L'annuncio di Paolo Giordano: “No al Salone del libro lottizzato, non farò il direttore”
di Federica Cravero , di Federica CraveroTorino. Ritira la sua candidatura alla guida del Salone del libro di Torino Paolo Giordano: "Non ci sono le condizioni" dice. "Mi sembra giusto parlare a viso aperto dopo troppi mesi di non detto e indiscrezioni, mi ero dato un tempo limite per decidere ed è arrivato". Lo scrittore che era stato individuato da subito come superfavorito per la successione a Nicola Lagioia alla guida del Salone, parla "con dispiacere", ma pacato. E strappa quel filo che ormai da settimane si stava annodando irrimediabilmente intorno a veti politici, inadeguatezze decisionali, poca trasparenza. Lo scenario peggiore possibile si è materializzato: tutto è da rifare, in tre mesi il gruppo dirigente che avrebbe dovuto arrivare a una scelta non ce l'ha fatta. L'associazione che rappresenta editori e organizzatori chiede ora ai partner - Comune di Torino, Regione Piemonte e Circolo dei Lettori - il rinvio a giugno della nomina. In questo modo per l'…
Torino. Ritira la sua candidatura alla guida del Salone del libro di Torino Paolo Giordano: "Non ci sono le condizioni" dice. "Mi sembra giusto parlare a viso aperto dopo troppi mesi di non detto e indiscrezioni, mi ero dato un tempo limite per decidere ed è arrivato". Lo scrittore che era stato individuato da subito come superfavorito per la successione a Nicola Lagioia alla guida del Salone, parla "con dispiacere", ma pacato. E strappa quel filo che ormai da settimane si stava annodando irrimediabilmente intorno a veti politici, inadeguatezze decisionali, poca trasparenza. Lo scenario peggiore possibile si è materializzato: tutto è da rifare, in tre mesi il gruppo dirigente che avrebbe dovuto arrivare a una scelta non ce l'ha fatta. L'associazione che rappresenta editori e organizzatori chiede ora ai partner - Comune di Torino, Regione Piemonte e Circolo dei Lettori - il rinvio a giugno della nomina. In questo modo per l'edizione di maggio non ci sarà l'auspicato affiancamento a Nicola Lagioia.
Un annuncio, quello di Giordano, fatto "con dispiacere". Ma inevitabile nel momento in cui il "processo di scelta è stato alterato da elementi che non direi politici e nemmeno partitici ma di convenienze. Ma la cultura e il Salone del libro non meritano di essere lottizzati dal partitismo". Lo scrittore lo spiega entrando nel merito di una questione spesso adombrata negli ultimi giorni per motivare la difficoltà di arrivare a una convergenza sulla direzione che dal 2024 succederà alla gestione di Nicola Lagioia. "Mi è stato chiesto di inserire alcune presenze specifiche nel comitato editoriale. Figure di area. Di destra. Sono stati fatti anche nomi precisi, poi cambiati", dice lo scrittore. In effetti nei giorni scorsi sono circolati i riferimenti di alcuni intellettuali che avrebbero dovuto entrare nel comitato. Nomi più o meno direttamente suggeriti o ispirati dagli ambienti ministeriali del governo Meloni. Ma non sembra essere quello il punto per Giordano. È una questione di principio, più che di schieramento. "Sarebbe stato lo stesso anche se lo scenario fosse diverso. Non sono un politico e non voglio esserlo", insiste lo scrittore. E soprattutto "questo avrebbe pregiudicato la libertà e l'indipendenza, rendendo impossibile la gestione dell'incarico. Nell'interesse del Salone, un direttore deve avere la vera indipendenza intellettuale, la libertà anche un po' incondizionata, pur essendo consapevole di vivere in un mondo in cui esistono la politica e le negoziazioni".
Di indipendenza aveva parlato Lagioia, "teniamocela stretta". E Giordano rimarca parlando di "mancanza di fiducia, anche se mi domando ancora adesso quali siano stati i dubbi su di me, quali le manchevolezze". Che sia stata la polemica sul merito con il ministro Valditara? "Mi auguro di no, una simile suscettibilità sarebbe pericolosa. E comunque sottoscrivo tutto quello che ho detto".
Questa è la fine di un'avventura e Giordano la racconta dall'inizio, come una cronaca o una pagina di un romanzo. Torna indietro al momento in cui è stato chiaro che Lagioia non avrebbe proseguito nel ruolo di direttore e l'autore torinese - premio Strega nel 2008 con il romanzo d'esordio La solitudine dei numeri primi - ha iniziato a pensare a se stesso in quel ruolo, "perché ho sempre amato il Salone, anche per ragioni geografiche". Spiega di aver iniziato a parlare con alcune persone e di aver avuto la sensazione che quella che lui chiama "una fantasia" potesse farsi concreta. E quando è stata indetta una manifestazione di interesse, "avevo partecipato al bando pensando che fosse una selezione ordinata, civile, con regole chiare e cristalline. Ho inviato il curriculum, io sono questo". Profili più manageriali, altri più "editoriali", sono stati una sessantina i nomi che si sono affacciati per l'incarico di guidare la più importante kermesse libraria che ci sia in Italia. Fin da subito il suo nome è apparso tra i favoriti. In particolare si erano concentrati su di lui i pareri favorevoli degli editori (che compongono la quota privata e maggioritaria del Salone rispetto alla partecipazione pubblica).
Ma presto le cose hanno iniziato a incartarsi. Si è infastidito, lo scrittore torinese, quando la questione ha assunto toni "da calciomercato" e "si è abusato di metafore calcistiche: la nostra editoria merita di meglio". In effetti la piega che ha preso il processo di nomina ricorda più House of Cards. Come intrighi, ma anche come episodi che complicano e allungano la vicenda.
Prima la proposta dell'affiancamento di Elena Loewenthal: "Io - prosegue Giordano - non ho mai detto di no, anche se così è stato scritto. Ho un ottimo rapporto con lei. Non avrei accettato una co-direzione ma avevo pensato che fosse plausibile una vice-direzione". Lei contraccambia: "Rispetto le scelte di Paolo e rinnovo la mia stima nei suoi confronti. Il Salone ha bisogno di senso di responsabilità e di affetto da parte di tutti. Non ne ho perso uno da quando è nato, sono molto legata a questa manifestazione". Il tandem con la scrittrice e direttrice del Circolo dei Lettori non è però l'unica condizione imposta a Giordano. Arriva la richiesta di nomi destinati "fin dall'inizio al comitato editoriale" e lui si sente "esautorato" prima ancora di essere nominato. Nel frattempo i pareri si attorcigliano sulla nomina senza che si facciano avanti altri nomi né altre proposte concrete. Bacchettate a destra e a manca arrivano da chi imputa un'eccessiva lentezza a tutta la procedura. "Ritengo che arrivino dei momenti in cui c'è uno stallo e allora è meglio smuovere le acque", chiude la questione Giordano. E subito dopo l'attacco dell'ormai ex candidato si accende un'altra polemica, quella con Giulio Biino, coordinatore del comitato direttivo del Salone del libro che rivela come quei nomi imposti fossero "una garbata richiesta del ministro della Cultura - il cui dicastero peraltro finanzia il Salone attraverso il Centro per il Libro e la Lettura - di poter condividere, all'interno del rinnovando comitato editoriale, oggi composto di 19 membri, tre nominativi di espressione del ministero". Mentre l'ex sindaca Chiara Appendino, deputata 5 Stelle, annuncia un'interpellanza al ministro della Cultura "per fare chiarezza sulle imposizioni di nomi di destra nel comitato editoriale".
Intanto gli organizzatori prendono tempo fino a giugno per decidere. "Siamo rammaricati. Paolo Giordano continua a essere per noi il candidato ideale. Riteniamo che il Salone debba continuare a essere libero e indipendente"