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Giù le mani da Dante, il libro di Étienne Gilson

Torna in libreria il saggio "classico" sulla filosofia del grandissimo poeta. Che dimostra come il suo pensiero, originale e innovativo, vada oltre ogni ideologia
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Cosa avrebbe pensato Étienne Gilson dei maldestri tentativi di arruolare Dante in una parte politica a scopo di autolegittimazione? Lo possiamo solo immaginare. Ma certo il suo grande libro Dante e la filosofia, scritto nel 1939 e adesso riedito da Rusconi, va in direzione nettamente contraria. Insigne storico della filosofia medioevale, cattolico di orientamento neotomistico, Gilson non solo non fa nulla per ascrivere il poeta alla propria prospettiva, ma mette in luce la sua autonomia da ogni scuola filosofica passata e presente.

Dante ha un tratto singolare, irriducibile a ogni altra posizione. Questo fa un grande studioso conservatore - come Gilson, o come l'italiano Augusto Del Noce, a lui culturalmente vicino: conserva innanzitutto il rispetto e la distanza prospettica nei confronti di un genio inclassificabile rispetto alle ideologie del proprio e del suo tempo. "Non classificare, ma comprendere", è l'intento dichiarato del filosofo francese.

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Cosa avrebbe pensato Étienne Gilson dei maldestri tentativi di arruolare Dante in una parte politica a scopo di autolegittimazione? Lo possiamo solo immaginare. Ma certo il suo grande libro Dante e la filosofia, scritto nel 1939 e adesso riedito da Rusconi, va in direzione nettamente contraria. Insigne storico della filosofia medioevale, cattolico di orientamento neotomistico, Gilson non solo non fa nulla per ascrivere il poeta alla propria prospettiva, ma mette in luce la sua autonomia da ogni scuola filosofica passata e presente.

Dante ha un tratto singolare, irriducibile a ogni altra posizione. Questo fa un grande studioso conservatore - come Gilson, o come l'italiano Augusto Del Noce, a lui culturalmente vicino: conserva innanzitutto il rispetto e la distanza prospettica nei confronti di un genio inclassificabile rispetto alle ideologie del proprio e del suo tempo. "Non classificare, ma comprendere", è l'intento dichiarato del filosofo francese.

Certo, Dante è legato da mille fili al dibattito filosofico, politico e teologico medioevale - all'agostinismo, al tomismo, all'averroismo. Ma insieme se ne distingue per la forza di un pensiero e di un'ispirazione poetica unici. Come hanno fatto i grandi studiosi italiani Michele Barbi e Bruno Nardi, ai quali si ispira senza mai appiattirsi sulle loro tesi, Gilson ripercorre l'intero itinerario dantesco dalla Vita Nova al Convivio, al De Monarchia fino alla Commedia. A guidare l'analisi è il rifiuto di ogni schema attualizzante. È vero che Dante sporge dal Medioevo per la sua assoluta originalità, ma non per questo è riconducibile all'Umanesimo. Diversamente da Petrarca o Boccaccio, il suo universo culturale resta segnato dalla filosofia aristotelica, nelle sue diverse interpretazioni, ortodosse ed eterodosse. Ma allo stesso tempo se ne distacca. L'Aristotele al quale Dante guarda non è quello metafisico, ma quello etico. E già questa scelta lo allontana da Tommaso - che pure viene da lui collocato nel Paradiso insieme a san Bonaventura, Gioacchino da Fiore e Sigieri di Brabante. Certo la teologia resta la scienza somma perché conduce alla vita eterna, ma intanto gli uomini vivono sulla terra, nella concretezza dei loro affanni, dolori, conflitti, per governare i quali non ci sono che la filosofia, l'etica e la politica.

E l'amore, non solo spirituale. Perciò Beatrice, prima che simbolo, è una donna reale, che il poeta ha amato in vita, per poi perderla e ancora ritrovarla, secondo la narrazione della Vita Nova. Nel Convivio, la "donna gentile" che accompagna Dante diventa la filosofia, incapace di assicurare la salvezza eterna, ma in grado, nel proprio ambito, di fornire all'esistenza un indirizzo razionale. Ancora una volta diversamente che in Tommaso, la filosofia ha un ruolo autonomo, non è ancilla theologiae. E anzi solo se non si subordina alla teologia, può convivere con essa. Tra le due esiste un rapporto di mutua reciprocità. L'ordine divino è altro, e superiore, rispetto a quello umano. Ma proprio questa distanza libera la vita degli uomini dalla sua ingerenza. Ecco la differenza di Dante dai pensatori scolastici. Gli ambiti della fede e della ragione sono diversi per rilievo, ma uguali per dignità. Questo è il nucleo rivoluzionario del pensiero dantesco: dalla gerarchia degli ordini non deriva la subordinazione, ma l'indipendenza.

Lo stesso vale per la politica, trattata nel De Monarchia. L'unico modo per salvaguardare la pace e la giustizia è riunire gli uomini sotto un unico comando imperiale, derivato direttamente da Dio, e non attraverso la mediazione del papa. È un passo, visionario dal momento che non ci sono imperi globali all'orizzonte, di straordinario rilievo. Diversamente dai pensatori politici del tempo, ancora rivolti alle città, ai principati o ai regni, Dante rimanda all'unità del genere umano. Gilson coglie il lato più innovativo di questa scelta nella trasposizione sul piano politico della concezione averroistica dell'intelletto possibile.

Nel suo commento ad Aristotele, Averroè aveva parlato di una sostanza intellettuale separata da ogni corpo umano mediante la quale i singoli uomini acquisiscono la conoscenza dell'intellegibile. Dante trasferisce questa unità dell'intelletto nell'universalità dell'umanità intera, congiunta dall'obbedienza ad un unico monarca. Anche in questo caso si serve della dottrina di Averroè per superarla in forma creativa.

Anziché riferirsi alla figura astratta di un intelletto separato, si rivolge alla moltitudine degli esseri umani, unificata dall'imperativo della pace e della giustizia.

Quest'ultima è la stella polare dell'intera opera dantesca, ciò che articola in un unico sistema, filosofico e artistico, i suoi vari linguaggi. Solo la giustizia può dare risposta a un mondo ferito dagli odi e dai conflitti che Dante ha sperimentato sulla propria pelle in una vita da esiliato. Al compimento del suo percorso la Commedia ne diventa lo scenario fantastico, ma al contempo concretissimo. Il colpo di genio di Dante sta nel rovesciare la tecnica medioevale della personificazione astratta delle virtù e dei vizi in personaggi vivissimi, che le rappresentano attraverso momenti cruciali della loro esistenza. A essere raffigurati non sono più Giustizia, Fede, Amore, Odio, ma Beatrice, Virgilio, Paolo e Francesca, Ugolino. Nel cuore del simbolo esplode la forza trascinante delle creature poetiche che ancora abbiamo davanti agli occhi.

Il libro
Dante e la filosofia
di Étienne Gilson (Rusconi, pagg. 328, euro 14,90)