Cultura

Minculpop, che cosa significa e perché se ne parla

Benito Mussolini con Adolf Hitler negli anni Trenta
Benito Mussolini con Adolf Hitler negli anni Trenta 
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È stato ritirato fuori dalla presidente dei senatori del Pd Simona Malpezzi in seguito all'esibizione di Fedez sul palco di Sanremo. "Tira aria da Minculpop", le testuali parole in replica alla richiesta di dimissioni da parte di Fratelli d'Italia dei dirigenti Rai responsabili dell'esibizione di Fedez. Ma cos'era davvero il Minculpop e come limitava nell'Italia fascista la libertà di espressione? Andiamo a vedere.

Minculpop è la denominazione abbreviata di Ministero per la Cultura Popolare. Fu istituito nel 1937, quando il ministero della Stampa e della propaganda cambiò denominazione per assumere appunto quella di Minculpop, più adeguata alle ambizioni totalitarie del fascismo nella seconda metà degli anni Trenta.

La sua origine è legata a un biennio cruciale della storia del fascismo, tra il 1934 e il 1936, ed è ispirata dall'esperienza dell'organizzazione della cultura nella Germania nazista, dove Göbbels aveva fondato il Reichsministerium für Volksaufklärung und Propaganda, il Ministero del Reich per l'istruzione pubblica e la propaganda creato per controllare le espressioni culturali nel paese.

Le esigenze crescenti di direzione dell'opinione pubblica, la preparazione della guerra d'Etiopia e la proclamazione dell'impero spinsero l'apparato propagandistico del regime verso una forte centralizzazione del controllo nel campo della comunicazione.

L'antico ufficio stampa del presidente del Consiglio venne così elevato al rango prima di sottosegretariato per la stampa e la propaganda e poi di ministero, fino a questa nuova denominazione. Capo dell'ufficio stampa era stato fin dal 1933 Galeazzo Ciano, genero di Mussolini e uomo di primo piano del regime fascista.

Nel 1937, il primo ministro della Cultura popolare fu Dino Alfieri, già viceministro di Ciano alla Stampa e propaganda. Dopo di lui ricoprirono l'incarico Alessandro Pavolini (dal 1939), Gaetano Polverelli (dal 1943) e per ultimo Ferdinando Mezzasoma, quando dopo il crollo del regime nel luglio del '43 e la costituzione della Repubblica Sociale Italiana il Ministero della Cultura Popolare fu trasferito a Salò.

Tra le campagne propagandistiche portate avanti dal Minculpop da ricordare quelle per la "romanità"; per la creazione e la legittimazione del concetto di "uomo nuovo fascista"; la campagna antiebraica e la propaganda bellica.

Durante la Seconda guerra mondiale, il ministero esercitò poi il suo ferreo controllo sull'informazione e, in generale, sul sistema della comunicazione culturale, a stretto contatto con le autorità tedesche in Italia. Fu soppresso il 3 luglio del 1944 dal governo Badoglio.

Da allora per la sua funzione di controllo degli affari culturali, della stampa e delle pubblicazioni in generale, il termine Minculpop viene usato in tono dispregiativo, come accaduto per Sanremo.