Boomers e millennials, smettete di farvi la guerra: il saggio di Beniamino Pagliaro sullo scontro tra generazioni
di Stefano Cappellini , di Stefano CappelliniIl libro si chiama Boomers contro Millennials. 7 bugie sul futuro e come iniziare a cambiare (HarperCollins editore) ma non è una lagna generazionale, non è una puntata di Ciao Darwin, senza nulla togliere alla sociologia di Paolo Bonolis, e neanche uno spin off del congresso Pd dove il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, classe 1967, quindi boomer dell’ultim’ora, deve difendersi dall’assalto di Elly Schlein, 1985, dunque millennial. Prima di cominciare a parlarne, però, serve un piccolo vademecum che malignamente i millennials considereranno necessario solo per i boomers, ma meglio non dare cose per scontate. I boomers sono i nati tra il 1946 e la metà dei Sessanta, quelli che hanno incassato i benefici del boom economico (ma hanno anche contribuito a crearlo…); i millennials sono i nati tra il 1980 e la metà dei Novanta, cosiddetti perché si sono affacciati alla vita adulta al principio del nuovo…
Il libro si chiama Boomers contro Millennials. 7 bugie sul futuro e come iniziare a cambiare (HarperCollins editore) ma non è una lagna generazionale, non è una puntata di Ciao Darwin, senza nulla togliere alla sociologia di Paolo Bonolis, e neanche uno spin off del congresso Pd dove il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, classe 1967, quindi boomer dell’ultim’ora, deve difendersi dall’assalto di Elly Schlein, 1985, dunque millennial. Prima di cominciare a parlarne, però, serve un piccolo vademecum che malignamente i millennials considereranno necessario solo per i boomers, ma meglio non dare cose per scontate. I boomers sono i nati tra il 1946 e la metà dei Sessanta, quelli che hanno incassato i benefici del boom economico (ma hanno anche contribuito a crearlo…); i millennials sono i nati tra il 1980 e la metà dei Novanta, cosiddetti perché si sono affacciati alla vita adulta al principio del nuovo millennio; poi ci sarebbe anche la generazione X, quella di mezzo, i nati tra il Sessantotto e il 1979 con i genitori impegnati a fare famiglia nel decennio di peggior fortuna critica dell’istituzione, e infine la generazione Z, i nati negli anni Zero del nuovo secolo.
C’è già una scelta narrativa e politica nella scelta di concentrarsi sullo scontro tra boomers e millennials da parte dell’autore Beniamino Pagliaro, giornalista, caporedattore di Repubblica Torino, che è nato nel 1987, quindi in teoria schierato con una delle parti in causa. Tuttavia il libro non è partigiano e, del resto, quella che racconta non è neanche una vera guerra, sarebbe quasi meglio se lo fosse o lo fosse stata, bensì il racconto documentato di una specie di armistizio imbelle che ha segnato l’ultimo trentennio, una involontaria e scellerata tregua generazionale fondata sull’inerzia – i boomers incassano e danno pacche sulle spalle, i millennials subiscono le disgrazie del loro tempo e recriminano senza concretezza, la gen X si fa un po’ i fatti suoi, la gen Z contesta tutti tranne sé stessa, ma questo è un problema dei giacobini di ogni epoca. Una palude molto italiana, si direbbe in Boris, dove infatti non mancava la fiction consacrata ai boomers, Un nonno di troppo, con il sessantenne in Converse che fa sesso più dei nipoti, nel libro semplificata dall’acronimo che Pagliaro utilizza per raccontare la solidità dello stato di cose esistente: SFC, cioè si è sempre fatto così. Dunque, perché cambiare?
Pagliaro racconta senza accademia, detto a suo grande merito, come si sono sgretolate tutte le illusioni di una progressione costante del benessere e delle opportunità, il crollo dei comandamenti sociali, e in Italia peggio che altrove, che milioni di genitori e nonni avevano scolpito nell’inconscio dei pargoli: studia e troverai il lavoro che sogni, lavora e comprerai casa, smetti di lavorare e avrai una buona pensione. Ma dove? Ma quando? Le cifre presentate nel libro mettono in fila l’evidenza degli squilibri, degli scalini delle ingiustizie o più spesso scaloni, e dimostra come anche i timidi segnali di ripresa sono basati sulla svalorizzazione del reddito da lavoro, sul prelievo invisibile e forzoso dalle tasche dei giovani lavoratori precari, autonomi, partite Iva, piccoli imprenditori. Pagine dopo le quali, non che sia il tema cruciale, appare in tutta la sua velleità l’idea di ribattezzare il Pd partito del lavoro, come se il lavoro fosse ancora il monolitico blocco sociale che era nel Novecento e non una frammentazione di mille lavori, mille saperi e mille euro al mese (significativo anche un esempio del confronto ideologico tra Bonaccini e Schlein: «Un’ora di lavoro precario deve essere pagata di più di un’ora di lavoro stabile», dice Bonaccini. «Macché, il lavoro precario va cancellato», replica Schlein, che a occhio pare un classico caso di riformismo versus massimalismo, ma temo che la gen Z non sarebbe d’accordo).
Il conto, insomma, lo hanno già pagato i millennials, senza le garanzie dei padri, senza la possibilità di accedere a un mutuo, e il mercato del lavoro, che tanto decanta a parole le virtù del merito e del sacrificio, somiglia allo schema delle truffe dove guadagna chi inizia il gioco mentre, per chi viene dopo, non sembra esserci altro destino che restare con il cerino in mano.
Il mercato sembra accettare la competizione, con i suoi vantaggi e svantaggi, solo per i nuovi arrivati. Anche se, a questo punto, il pragmatico e realista gen X che è in me potrebbe dire meno male, perché – con il vento politico che ha soffiato negli ultimi anni – il rischio era che a pagare fossero tutti e, se a questo Paese fosse stato tolto pure il welfare familiare offerto dai padri garantiti, sarebbe venuto giù tutto. In fondo, se molti possono permettersi di capire se potranno svoltare videogiocando su Twich oppure cercando di far valere la laurea in antropologia culturale è anche grazie al sostegno di chi poteva finanziare questo tempo di riflessione e sperimentazione, chiamiamolo così.
Ma il libro di Pagliaro non è appunto una lagna, anzi un onesto lavoro di demistificazione degli alibi che nel dibattito pubblico si sono creati per trovare sempre un colpevole di comodo o un’assoluzione gratuita, come la tendenza a considerare “problemi culturali” l’atavica tendenza nazionale ai sotterfugi, alla maleducazione, alla coltivazione dei c… propri, acronimo CCP, che ai boomer evocherà l’Unione sovietica e alla generazione successiva il gruppo di Giovanni Lindo Ferretti, e tra le due cose c’è ancora un filo. Per scoprire il filo con la gen Z servirà forse la seconda stagione di Boomers contro millennials, che è sempre la più crudele.
Il libro
Boomers contro millennials di Beniamino Pagliaro (HarperCollins, pagg. 160, euro 17,50). L’autore lo presenta il 21 febbraio alle 18.30 alla Feltrinelli Duomo a Milano