Gli archimostri del Dragone
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - "Sembra che stia seduto su un'enorme tazza del water". In effetti. Eccolo qui il vincitore di uno dei concorsi che più appassionano gli utenti del web mandarino: "I dieci edifici più brutti della Cina". A dicembre si sono chiuse le votazioni online, ora la proclamazione per l'edizione 2022.
Gli utenti web hanno assegnato il primo premio al Corpus Museum, a Maanshan, provincia dell'Anhui. Appoggiata alla facciata in vetro del grattacielo, in mezzo ai campi, una gigantesca statua arancione di un uomo. Responsabile di questa "meraviglia" è lo studio olandese Pbv. Costo: 350 milioni di yuan (50 milioni di euro) per questo museo in cui i visitatori possono vedere e ascoltare come funziona il corpo umano. Già ribattezzato dai residenti "la toilette". La giuria di esperti ha invece dato lo scettro al Tian An 1000 Trees, un centro commerciale a Shanghai progettato dal britannico Thomas Heatherwick…
PECHINO - "Sembra che stia seduto su un'enorme tazza del water". In effetti. Eccolo qui il vincitore di uno dei concorsi che più appassionano gli utenti del web mandarino: "I dieci edifici più brutti della Cina". A dicembre si sono chiuse le votazioni online, ora la proclamazione per l'edizione 2022.
Gli utenti web hanno assegnato il primo premio al Corpus Museum, a Maanshan, provincia dell'Anhui. Appoggiata alla facciata in vetro del grattacielo, in mezzo ai campi, una gigantesca statua arancione di un uomo. Responsabile di questa "meraviglia" è lo studio olandese Pbv. Costo: 350 milioni di yuan (50 milioni di euro) per questo museo in cui i visitatori possono vedere e ascoltare come funziona il corpo umano. Già ribattezzato dai residenti "la toilette". La giuria di esperti ha invece dato lo scettro al Tian An 1000 Trees, un centro commerciale a Shanghai progettato dal britannico Thomas Heatherwick, definendolo "un fiasco estetico e comunicativo: non c'è una comprensione di base della cultura cinese".
Il concorso lo ha lanciato tredici anni fa un collettivo di architetti, accademici e critici - Archcy - per denunciare le mostruosità che ogni anno vengono costruite ai quattro angoli del Dragone. Sperando di stimolare una riflessione sull'architettura, promuovere la responsabilità sociale dei progettisti e incoraggiare le autorità a porre fine alla costruzione di queste mastodontiche strutture antiestetiche e bizzarre: spesso poco pratiche e, appunto, decisamente un pugno in un occhio.
Nella top 10 sono entrati anche un centro scientifico a forma di pneumatico a Canton che secondo i votanti assomiglia a una toilette (quest'anno i bagni vanno alla grande), una replica (mal riuscita) del Campidoglio a Liuzhou, il museo della dinastia Tang nello Henan con il tetto formato da archi gialli capovolti che assomigliano a delle bare.
Ma la lista è lunga e negli anni scorsi una menzione di (dis)onore se la sono meritata: un ponte di vetro sospeso tra due montagne nel Sichuan con alle estremità quattro gigantesche statue in abiti tradizionali; un arco in un parco dello Yunnan che scimmiotta l'Arco di Trionfo di Parigi; il campanile di una chiesa a forma di violino nella città di Foshan; un hotel nella Mongolia Interna a forma di gigantesca matrioska.
Dagli anni Novanta la Cina è diventata un grande cantiere per la demolizione di vecchi edifici e la costruzione di nuovi. E con un'urbanizzazione a tempo di record, molti progetti si sono rivelati delle vere e proprie follie architettoniche. Dopo le aperture di Deng Xiaoping, dicono gli organizzatori del concorso, il mercato è letteralmente esploso, "spesso risultato della tendenza dei governi locali all'ostentazione e all'esibizionismo".
Lo scopo del concorso non è tanto quello di criticare un architetto o un edificio in particolare, quanto "promuovere una cultura architettonica" e "contrastare lo spreco di risorse", continua il collettivo.
Per anni la Cina è stata un terreno di sperimentazione per ambiziosi architetti nazionali e internazionali, con risultati alterni. Zhou Rong, professore alla prestigiosa Università Tsinghua e cofondatore del progetto Archcy, sostiene che i "brutti edifici" hanno finora riflettuto la passione dei funzionari cinesi "per le costruzioni gigantesche, in stile occidentale e dall'aspetto imponente".
Bello, brutto, chi lo decide? Ogni anno si sprecano discussioni tra esperti del settore su quali siano (e se ci siano) dei canoni a cui doversi attenere. Insomma, esiste un'unica estetica architettonica?
Wang Mingxian, professore della Scuola di Architettura dell'Accademia Centrale di Belle Arti e giudice del concorso, ritiene che oggi i "brutti edifici" non riguardino solo l'aspetto di queste costruzioni, ma anche "considerazioni sull'intero ambiente urbano e sullo sviluppo futuro della città. Sono solo decorazioni fasulle e uno spreco enorme".
"In passato si parlava raramente di 'bruttezza' e la ricerca estetica nazionale deve ancora migliorarsi", diceva l'anno scorso in un'intervista Gu Mengchao, tra i più famosi critici dell'architettura. "Il vero proprietario di un edificio sono i cittadini. Dovremmo valutare il successo di un edificio in base alle esigenze e ai gusti di chi paga le tasse. Ci sono standard diversi in epoche diverse, ma l'essenza di un edificio è creare un buon ambiente e un palcoscenico per la vita, la produzione, l'apprendimento, lo sport e la comunicazione in base alle esigenze della comunità".
Il Partito guarda attentamente al concorso e prende appunti. La classifica è diventata così popolare negli ultimi anni che pure il governo ha iniziato infatti a prenderla seriamente. Due anni fa la Commissione sulle riforme e lo sviluppo si è scagliata contro la "brutta architettura" e ha invitato le varie autorità locali a costruire edifici "economici e belli da vedere". Solo che una definizione di cosa sia "brutto" il Partito non l'ha data. Chissà allora quali stranezze ci riserverà il prossimo anno.