Salman Rushdie: il nuovo libro, "Victory City", dal 7 febbraio. "Le parole sono le uniche vincitrici"
di Massimo Basile , di Massimo BasileNEW YORK - In Victory City, il nuovo romanzo di Salman Rushdie in uscita a febbraio, una poetessa di nome Pampa Kampana crea una nuova civiltà con il potere dell'immaginazione. Con la benedizione divina, dopo aver assistito alla morte della madre, Pampa creerà il suo mondo poetico, vivrà quasi duecentoquarant'anni, abbastanza per assistere alla crescita e alla caduta del suo impero nel sud dell'India e della sua "Victory City". Ma la poesia le sopravviverà. "Le parole - è il messaggio lasciato ai posteri - sono le uniche vincitrici".
Adesso sono le parole di Rushdie a uscire vittoriose, più di cinque mesi dopo l'attentato di cui è stato vittima, in estate, quando un fanatico salì sul palco di un festival letterario e accoltellò più volte l'autore di Versi satanici, libro pubblicato nell'88 e che gli portò la Fatwa, la condanna dell'Ayatollah iraniano Ruhollah K…
NEW YORK - In Victory City, il nuovo romanzo di Salman Rushdie in uscita a febbraio, una poetessa di nome Pampa Kampana crea una nuova civiltà con il potere dell'immaginazione. Con la benedizione divina, dopo aver assistito alla morte della madre, Pampa creerà il suo mondo poetico, vivrà quasi duecentoquarant'anni, abbastanza per assistere alla crescita e alla caduta del suo impero nel sud dell'India e della sua "Victory City". Ma la poesia le sopravviverà. "Le parole - è il messaggio lasciato ai posteri - sono le uniche vincitrici".
Adesso sono le parole di Rushdie a uscire vittoriose, più di cinque mesi dopo l'attentato di cui è stato vittima, in estate, quando un fanatico salì sul palco di un festival letterario e accoltellò più volte l'autore di Versi satanici, libro pubblicato nell'88 e che gli portò la Fatwa, la condanna dell'Ayatollah iraniano Ruhollah Khomeyni. Dopo lo shock dell'attentato e l'incertezza delle sue condizioni, Rushdie è finito avvolto in una nuvola di riservatezza, ma l'uscita del suo ultimo romanzo lo riporterà all'attenzione del mondo di nuovo per la sua letteratura e le parole che la compongono. "Victory City" si legge come un'epica antica, sarà disponibile dal 7 febbraio e sembra destinato a un record di vendite, alla luce anche di quanto accaduto all'autore. "Dice qualcosa di molto profondo - confessa al New York Times Colum McCann, amico dello scrittore - lui sta dicendo, 'non portate mai via dalla gente quell'atto fondamentale che è la narrazione delle storie. Davanti al pericolo, persino davanti alla morte, lui vuole dirci che lo storytelling è l'unica moneta che abbiamo".
Rushdie ha consegnato Victory City al suo editore nel dicembre di due anni fa, e la casa editrice, Random House, aveva annunciato la nascita del progetto nell'estate del 2022, poco prima che lo scrittore venisse aggredito. Adesso le parole continuano a parlare e a portare il messaggio che Rushdie in questo momento, in piena convalescenza, non può consegnare di persona. McCann gli aveva scritto per chiedergli il permesso di leggere alcuni passaggi del nuovo romanzo in un incontro pubblico fissato a dicembre. Rushdie, ha raccontato l'amico, era emozionato all'idea. L'idea che il linguaggio alla fine è più potente di ogni cosa, persino della stessa violenza e del fanatismo religioso. Lo scrittore non è più apparso in pubblico, non ha rilasciato interviste, ma ha ripreso a lavorare, a coltivare nuovi progetti.
"Ha una resilienza straordinaria", ha confessato al quotidiano newyorkese Hari Kunzru, che ha visitato lo scrittore di recente. "E' ancora il Salman di prima - ha aggiunto - Ha perso un occhio e sta guarendo da altre ferite, ma questo non lo ha fermato". Il giorno in cui è stato aggredito, lo scrittore avrebbe dovuto parlare alla comunità di Chautauqua, un centinaio di chilometri da Buffalo, a nord di New York. Il tema del suo intervento era un elogio agli Stati Uniti, diventato un porto sicuro per scrittori in esilio. Subito dopo l'attentato, il mondo della letteratura si era mobilitato. Un gruppo di scrittori famosi, da Paul Auster a Gay Talese, si erano radunati sui gradini della Pubblic Library di Manhattan per leggere i lavori di Rushdie, tra cui alcuni passaggi di Victory City. "Se volevano ridurlo al silenzio - disse Suzanne Nossel, tra le organizzatrici dell'evento - hanno fallito". Alla luce di quell'esperienza, il nome del suo ultimo romanzo sembra indicare non solo la vittoria di una città e delle parole, ma del suo messaggero.