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Giuseppe Penone: "La mia arte, nata per caso in un bosco"

L'artista Giuseppe Penone 
L'artista ha scritto un libro con Alain Elkann in cui racconta il suo percorso di “manipolatore della materia”. E a metà marzo lo scultore sarà in mostra alla Galleria Borghese di Roma
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TORINO. "La mia ambizione mi spingeva a fare opere con contenuti che non fossero ancora presenti nell'arte. Da questo è nata la volontà di cercare di esprimermi con gli elementi della natura". Parte da questa consapevolezza l'avventura artistica di Giuseppe Penone, riassunta nel libro 474 risposte, in cui replica alle domande del giornalista e scrittore Alain Elkann (Bompiani). Gli autori lo presentano stasera al Circolo dei Lettori di Torino. Penone, uno degli artisti italiani più affermati nel mondo, racconta una vicenda iniziata nei boschi intorno a Garessio, dove è nato nel 1947, e proseguita con la presenza nei maggiori musei e centri d'arte, dagli Stati Uniti al Giappone, passando per Parigi, Londra e Amsterdam, la Biennale di Venezia e Documenta a Kassel, il Louvre di Abu Dhabi e l'Ermitage di San Pietroburgo, le regge di Versailles e Venaria. Nel 2014 ha ottenuto a Tokyo il Praemium Imperiale della scultura.


Giuseppe Peno…

TORINO. "La mia ambizione mi spingeva a fare opere con contenuti che non fossero ancora presenti nell'arte. Da questo è nata la volontà di cercare di esprimermi con gli elementi della natura". Parte da questa consapevolezza l'avventura artistica di Giuseppe Penone, riassunta nel libro 474 risposte, in cui replica alle domande del giornalista e scrittore Alain Elkann (Bompiani). Gli autori lo presentano stasera al Circolo dei Lettori di Torino. Penone, uno degli artisti italiani più affermati nel mondo, racconta una vicenda iniziata nei boschi intorno a Garessio, dove è nato nel 1947, e proseguita con la presenza nei maggiori musei e centri d'arte, dagli Stati Uniti al Giappone, passando per Parigi, Londra e Amsterdam, la Biennale di Venezia e Documenta a Kassel, il Louvre di Abu Dhabi e l'Ermitage di San Pietroburgo, le regge di Versailles e Venaria. Nel 2014 ha ottenuto a Tokyo il Praemium Imperiale della scultura.


Giuseppe Penone, come è nata l'idea del libro?
"Alain Elkann voleva raccontare il mio lavoro a un pubblico di non specialisti e a me non dispiaceva mettere insieme vita e arte. La stesura ha coinciso con la pandemia, che ha favorito la riflessione e assecondato i tempi lunghi della scrittura. È stato divertente ricordare curiosità e aneddoti che in un testo d'arte avrei tralasciato, ma che fanno capire un modo di pensare. Alain ha condotto la narrazione: gli interessava la storia di una persona che da un paese del Piemonte approda in un contesto globale".

Un ritratto giovanile di Penone con una sua opera 

"Il rapporto con la natura e i suoi elementi ha impegnato profondamente la mia concezione del mondo" si legge in apertura del volume. È la base della sua arte?
"Quelli erano gli elementi che conoscevo, assai meglio dell'ambiente artistico. Dopo gli studi di ragioneria, a Torino, mi sono iscritto all'Accademia Albertina: mi interessavano la scultura e il disegno, ma la concezione dell'arte che proponevano nelle aule non mi convinceva. Volevo trovare un'identità, allora sono andato nei boschi e ho scattato delle fotografie che ho presentato al gallerista Gian Enzo Sperone, che le ha appese alle pareti del suo spazio. Di lì passava il critico Germano Celant: gli sono piaciute, così ho fatto il mio ingresso nell'Arte Povera. Una casualità, ma forse non solo. Ho preso parte alla celebre mostra Conceptual Art Arte Povera Land Art alla Galleria d'Arte Moderna della città".


Poi si è messo subito a viaggiare, non è così?
"Nel 1970, a 23 anni, sono andato a New York, invitato a una mostra al MoMA, e a Tokyo, dove ho partecipato alla Biennale. Alain si è stupito di questa precocità: ma allora era più facile affermarsi, eri protetto dalla rete delle gallerie e tra gli artisti c'erano maggiori relazioni, oggi prevale l'individualismo".


Lei ha iniziato tra gli anni Sessanta e Settanta nella Torino di Luigi Carluccio e di Sperone, degli artisti internazionali, delle mostre indimenticabili alla Galleria d'Arte Moderna, da "Le Muse inquietanti" a "Combattimento per un'immagine". Come è cambiata la scena artistica?
"Mi pare che avvengano molte cose, anche se secondo me c'è un po' di confusione. Io sono cresciuto con gli amici dell'Arte Povera, da Anselmo a Zorio, mentre non conosco bene i nuovi artisti. Vedo però che tra installazioni e video arte si perdono di vista i confini dell'opera e, anche se non per tutti, manca la capacità di sintesi. Le istituzioni sono attente all'arte, ma non c'è più il primato di un tempo nel contemporaneo. Il Castello di Rivoli continua però ad avere un impatto forte all'estero".


Da un'intuizione giovanile, i temi delle sue opere continuano a suscitare interesse ovunque. Come spiega questo successo?
"Quando ho intrapreso questa attività, si tendeva a mettere l'uomo al centro, a scapito delle specie animali e vegetali o dei minerali. Oggi c'è un ripensamento e il fatto che io abbia posto il mio corpo in relazione con la crescita degli alberi e insista su fascino e valore della materia crea attenzione e piace".

Giuseppe Penone (a sinistra) e Alain Elkann 

La sua arte è vicina all'ecologia?
"Non ho mai voluto essere associato a tale lettura, che ritengo un po' ipocrita. Quale natura vuoi salvare, dal momento che tutto è natura, anche gli insetti? Credo invece nella vitalità e spiritualità della materia, che l'artista fa emergere attraverso la sua manipolazione, secondo una visione quasi animista".


Quali sono i prossimi progetti?
"A metà marzo inauguro la mostra alla Galleria Borghese, con opere esposte in giardino e in sale interne, tra cui quella di Apollo e Dafne. Sono appena tornato da Londra, dove ho visto spazi per un nuovo progetto. Ma è presto per parlarne".


Alla fine del libro scrive che ha avuto la fortuna di fare ciò che voleva. Non è poca cosa, vero?
"Sì, ho fatto un lavoro che mi ha interessato e divertito per tutta la vita. E pensare che dopo la scuola mi si prospettava l'ingresso in banca: per fortuna ho detto di no".

Il libro

Elkann: "Un volume a quattro mani"

"Il mio compito è stato quello di spingere Giuseppe a spiegare cose complicate del suo lavoro in modo semplice. Abbiamo scritto il libro insieme. È l'opera di un artista e di uno scrittore, frutto di un'amicizia che si è creata, quando da ragazzi, negli anni torinesi, respiravamo la stessa aria". Così Alain Elkann spiega alcune delle ragioni alla base del volume 474 risposte (Bompiani, pagg. 360, euro 35).