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Il segreto del Carracci ritrovato

Gli apostoli intorno al sepolcro vuoto (Cappella Herrera, particolare, affresco trasportato su tela)  
Perduti, scoperti e restaurati, ecco di nuovo a Roma dalla Spagna i dipinti di Annibale
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Alla Galleria Nazionale d'arte antica in Palazzo Barberini una mostra notevole, concepita in Spagna dove sono conservate le opere esposte e già presentata a Madrid e Barcellona, ricostruisce la storia della Cappella Herrera in San Giacomo degli Spagnoli a Roma, edificata e fatta decorare all'inizio del Seicento da Juan Enríquez de Herrera, importante finanziere, associato con il ligure Orazio Costa e proprietario di uno degli istituti bancari più cospicui del tempo.

Herrera viveva sostanzialmente a Roma e qui volle lasciare un segno ragguardevole della sua elevata posizione sociale nonché della sua dedizione alla nazione spagnola nella chiesa nazionale romana. Molto è poi cambiato.

San Giacomo degli Spagnoli esiste ancora. La facciata, in buono stato, è su piazza Navona ma l'interno è completamente stravolto rispetto a come lo vide Herrera. In una violenta ristrutturazione ottocentesca la chiesa, da tempo irrimediabilmente…

Alla Galleria Nazionale d'arte antica in Palazzo Barberini una mostra notevole, concepita in Spagna dove sono conservate le opere esposte e già presentata a Madrid e Barcellona, ricostruisce la storia della Cappella Herrera in San Giacomo degli Spagnoli a Roma, edificata e fatta decorare all'inizio del Seicento da Juan Enríquez de Herrera, importante finanziere, associato con il ligure Orazio Costa e proprietario di uno degli istituti bancari più cospicui del tempo.

Herrera viveva sostanzialmente a Roma e qui volle lasciare un segno ragguardevole della sua elevata posizione sociale nonché della sua dedizione alla nazione spagnola nella chiesa nazionale romana. Molto è poi cambiato.

San Giacomo degli Spagnoli esiste ancora. La facciata, in buono stato, è su piazza Navona ma l'interno è completamente stravolto rispetto a come lo vide Herrera. In una violenta ristrutturazione ottocentesca la chiesa, da tempo irrimediabilmente trascurata avendo anche perso la sua caratteristica di chiesa nazionale (che passò a Santa Maria in Monserrato) subì una serie di demolizioni che provocarono tra l'altro la distruzione della Cappella Herrera, ma gli affreschi vennero staccati e salvati. 

Ricostruzione della Cappella Herrera (particolare della Sala Marmi) 

Era bellissima ed ecco come sono andate le cose. Herrera incaricò Annibale Carracci, il grande pittore bolognese all'epoca poco più che quarantenne, di eseguire la pala d' altare su tavola e un ciclo di dipinti murali in affresco con le storie del santo francescano spagnolo Diego di Alcalá vissuto nel quindicesimo secolo ma canonizzato sotto Sisto V, su forti pressioni della Corona di Spagna, da neanche una ventina d' anni.

Il dotto catalogo della mostra (pubblicato da Skira) racconta la storia di questo complesso e di quel che ne rimane, comprensiva delle vicende del distacco e restauro degli affreschi dall'Ottocento ai nostri giorni, con contribuiti dei i più grandi specialisti della materia, tra cui il prof. Úbeda de los Cobos.

Annibale è incaricato nel 1602, ma stenta a cominciare bene il lavoro. Soffre di depressione a seguito del travagliato esito del lavoro nella Galleria di Palazzo Farnese a Roma proprio mentre gli muore il fratello Agostino, incisore e pittore con cui aveva condiviso tante esperienze. Ma ha anche problemi fisici consistenti. Un ictus devastante gli toglie la parola e lo indebolisce in modo irreversibile, portandolo alla morte nel 1609 dopo anni di totale inattività. 

Parecchie testimonianze antiche attestano che riuscisse a realizzare il lavoro per Herrera, ma con l'aiuto di numerosi discepoli, primo fra tutti Francesco Albani, bolognese come lui, pittore buono ma debole, terminandolo entro il 1606. Nell'Ottocento, con la demolizione, gli stucchi e le statue, opere di grandi maestri del tempo, vennero annichiliti, mentre gli affreschi, staccati, dopo una complessa vicenda di autorizzazioni e dinieghi furono quasi tutti portati in Spagna e divisi tra il Museo del Prado e quello dell'Arte di Catalogna di Barcellona.

A Roma, per la mostra attuale (fino al 5 febbraio), la direzione del museo Barberini ha creato una valida ricostruzione della Cappella ricollocando in una struttura appositamente realizzata gli affreschi superstiti nelle posizioni in cui sono descritti dalle fonti antiche e si rimane veramente incantati e commossi.

Herrera aveva un figlio piccolo di nome Diego che, gravemente ammalato, venne guarito dall'apparizione miracolosa del santo e fu quindi questa la causa prima che dette origine alla Cappella dove, nella pala d' altare, c'è San Diego che protegge un meraviglioso bambino orante.

Lo stacco e i restauri ottocenteschi di questi affreschi costituiscono un capitolo fondamentale nella storia dell'arte europea. Lo affermano i valenti restauratori spagnoli che hanno lavorato negli ultimi anni sulle opere per la preparazione della mostra in esemplare collaborazione con gli storici dell'arte. Spiegano come i tecnici che intervennero nell'Ottocento avessero fatto un lavoro formidabile, perfezionando le procedure note fino ad allora in questo delicatissimo campo. 

Assunzione della Vergine di Annibale Carracci e Francesco Albani  (particolare affresco, 1604-1605)  

Materia assai controversa e nel catalogo c'è, in proposito, dovizia di ponderate informazioni nonché tutte le notizie per orientarci nella sbalorditiva disputa attribuzionistica svoltasi nei secoli su questi affreschi, di volta in volta giudicati sommi o mediocri.

Sono, in verità, la quintessenza dello spirito francescano, dove la scena di miracolo e quella della quotidianità vengono raccontate allo stesso modo e con lo stesso pacato, intimo sentire.
In una, San Diego accorre nella casa dove una donna ha acceso il forno dimenticando di averci lasciato dentro il figlio che ci stava giocando. Il santo lo tira fuori in tutta tranquillità, sano e salvo e gli fa anche una paternale, raccomandando al bambino di non farlo più col gesto ammonitore della mano!

Più che giustificato perché nella Cappella era giunta all'epoca la preziosa reliquia di un dito del Santo. Le persone in visita avvertivano, se umili e semplici, un coinvolgimento affettuoso e, se erudite d'arte, sincera ammirazione per tanta sobrietà, gentilezza e nonchalance. Si chiedevano: l'avrà fatte tutte lui, Annibale, queste pitture? Eppure sta tanto male, poveretto! Ancora ce lo chiediamo.