Cultura

Beethoven, "Per Elisa": ma Elisa non esiste

Beethoven, "Per Elisa": ma Elisa non esiste
Lo sostiene lo studio di un musicologo inglese: la dedica fu apposta nel 1865 da un'insegnante che all'epoca possedeva il manoscritto
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LONDRA - È una delle composizioni di musica classica più famose del mondo, interpretata da grandi artisti così come da generazioni di bambini che imparano a suonare il pianoforte. Ma contiene anche un mistero mai del tutto risolto: chi è la donna a cui Ludwig Van Beethoven l'ha dedicata? Per Elisa, titolo del pezzo composto nel 1810 dal grande musicista tedesco, ufficialmente classificato come Bagatella n.25, ha spinto esperti e biografi di tutto il mondo a interrogarsi sull'identità della musa che avrebbe ispirato a Beethoven il celebre brano. Adesso un nuovo libro pubblicato in Inghilterra offre una possibile soluzione: l'Elisa in questione non sarebbe mai esistita, o almeno non si chiamava così. Il nome del pezzo deriverebbe piuttosto dall'errata attribuzione di colei che lo ha avuto in mano dopo la morte del compositore.

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La tesi fa parte di Why Beethoven, un saggio del noto giornalista e musicologo inglese Norman Lebrecht, uscito in questi giorni a Londra, di cui il Guardian riporta stamane un'anticipazione. Il libro sostiene che Babette Bredl, una insegnante in pensione di Monaco che nel 1865 possedeva il manoscritto originale del pezzo, aveva in mente la propria nipotina Elisa quando lesse sovrappensiero a Ludwig Nohl, un accademico venuto a visitarla, la dedica scarabocchiata da Beethoven sullo spartito. Né l'insegnante, né la nipote, avevano mai incontrato Beethoven, morto nel 1827. L'accademico, un autorevole esperto di musica, era venuto a incontrare la professoressa per esaminare alcuni manoscritti in suo possesso. Appena posati gli occhi sullo spartito, Nohl riconobbe la calligrafia di Beethoven e suonò subito il brano sul pianoforte della donna, ottenendo poi da lei il permesso di copiarlo per includerlo nel suo volume sul grande musicista.

A quel punto il pezzo in questione cominciò a diventare popolare e si aprì il dibattito sull'identità di Elisa. Dai taccuini di Beethoven, uomo poco fortunato in amore, non traspare menzione di alcuna Elisa. Una possibile candidata alle attenzioni sentimentali del musicista era una cantante dell'epoca, che però si faceva chiamare Betty o Maria Eva. Il suo più grande amore fu la baronessa Theresa Malfatti, una musicista austriaca che gli fu amica ma finì per sposare un altro e comunque nemmeno lei si chiamava Elisa. Malfatti suonava insieme a un pianista, Rudolf Schachner, che più tardi si trasferì a Londra, figlio illegittimo di Babette Bredl, l'insegnante in pensione di Monaco, alla quale - prima di partire per la Gran Bretagna - aveva lasciato manoscritti e spartiti appartenenti a Beethoven.

Babette era rattristata dalla lontananza con il figlio. Forse pensava proprio a Rudolf quando l'accademico Nohl andò a trovarla. E la figlia di Rudolf, guarda la coincidenza, si chiamava Elisa. Per un lapsus oppure deliberatamente, allo scopo di assicurare alla nipotina un ruolo destinato a durare per sempre nella biografia di Beethoven, Babette lesse dunque "per Elisa" la dedica del brano, che in realtà il musicista aveva dedicato a qualcun altro, magari proprio alla baronessa Theresa Malfatti, e l'accademico lo trascrisse proprio con tale dedica. Così, afferma il libro di Lebrecht, quelle note oggi inconfondibili sono conosciute come "per Elisa", anche se probabilmente non c'è mai stata una Elisa nella vita di Ludwig van Beethoven.