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Menzogna e pregiudizio all’happy hour romano, il romanzo di Leonardo Colombati

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Una commedia umana moderna che rende omaggio a Maupassant. Dove l'autore riproduce, con sapienza drammaturgica e orecchio ipersensibile, la chiacchiera infinita di una classe media cinica e sentimentale
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Avete mai pensato che quando parlate mentite? La chiave di lettura di Sinceramente non tuo di Leonardo Colombati (Mondadori) si trova in una frase di Hitchcock, citata: "Quando si parlano, le persone mentono sempre". In queste pagine tutti, quando parlano, si ingannano: dall'amico fraterno al bieco strozzino e all'ipocrita editore che finge di rassicurarti sull'esito disastroso del tuo libro: "Si sta muovendo".

Il genere stesso del romanzo - da Cervantes a Svevo - è un'invenzione della borghesia per mettere in relazione le parole con i pensieri e le azioni di chi le pronuncia. Colombati riproduce, con sapienza drammaturgica e un orecchio ipersensibile, il "suono" delle conversazioni dell'happy hour, la chiacchiera infinita di una classe media cinica e sentimentale. Un ecosistema sociale che comprende il ceto riflessivo (con citazione multiuso) e una umanità rampante cui i soldi non bastano mai, Ponte Milvio - "il po…

Avete mai pensato che quando parlate mentite? La chiave di lettura di Sinceramente non tuo di Leonardo Colombati (Mondadori) si trova in una frase di Hitchcock, citata: "Quando si parlano, le persone mentono sempre". In queste pagine tutti, quando parlano, si ingannano: dall'amico fraterno al bieco strozzino e all'ipocrita editore che finge di rassicurarti sull'esito disastroso del tuo libro: "Si sta muovendo".

Il genere stesso del romanzo - da Cervantes a Svevo - è un'invenzione della borghesia per mettere in relazione le parole con i pensieri e le azioni di chi le pronuncia. Colombati riproduce, con sapienza drammaturgica e un orecchio ipersensibile, il "suono" delle conversazioni dell'happy hour, la chiacchiera infinita di una classe media cinica e sentimentale. Un ecosistema sociale che comprende il ceto riflessivo (con citazione multiuso) e una umanità rampante cui i soldi non bastano mai, Ponte Milvio - "il posto col più alto tasso di condannati per reati finanziari, scooteroni, tatuaggi e labbra rifatte di tutta la Comunità europea" - e il Pigneto - tutti vestiti uguali con le Clark's d'inverno e i sandali in estate, "tutti a finire un pezzo sui loro laptop da Necci o a Casadante..." - . Unico rischio è che l'autore, attento a raccontarci una società fradicia, eppure dotata di stregante vitalità, ne resti ipnotizzato. Almeno fino alle pagine finali...

Antonello Durante, fotografo di musicisti rock, è scomparso da quattro mesi, inseguito dagli spaccaossa degli strozzini, dopo essere stato truffato da un broker (e dopo la separazione dalla moglie, l'amata Diana). Ma prima di fuggire all'estero consegna all'amico Luca Vinciguerra, scrittore di successo, il file del suo diario - Io.docx - che subito lo scrittore mette a frutto, travasandolo nel romanzo che pubblicherà (l'intera vicenda viene raccontata da lui).

Esilaranti le parti sul mondo dell'editoria e degli scrittori: tic, nevrosi, "galatei". Come nel miglior Easton Ellis veniamo a sapere tutto delle marche dei personaggi. Memorabile per immaginazione sociologica la pagina sulla Roma notturna, in mano a sottosegretari coi loro galoppini, calciatori, cravattari, topi d'appartamento, speculatori edilizi, produttori di serie tv, giocatori d'azzardo...

Un romanzo dà il meglio di sé quando rappresenta la commedia umana. Inoltre viene qui omaggiato Maupassant, cantore del demi-monde parigino che finge di essere gran mondo. Non si tratta però di un romanzo ottocentesco. L'apocalisse è già avvenuta. Tanto che nelle similitudini capita che il secondo termine di paragone sia un oggetto artificiale, di plastica: "il cielo di Roma dei tardi anni Sessanta simile a quello di un mastello in Moplen...".

Antonello, figlio di un ristoratore, è "affettuoso e disastroso", appassionato e sprovveduto. Vorrebbe che le sue foto avessero la perfezione stilistica di certi film noir degli anni Cinquanta. Luca, iperlettore dall'adolescenza, è abile a promuoversi e - benché abbia accumulato "una sfilza di lutti e abbandoni" - quietamente edonistico, incerto sui propri sentimenti e abile a manipolare quelli altrui con la scrittura: "c'è nel modo in cui Antonello offende il prossimo una specie di calore, di partecipazione emotiva, che gente freddolosa come me scambia volentieri per affetto". Al termine di una narrazione picaresca e on the road Luca pensa che la letteratura coincida con "il mentire" (aggiunge: in modo creativo). Certo, ma la menzogna romanzesca, al contrario di quella ordinaria, ha una capacità di abbagliante rivelazione: serve ad afferrare una verità su di sé. Qual è la verità di Luca? La sua invidia segreta per l'esistenza di Antonello, deragliata, interamente fallita, però riscaldata da una passione inestirpabile (l'amore per la moglie e i figli). Mentre lui, con le sue giacche di velluto e il suo elegantissimo appartamento-studio, la vita si limita a ricopiarla, con diligente furbizia. Non ha mai rischiato nulla né creduto, neanche per un attimo, nell'amore eterno. Solo il punto di vista di Antonello - "meravigliosa espressione di spontaneità senza rimorsi" - permette all'autore di staccarsi dal sottomondo in cui si è immerso con voluttà. E gli permette, nel finale (che non sveliamo) di andare oltre la mera commedia: può dire che la vita è bella solo chi è disposto a perderla. Una verità che non siamo costretti a condividere, ma che immette l'intero romanzo in una luce tragica.

Il libro
Sinceramente non tuo
di Leonardo Colombati (Mondadori, pagg. 324, euro 19,50)