siamo arrivati al paradosso di escludere dalla lista ottimi amministratori locali pur al di fuori delle norme sulla incandidabilità. E ad un segretario regionale tuttora in carica nonostante la batosta elettorale, ma eletto contemporaneamente alla Camera e all’Assemblea regionale siciliana. Solo oggi, tre mesi dopo le elezioni, ha optato per la Camera dei deputati Tutto ciò nonostante la credibilità personale e la serietà riconosciute da tanti ad Enrico Letta.


L’occasione dell’elezione del nuovo segretario non va persa. Le primarie devono consentire anche quel momento bellissimo del voto al gazebo, un sito di democrazia di alto valore. Ma devono essere soprattutto l’occasione per scegliere un profilo identitario, le priorità politiche, un linguaggio, che diano la percezione di un nuovo Pd, espressione diretta di quel Pd originario per il quale anche i LiberalPd si sono battuti sin dalla nascita del partito. E che in questi anni spesso è stato tradito e mortificato. Noi siamo un’associazione culturale, aperta anche ai non iscritti, che porta nel Pd la tradizione politica laica, democratica, repubblicana, liberale, azionista. Non chiediamo quote di governo, chiediamo di rafforzare il profilo riformatore originario del Pd.
Il 21 Marzo 2009 nel seminario di primavera dei Liberal Pd “Italia 2030. Il Paese che vogliamo”, così si sottolinaava: «La politica e la società italiana sono bloccate dall’idea di navigare a vista. C’è bisogno di rompere le incrostazioni, guardare lontano. C’è bisogno di un progetto, di azioni per realizzarlo. C’è bisogno di un’altra Italia». Semplicemente quella che guarda al futuro, che favorisce cambiamenti coraggiosi.

La prima: una politica ambientalista vera e rigorosa. Il cambiamento climatico produce conseguenze terribili. Noi dobbiamo essere sempre di più un partito ambientalista, moderno, credibile, coraggioso.


La seconda: una vigorosa iniziativa europea. L’Unione oggi non è in grado di esprimere politiche forti. La Conferenza sul futuro dell’Europa è stata una bella conferenza e basta. Bisogna cambiare le regole, intervenire sui trattati, rompere il principio dell’unanimità. Oggi un solo Paese può bloccare una intesa forte e condivisa solo per calcoli localistici. Occorre un’Europa anche più ristretta, ma più unita e forte.


La terza: i giovani. I nostri ragazzi si allontanano spesso perché hanno la percezione che i governi e le istituzioni pensano più a difendere l’esistente. Occorre invertire la tendenza che porta le nostre migliori risorse (a partire da quella dei ragazzi del sud) ad essere costrette a trasferirsi all’estero o al nord.
Sono solo prime priorità, ma la riconoscibilità del Pd come protagonista di queste battaglie è essenziale. E con essa la necessità di stringere migliori rapporti con le forze più affini al nostro profilo riformatore, a partire da Azione di Carlo Calenda e ad Europa di Emma Bonino, con cui l’intesa sui contenuti è assai maggiore delle differenze. E poi cercare un confronto serio con altri possibili alleati. Coerente con questo profilo deve essere la scelta del Segretario nazionale.


Noi LiberalPd pensiamo di sostenere Stefano Bonaccini. Rispettiamo profondamente le altre candidature. Ma Stefano Bonaccini è stato ed è un ottimo governatore regionale; è espressione di quella cultura del fare, della concretezza, dell’azione, tipica dei nostri amministratori locali, dei nostri sindaci (a partire da Dario Nardella, a suo fianco, sindaco di Firenze e presidente di Eurocities). Saprà essere il punto di sintesi tra le diverse culture che vivono nel Pd. Ma dovrà essere feroce contro lo strapotere delle correnti che è stato il vero e proprio cancro che ha ferito gravemente la vitalità del Pd.


Oggi lo sosterremo. Convintamente. Domani chiederemo coraggio e coerenza. Chiederemo di dare più voce ai cittadini e meno agli apparati. Chiederemo un Pd più vicino a quelle ragioni per le quali anni fa ci battemmo per farlo nascere.
L’autore è presidente di LiberalPd