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Giuliano Amato: "La politica deve tingersi di verde”

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La tutela dell’ambiente inserita nella Costituzione, il disinteresse del governo e l’appello per i giovani. L'ex presidente della Consulta interviene a un anno dalla modifica dell’articolo 9
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“Povero articolo 9, sei arrivato nel momento sbagliato. E nel posto sbagliato”. Così Giuliano Amato, ex presidente della Consulta, a un anno dalla riforma che ha introdotto per la prima volta nella Carta Costituzionale la tutela dell’ambiente e della biodiversità (l’articolo 9, appunto). L’occasione per parlarne è il convegno su ambiente e democrazia promosso dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. “L’articolo 9 riformato, con il richiamo esplicito ‘all’interesse delle future generazioni’, ci mette in guardia: badate, la tutela dell’ambiente potrà richiedere grandi sacrifici, ma sarebbe sbagliato e anche illegittimo non affrontarli perché faremmo un danno enorme a chi verrà dopo di noi. Siamo stati all’altezza di quell’impegno? A me non pare”.

Esaurita l’emergenza estiva, con il caldo torrido e lo scioglimento dei ghiacciai, il tema &eg…

“Povero articolo 9, sei arrivato nel momento sbagliato. E nel posto sbagliato”. Così Giuliano Amato, ex presidente della Consulta, a un anno dalla riforma che ha introdotto per la prima volta nella Carta Costituzionale la tutela dell’ambiente e della biodiversità (l’articolo 9, appunto). L’occasione per parlarne è il convegno su ambiente e democrazia promosso dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. “L’articolo 9 riformato, con il richiamo esplicito ‘all’interesse delle future generazioni’, ci mette in guardia: badate, la tutela dell’ambiente potrà richiedere grandi sacrifici, ma sarebbe sbagliato e anche illegittimo non affrontarli perché faremmo un danno enorme a chi verrà dopo di noi. Siamo stati all’altezza di quell’impegno? A me non pare”.

Esaurita l’emergenza estiva, con il caldo torrido e lo scioglimento dei ghiacciai, il tema è uscito dalle agende della politica.    

“E’ bastato un po’ di fresco, potremmo dire. Ma il tema è troppo serio per scherzarci sopra. Dobbiamo invece riflettere sul fatto che, di fronte a decisioni dell’Unione Europea che interpretano lo spirito della riforma della Costituzione italiana guardando soprattutto al futuro, il nostro ceto politico è percorso in modo trasversale da ostilità e resistenza”.

Si riferisce alle automobili elettriche? 

“Il Parlamento Europeo ha votato di recente la decisione di mettere fine entro il 2035 alla produzione di automobili con motori a combustione interna. Francamente non mi pare un lasso di tempo così ridotto, anche perché di questo adeguamento si parla da tempo. E devo anche aggiungere che il voto di Bruxelles è arrivato alla fine di una complessa procedura a cui i nostri rappresentanti avevano partecipato. Ora la difesa dell’industria automobilistica tradizionale sembra prevalere sulle ragioni del cambiamento climatico”.

Tutti gli esponenti di destra oggi al governo hanno espresso voto contrario alla decisione europea.

“A dire il vero, vedo resistenza anche tra intellettuali progressisti. Certo, non sottovaluto il problema di migliaia e migliaia di posti di lavoro che rischiano di essere bruciati, ma bisogna trovare una soluzione. In dodici anni abbiamo il tempo per farlo, studiando la ricollocazione di questo personale. Abbiamo dato bonus a destra e a manca, non riusciamo a trovarli per facilitare l’ingresso in un nuovo sistema? E se riteniamo che altre tecnologie oltre all’elettrico possano emergere, davvero pensiamo che ci sarà negato il tempo per metterle in opera? L’ultima cosa che dobbiamo fare è metterci di traverso rispetto a scelte che riguardano le generazioni future”.

Anche la direttiva europea sulla ristrutturazione ecologica del patrimonio edilizio è stata bocciata da forze politiche che oggi ci governano.

“La casa green non ha suscitato nel paese grande entusiasmo. Ho l’impressione che la nostra malattia sia il presentismo, una patologia che non nasce oggi. Poi sento dire: dobbiamo fare le cose gradualmente. Ma certo, giustissimo, a una condizione però: che “gradualmente” non significhi “mai”, perché allora vuol dire che si sta barando.  Per questo dico: povero articolo 9, sei arrivato nel momento sbagliato e nel posto sbagliato, perché qui nessuno ti prende sul serio”.

Torniamo un momento sulla riforma di questo articolo. Per la prima volta entra nella Costituzione la tutela dell’ambiente, degli ecosistemi, della biodiversità.

“L’ambiente era tutelato anche prima, anche se esplicitamene menzionato solo nel 2001 come competenza dello Stato e non come valore fondante. E tuttavia come valore fondante esisteva già in quello stesso articolo, identificato soprattutto con il paesaggio, quindi con l’equilibrio perfetto tra natura e opera dell’uomo: quindi ambiente nell’accezione soprattutto del “bello”. E poi era già presente la nozione di ambiente salubre, in collegamento con l’articolo 32, ma a solo beneficio di chi vive in prossimità di acque o territori inquinati”.

Quindi l’articolo 9 ha introdotto un altro significato di ambiente?

“Rappresenta un salto di qualità sia rispetto al precedente articolo 9 – ambiente=bellezza – sia rispetto all’articolo 32 che tutela la salute dei cittadini.  Per la prima volta, l’articolo 9 riformato tutela l’ambiente come bene dell’umanità, nell’accezione definita dal protocollo internazionale di Kyoto: è l’aria che respiriamo, un insieme di equilibri da cui dipende la sopravvivenza della specie, ossia una priorità del genere umano. Parliamo di questo”.

E per la prima volta viene introdotta la formula “nell’interesse delle future generazioni”. Ma non è pleonastico? Lei una volta ha obiettato: tutte le carte costituzionali sono scritte nell’interesse di chi verrà più tardi.

“Sì, la Carta costituzionale entrata in vigore il primo gennaio di settantacinque anni non valeva solo per i cittadini del 1948, ma anche per noi che siamo le generazioni future. Ma quel richiamo esplicito vale per sottolineare la sfida: guardate che dobbiamo lasciare a chi verrà dopo di noi un ambiente vivibile. E’ l’equivalente di una sentenza del tribunale costituzionale tedesco il quale ha dichiarato illegittima una legge che fissava una percentuale di emissioni inquinanti più bassa nel presente e più  alta nel futuro. Eh no: il sacrifico maggiore, in nome delle generazioni future, lo devono fare le generazioni presenti”.

Un rovesciamento culturale: non più i figli in debito coi padri, ma i padri in debito con i figli.

 “Ma siamo all’altezza di quello che abbiamo scritto e voluto? E’ questo il punto. La sensazione che diamo a figli e nipoti è di non garantire una tutela sufficiente dei loro interessi”.

Alle ultime elezioni politiche il tasso più alto di astensionismo è stato nella fascia di età tra 18 e 34 anni.

“E’ un dato drammatico in un paese dove otto appelli elettorali su dieci si chiudono con la richiesta di  voto ai  giovani. Significa che non c’è comunicazione. E lo capisco bene. I ragazzi sono ambientalisti non per scelta ideologica, ma perché è un tema che li riguarda direttamente, coinvolge le loro vite e la stessa sopravvivenza. E la politica cosa fa? Ne parla attraverso stilemi standardizzati che ovviamente sono pertinenti, ma privi di quegli accenti di passione che mette sul trasferimento dei crediti del superbonus o sulla rottamazione delle cartelle esattoriali. E poi c’è quello slogan martellante: lavoriamo per le famiglie e per le imprese. Evidentemente si lavora per padri e madri, ma non per i figli”.

Non dipende dl fatto che siamo un paese di vecchi  – il più vecchio d’Europa – che ha smesso di fare figli?

"Io dubito che sia già questo. E’ vero che “un progetto anziani” sia capace di raccogliere più consensi di un “progetto giovani”, ma ne abbiamo ancora a sufficienza di trentenni e quarantenni, anche in Parlamento. E’ proprio l’agenda politica che non riesce a sintonizzarsi sulle ragioni dei giovani. Lo sforzo del ceto politico dovrebbe essere non quello di twittare o inseguire i ragazzi su Tik Tok con effetti patetici, ma di coinvolgerli nelle procedure e nei riti delle istituzioni. La democrazia è questa”.

 Quello ambientale è un tema che potrebbe avere una notevole forza di attrazione e aggregazione.

 “Per questo ho l’abitudine di indicare Greta come esponente di punta di un martellamento oggi necessario. Ma noi viviamo in un paese in cui Greta è schernita, caricaturizzata e qualche volta oltraggiata nei titoli sprezzanti di alcuni quotidiani. A me pare molto più interessante di una classe politica totalmente disinteressata a ciò che accadrà tra vent’anni”.

 Il partito ambientalista da noi resta minoritario, mentre altrove in Europa raccoglie larghi consensi.

 “Qualcuno potrebbe trarne la considerazione che la politica in Italia tingendosi di verde non guadagni nulla e questo la trattiene dall’impegnarsi di più: vedete i verdi? A costo di risultare indelicato, temo che il piccolo gruppo ambientalista non riesca ad essere sufficientemente attrattivo. E questo colpisce in una fase di relativa flessibilizzazione dei confini tra le forze politiche. In Germania i Verdi hanno ereditato buona parte dei voti socialdemocratici e anche voti liberali. Così è accaduto anche in altre realtà, ma non in Italia e nemmeno in Francia”. 

Che ne pensa della proposta di Stefano Mancuso di pubblicare sui quotidiani, insieme alla Borsa e al Meteo, anche i dati sulla quantità di anidride carbonica nell’atmosfera?

 “In molti guardiamo le previsioni meteorologiche, ignorando le schifezze che ogni giorno entrano nei polmoni. Sarebbe un buon modo per richiamare l’attenzione su questioni essenziali per la sopravvivenza, che dissennatamente continuiamo a ignorare”.  

Si tiene mercoledì 22 febbraio alle 10 alla Biblioteca Casanatense di Roma il convegno della Associazione Italiana per lo Sviluppo Sostenibile su “Costituzione, ambiente e future generazioni: un anno dopo a che punto siamo?” a cui partecipa Giuliano Amato. Amato presenterà giovedì 23 alle 17.30 alla Treccani “Diritti dell’uomo” di Louis Henkin