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Storia di Lydia, l’ex staffetta che cercò giustizia per il figlio Roberto Franceschi

Roberto Franceschi (al centro) con alcuni colleghi della Bocconi 
Nel suo nuovo libro, intitolato "La bambina di Odessa", Tiziana Ferrario ricostruisce la vicenda della madre di uno dei leader del Movimento Studentesco, colpito a morte dalla polizia di fronte alla Bocconi nel 1973
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La sera del 23 gennaio di cinquant'anni fa, mentre a New York Neil Young interrompeva un concerto per annunciare la fine della guerra in Vietnam, a Milano Roberto Franceschi, tra i leader del Movimento studentesco, vent'anni vissuti intensamente, era colpito a morte da un colpo di pistola alla schiena sparato dalla polizia davanti all'Università Bocconi, dove studiava economia politica perché voleva avere gli strumenti per combattere le ingiustizie economiche e sociali.

Quella sera, a sua madre Lydia toccò entrare nella schiera dei genitori resi "orfani di figli" (una parola specifica non esiste, forse perché l'esperienza che dovrebbe racchiudere è indicibile) dalla violenza del potere, che cercano giustizia perché "il dolore è solo nostro, ma la verità è di tutti". La bambina di Odessa, romanzo non fiction della giornalista Rai Tiziana Ferrario, parla di questa battaglia, ma prima anco…

La sera del 23 gennaio di cinquant'anni fa, mentre a New York Neil Young interrompeva un concerto per annunciare la fine della guerra in Vietnam, a Milano Roberto Franceschi, tra i leader del Movimento studentesco, vent'anni vissuti intensamente, era colpito a morte da un colpo di pistola alla schiena sparato dalla polizia davanti all'Università Bocconi, dove studiava economia politica perché voleva avere gli strumenti per combattere le ingiustizie economiche e sociali.

Quella sera, a sua madre Lydia toccò entrare nella schiera dei genitori resi "orfani di figli" (una parola specifica non esiste, forse perché l'esperienza che dovrebbe racchiudere è indicibile) dalla violenza del potere, che cercano giustizia perché "il dolore è solo nostro, ma la verità è di tutti". La bambina di Odessa, romanzo non fiction della giornalista Rai Tiziana Ferrario, parla di questa battaglia, ma prima ancora della vita di questa "figlia del secolo" morta nel 2021 alle soglie dei cent'anni, tutta intrecciata ai destini della sinistra del Novecento, facendoci scoprire fino a che punto, se Lydia divenne per il mondo "la madre di Roberto", la passione politica e le scelte di Roberto si radicassero nel suo essere figlio di Lydia.


Nata nel 1923 dall'amore tra l'esule antifascista Amedeo Buticchi e un'italo-russa che insegnava la lingua ai nuovi arrivati nella terra della rivoluzione d'Ottobre, a Odessa, appunto, nella sempre tormentata Ucraina, non poteva che venire al mondo il primo maggio. Alla grande storia s'intreccia subito il melodramma ottocentesco, con la madre che muore per cause misteriose poco dopo il parto, rimpiazzata da un'orrenda matrigna che detesta la piccola, ma sposa Amedeo perché sogna una carriera alla Scala di Milano. Il padre, infatti, deluso dall'involuzione autoritaria del bolscevismo, preferisce rimpatriare e vedersela coi fascisti. Con la bambina ha un rapporto speciale, ma a Lydia, appena adolescente, tocca perdere anche lui, assassinato dal cognato per ragioni mai chiarite.


Cominciano anni terribili tra collegi e istituti, ma lei non si perde d'animo, punta tutto sullo studio, è brillante, comincia presto a insegnare ed è una delle rarissime donne a laurearsi in chimica. Quando crolla il fascismo Lydia non ha dubbi: entra nella Resistenza tramite i vecchi compagni del padre e diventa staffetta. Dopo la guerra, la vita sembra risarcirla di ogni dolore: incontra Mario, un amore durato tutta la vita, grande al punto che lei, atea "rossa" che non le mandava a dire a nessuno, accetta messe e rosari per amore della famiglia di lui, "cattolici fino al buco del culo" (pregò davvero una volta sola, Lydia, dopo le nozze: "Se ci sei, ti chiedo vent'anni di felicità", aveva detto, e lo ricorda con angoscia quando il loro primogenito viene ammazzato allo scoccare del ventesimo anno).


Ci vorranno decenni perché la giustizia civile metta nero su bianco che in quella notte del 1973 Roberto è stato vittima di un uso eccessivo e immotivato della forza da parte della polizia, dopo un processo penale vergognoso che non condanna chi ha ucciso né chi ha depistato l'inchiesta dal principio. Lydia per molti versi muore con quel figlio adorato, che era stato anche amico, consigliere e pungolo costante. Per lui aveva rinunciato alla vita tranquilla da prof di matematica alle medie (nel racconto fa capolino un'allieva timida e perfezionista di nome Tiziana, ed è proprio l'autrice) per diventare preside. Le assegnano scuole difficili, ma lei coinvolge i genitori, contrasta il degrado, sfida il classismo imperante e apre le porte al vento di rinnovamento che attraversa la società dal '68, sempre in nome di una piena attuazione della Costituzione, il leitmotiv della sua vita, perché a prenderla sul serio è l'arma più rivoluzionaria di tutte.


Divenuta preside in nome degli ideali che condivideva con Roberto, alla conclusione del processo penale comunica le dimissioni al ministero, perché non poteva più rappresentare per i ragazzi il volto di quello Stato che negava giustizia a suo figlio e tanti altri giovani ammazzati dalla forza pubblica. Da allora in poi si dedicherà a formare insegnanti di sostegno capaci di essere "una spina nel fianco" delle ingiustizie del sistema scolastico.


"Se mi dovesse succedere qualcosa, tu devi continuare nella mia lotta", le chiese Roberto un giorno che lei era in ansia davanti al montare della violenza. Una promessa che, insieme all'amore di Mario e della figlia minore Cristina, l'ha sostenuta oltre il lutto, portandola a far cose che mai avrebbe immaginato, come unirsi alle battaglie del movimento dei "poliziotti democratici". La promessa vive ancora nella Fondazione Franceschi, creata con i soldi del risarcimento civile, che sostiene gli studi e le ricerche di giovani che, come sognava di fare Roberto, vogliono contrastare le disuguaglianze sociali, a cui sono destinati i proventi di questo libro: leggendolo, contribuirete anche voi a tenerla in vita.

Il libro

La bambina di Odessa di Tiziana Ferrario (Chiarelettere, pagg. 240, euro 18)


A cinquant'anni dalla morte di Roberto Franceschi verrà intitolata a suo nome l'Aula Maggiore della Bocconi di Milano (23 gennaio, ore 20, Aula Magna). La serata, organizzata in collaborazione con la Fondazione Roberto Franceschi, sarà coordinata da Benedetta Tobagi