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Minoranze, pace e diritti. Micromega indaga sulle divisioni a sinistra

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Tra coloro  che intervengono nel dibattito Erri De Luca e Furio Colombo, Valeria Parrella  e Ezio Mauro 
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La sinistra è morta, evviva la sinistra? Cominciamo da qui, dal titolo che Paolo Flores d'Arcais ha scelto per il nuovo numero di MicroMega dedicato agli smarrimenti della gauche. Perché l'ossimoro presente fin dall'enunciazione della diagnosi restituisce fedelmente la cifra della psicopatologia registrata dalla rivista: la disarmonia congenita all'intellighenzia di sinistra, mentre la destra aspira a una nuova egemonia culturale facilitata dalla totale assenza di dibattito. A complicare le cose ci si mettono pure gli interrogativi del direttore, che fa partire la sua inchiesta da venticinque domande (in realtà sono tesi assertive) su argomenti minati, solitamente considerati tra i più divisivi. La guerra in Ucraina e l'antioccidentalismo. Il politically correct. La cancell culture. Il conflitto tra femminismo storico e il movimento lgbtqia+.

LE IDEE

L'islamofilia e il velo delle donne musulmane, giusto o non giusto? Quanto mai ete…

La sinistra è morta, evviva la sinistra? Cominciamo da qui, dal titolo che Paolo Flores d'Arcais ha scelto per il nuovo numero di MicroMega dedicato agli smarrimenti della gauche. Perché l'ossimoro presente fin dall'enunciazione della diagnosi restituisce fedelmente la cifra della psicopatologia registrata dalla rivista: la disarmonia congenita all'intellighenzia di sinistra, mentre la destra aspira a una nuova egemonia culturale facilitata dalla totale assenza di dibattito. A complicare le cose ci si mettono pure gli interrogativi del direttore, che fa partire la sua inchiesta da venticinque domande (in realtà sono tesi assertive) su argomenti minati, solitamente considerati tra i più divisivi. La guerra in Ucraina e l'antioccidentalismo. Il politically correct. La cancell culture. Il conflitto tra femminismo storico e il movimento lgbtqia+.

LE IDEE

L'islamofilia e il velo delle donne musulmane, giusto o non giusto? Quanto mai eterogenee e talvolta di segno ostinatamente contrario le risposte raccolte tra scrittori, poeti, sociologi, economisti, filosofi, giornalisti, scienziati, attivisti - da Erri De Luca a Furio Colombo, da Valeria Parrella a Telmo Pievani, da Achille Occhetto a Ezio Mauro, da Claudia Durastanti a Roberto Esposito, solo per citarne alcuni - intellettuali di diversa anagrafe e differente radice culturale, oltre il comune sentire di sinistra. Già, ma di quale sinistra? E qui comincia la Babele. Perché alla prima domanda di Flores - esiste una sinistra? - tutti (o quasi) non esitano a dichiararla estinta in sede di rappresentanza politica e parlamentare ma vivissima nella coscienza di molti di noi. E tuttavia su che cosa sia questa identità - al di là di ovvie parole-chiave come eguaglianza, giustizia sociale, lavoro, diritti - il fiume del ragionamento si disperde in mille rivoli, talvolta in stagni paludosi, rendendo difficile il compito di ritrovare un argine condiviso. 

Una sinistra o molte sinistre? Come da tradizione famigliare, le anime sono diverse e spesso confliggenti, soprattutto su temi come la guerra ucraina e l'Occidente. Un antiamericanismo d'antan, radicale e debordante, trova il suo profeta in Moni Ovadia che arriva a liquidare l'imperialismo di Putin come "un truce nano" rispetto a quello della Casa Bianca, in sintonia con Marco d'Eramo che ci vede tutti "sudditi di Washington e della trojka finanziaria europea". Non è meno lieve negli accenti apocalittici Domenico De Masi, che invoca la pace immediata. Tocca a Ezio Mauro, ragionatore sul fronte opposto, porre un freno al ribollente antioccidentalismo, ricordando che "tutte le categorie chiamate in causa dall'aggressione russa sono necessariamente costitutive di una nuova sinistra europea". La sacralità della vita umana. Il diritto. L'autonomia.

L'autodeterminazione. Il rifiuto della sopraffazione. La democrazia e la libertà. "Invece assistiamo a una procedura ipocrita: si liquida la condanna dell'invasore in una riga, per poi rovesciare dubbi e critiche sul paese invaso e sull'Occidente che lo sostiene, usando la libertà che la democrazia ci garantisce solo per dileggiarla a senso unico, come fosse la sede degli inganni, peggio della dittatura che ha deciso la guerra. Politicamente è una menzogna. Eticamente ancor peggio: un'inversione morale, suicida per la sinistra di oggi e di domani". E siamo solo al primo round.Va detto subito che, se la guerra ucraina alza steccati invalicabili, sui temi più prettamente culturali si è tutti più o meno d'accordo: giusto fare autocritica, ma senza censure. Forse perché queste del politically correct, della cancel culture, dei dubbi se far leggere Ovidio e Shakespeare colpevoli di razzismo e misoginia, per quanto questioni interessanti, inquietano più i campus statunitensi che la nostra coscienza di sinistra, alle prese con emergenze sociali quali le diseguaglianze crescenti, la povertà educativa, la mancanza di lavoro, il rischio di smantellamento del servizio sanitario nazionale. Lo rileva con la consueta lucidità la sociologa Chiara Saraceno, che spezza una lancia per quella società civile che si fa carico delle ferite collettive. È la sinistra sommersa del volontariato e dell'associazionismo, assente dai media e inascoltata dalla politica (ne parla Alessandro Gilioli, direttore di Radio Popolare). 

E qui arriviamo all'unico elemento che accomuna la sinistra culturale, ovvero il tiro al piccione contro il Pd. Tocca ancora una volta a Ezio Mauro ricordare - senza alcun intento assolutorio - che il Pd ha finito per assumersi il ruolo di capro espiatorio dell'intera crisi della politica, facendosi carico di colpe e sconfitte che andrebbero più equamente distribuite con altre forze di opposizione, variamente giustificate dai maîtres à penser raccolti da MicroMega. Ma il Partito democratico si può salvare dalla sua estinzione annunciata? Potrebbe, risponde Mauro, però solo a condizione di far circolare al suo interno energie e idee nuove. Il Pd lo sa? Tra le domande, forse la più difficile.